Guardiani, giochiamo a fare la guerra ?


1988. Spazio, ultima frontiera. C’era un futuro allora ed era altrove, in mondi lontanissimi, mica dietro quel muro grigio ed imbrattato di graffiti che sarebbe venuto giù di lì a poco. Non era questione di guardare il dito o le lune, erano sogni ad occhi aperti, le cuffie nelle orecchie e i nastri a scorrere sulle testine. Nema problema, né esistere, nemmeno salvare il mondo, chè salvare il mondo, lo sapevamo, non era una cosa seria, era una cosa per Guardiani della Galassia.

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Il film è un’opera intrinsecamente archeologica, recupera e reperta un certo epos, una precisa affabulazione ingenua e maramalda che sembrava perduta nelle nebbie di fine millennio e tra i detriti dell’11 settembre. E’ quello che serviva, basta con queste legioni di supereroi umani troppo umani, basta con conflitti superegotici interiori da lettino dell’analista, basta con scrupoli e rimorsi da grandi poteri e grandi responsabilità, via con un bel viaggio sulle ali del mondo, nell’astronave di un predone spaziale, verso scontri e incontri con variopinte creature multiformi, tra missioni da compiere e amicizie da trovare.

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Si va a zonzo tra i mondi con Star-lords, bandito gigione più di Ian Solo, che trova il Sacro Graal  rovistando vestigia di civiltà passate (appunto), in una scena semanticamente simile al flashback olografico degli Ingegneri in Prometheus. Lì era Ridley Scott a resettare e riavviare il sistema Sci-Fi, qui è James Gunn, per i più un carneade, per noi il disturbato satirico autore del distopico Super, per contrappasso assoldato dalla Marvel e assunto agli onori del box office da record.

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Gunn lavora, benissimo, su un materiale quasi nuovo, non teme il confronto con trasposizioni filmiche precedenti, e con sufficiente libertà creativa costruisce 5 personaggi di chiaro e definito spessore in felice interazione reciproca. Mica facile, parlare di scontri interstellari tra uomini e procioni, mica da tutti prendere un Barbalbero da Tolkien e farne una via di mezzo tra un Chewbecca vegetale ed il deus ex machina dell’intera storia. L’obiettivo di Gunn, oltre che ricucire il buco nero della nostra memoria, è incapsulare Star Wars in un’altra dimensione culturale, sicuramente meno new age e più nichilista, comunque enciclopedica compulsiva, e disseminare ovunque riferimenti ai più grandi classici della lotta del Male contro il Bene. Questo serviva, più di ieri meno di domani, spiegare ai bimbi, e ai ragazzi, e a noi stessi che il conflitto non è tra cattivi che vincono e cattivi che perdono, il conflitto è tra i buoni ed i cattivi, e se tutti insieme ci prenderemo per mano e faremo un bel ballo di gruppo postremo sconfiggere anche Ronan il Barbaro, brutto e puzzone come il Kurgan di Highlander. La lotta è senza quartiere, ma poi finirà, con la vittoria e il trionfo per l’umanità.

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