Shampoo Sion Sono funziona. Contro il J-Horror, regolarmente


 

Qualche mese fa, se non ricordo male a Pordenone, una ragazza è morta in auto a causa dei suoi lunghi capelli, che le si sono impigliati nel volante. Se un incidente così tragico fosse successo in Giappone, sarebbe stato da molti attribuito alla collera di qualche fantasma vendicativo, tornato nel mondo dei vivi per placare la sua rabbia e trovare la pace, senza necessariamente accanirsi sul responsabile, ma piuttosto alla “ndo cojo cojo”. Nel kabuki, la maggior parte delle rappresentazioni sceniche di questi spettri sono spesso donne, con i capelli lunghi e neri. E che continuano a crescere dopo la morte. Al cinema è una figura che abbiamo visto spesso nell’ormai inflazionatissimo J-Horror, con il volto bianchissimo quasi del tutto nascosto da chiome esagerate.

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Il suono delle forbici che tagliano ciocche di capelli è insopportabile, lo senti sulla pelle, è praticamente identico al suono che le forbici producono quando tagliano punti di sutura, secco, tremendo. E’ un suono che mi ha dato i brividi. Poi le ciocche tagliate hanno cominciato a stillare sangue, come organi amputati. Milioni di organi amputati, una strage che chiama vendetta.

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E la vendetta è furiosa, inarrestabile, tanto che i capelli scaturiscono da ogni pertugio, lunghe ciocche nere si incuneano sotto le unghie delle mani, si fanno strada sotto le palpebre, fuoriescono da ferite narici bocca. Fluiscono all’esterno e saturano gli ambienti, celano corpi, strangolano gole. Uccidono.

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L’orribile minaccia incombe su un gruppo di giovani aspiranti parrucchiere ed estetiste, tra le quali spicca Yuko, un volto che conosciamo ed amiamo, il volto di Chiaki Kuriyama, la splendida e letale lolita-killer di Kill Bill, oltre che, ancora sedicenne, bellissima – e velocissima – coprotagonista in Battle Royale.

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Il tramite umano tra la portatrice insana dell’oceano di capelli e le ignare vittime è Yamazaki (Ren Osugi, altro volto familiare, spesso presente nei film di Takashi Miike e Takeshi Kitano), che lavora all’obitorio e nasconde il suo feticismo malato per i capelli. Superficialmente assimilabile all’ondata mainstream del J-Horror, del quale ha molte caratteristiche riconoscibili, questo è comunque un film di Sion Sono a tutti gli effetti. Tremendo e pauroso lo è, in special modo nei reiterati flashbacks degli ultimi minuti di vita della donna che diventerà spettro: vittima del traffico clandestino di organi, la vediamo contorcersi dal dolore, torturata a morte.

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Yuko ha una sorellastra, una troietta demente che vive tra feste e karaoke vari, e che tra una festa e un karaoke maltratta e picchia Mami, la sua figlioletta di otto anni.  Mami è una bimba dolce e complessata, teme ogni mano adulta che le si avvicina, è il personaggio più tenero e commovente di questi ultimi anni al cinema. Sono torna a sbatterci in faccia famiglie disfunzionali e devastate, grazie alle interpretazioni di tutte le attrici (ma come fa a ricavarne sempre il massimo?), ed alla fine è la trama horror a diventare subplot, un subplot dai toni trash e grotteschi, anche se a tratti spaventosi.

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Ancora una volta ci inchiniamo davanti all’opera di Sion Sono, che merita applausi ancora più sentiti sia per la collocazione apparentemente mainstream/horror, che per la doppia natura spiazzante e più disturbante che mai di questo film.

Exte: Hair Extensions

Sion Sono

2007

 

 

 

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