Interstellar. Space is the place


Geometrie Riemanniane, tensori metrici, distorsioni gravitazionali, dilatazioni spazio-temporali… e poi, l’equivalenza tra forza gravitazionale e forza d’inerzia che si fa carne, si fa cinema, si fa bit, si fa informazione, si fa anima, è l’anima mundi di Jung, è l’immensa onda anomala che in un immaginario onirico travolge la mente che, superando il materialismo, dischiude i nuovi orizzonti, un’onda che ci fluidifica trasmutandoci in esseri penta-dimensionali e ci fa rinascere come nuova specie, che sopravvive e si evolve, ma in realtà non è altro che la proiezione del mistero assoluto, eterno, ma vitale, che si perpetua fin dalla notte dei tempi, come un famelico divoratore di bit, di informazione, di esperienza, di consapevolezza: se Dio esiste è eterno, ma non immutabile, egli è come un bambino che apprende, cresce e poi muore, sempre!

fisico1

E lo fa in una ciclicità temporale, di nascita, vita, morte, evoluzione, involuzione e rivoluzione, che rivoluziona, nel tempo non più lineare e unidirezionale, ma quanto meno ciclico, addirittura bidimensionale: avanti, dietro, sopra e sotto come le dimensioni spaziali, come la libreria dell’Ingegner Cooper in una combinazione non lineare di spazio-tempo. Un tempo che è spazio, materia, energia: tutto e nulla al con-TEMPO, un dualismo che si fa dualità, non più dicotomia onda-corpuscolo, luce-materia, male-bene, uomo-donna, ma uno zero che è ‘uno più meno uno’, la cui somma dà tre, ovvero, mi accorgo di esistere solo se mi guardo in uno specchio e osservandomi mi riconosco: le due parti diventano una, ma sono tre, dove il terzo incomodo è l’energia che lega indissolubilmente le due parti.

fisico2

Questo è Interstellar, ironicamente il film più lineare e deterministico di Nolan, è un film che ha la stessa potenza di una Master Equation differenziale alle derivate parziali con soluzione analitica, è la soluzione dell’equazione di Dio che ha fatto ammattire un certo Einstein il quale, prima di morire, ritornò sui suoi passi di gioventù quasi a scusarsi: l’etere luminifero esiste e lotta insieme a noi, chiamatelo spazio-tempo, chiamatelo etere, chiamatelo come vi pare! Lui ci aveva avvisato, ma ce lo disse pure l’Ingegner Todeschini (ahhh eresia! Sarò bruciato vivo per questo!) che da presupposti cartesiani, ci raccontava di un etere centro-mosso, sottile e quasi immateriale, il fluido vitale che con i suoi vortici animati dalla psiche, crea la materia (compresa quella oscura, ci mancherebbe) dalle spirali galattiche, allo scarico del lavandino, passando per le punizioni di Maradona.

fisico3

Un effetto Magnus universale che sorretto dell’equazione spirale aurea, governa l’esistenza, la quale nulla sarebbe e nulla è, ma che dal nulla crea particelle virtuali che si moltiplicano, che entrano ed escono dai buchi neri – gli hard disk primordiali e sedi della coscienza e naturalmente, centri dei vortici d’etere – si addensano e, con buona pace di Heisenberg, materializzano la coscienza che si accorge di esistere e che vuole crescere ed evolversi, è la coscienza che materializza quark, leptoni, fotoni, gluoni, gravitoni, atomi, molecole, galassie, stelle, pianeti, organismi unicellulari, uomini, esseri penta-dimensionali, enne-dimensionali, infinito-dimensionali (più si sale nell’ordine dimensionale e più la materia si assottiglia), il tutto in una incessante danza cosmica, ciclicamente determinata e spiraleggiante che ci vede come miseri componenti elettronici di memoria funzionali alla evoluzione di una entità composita, e quindi non individui a sé stanti, ma cellule di un organismo vivente ed evolvente, che muta nelle ere e che espelle chi non si adatta e chi non è più utile all’aumento di consapevolezza (nell’universo aumenta l’entropia che è informazione e non disordine); così, prepotentemente comprendiamo che la materia creata è lo specchio dell’anima collettiva, necessaria per l’auto-osservazione del sé inteso come moltitudine nello spazio e nel tempo; e qui risuonano gli archetipi junghiani con l’inconscio collettivo unica realtà vera, esistente, mutabile, ma non misurabile.

fisico4

La psiche collettiva non-localizzata (non ha luogo perché esiste fuori dallo spazio e dal tempo) come motore di tutto, interfacciata da un apparato biologico sensato e senziente, ammasso di cellule ed elettricità che si affaccia sull’universo tridimensionale e materiale, misurabile e quantificabile ma che probabilmente è una simulazione mentale, una Matrix, un’immagine speculare olografica implementata da una macchina psico-bio-fisica (anima-mente-corpo) in cui il software, l’intelligenza pulsante, è proprio la psiche, o meglio la Psyké, cioè l’anima, il respiro, il soffio vitale immateriale e impercettibile ma più consistente di qualsiasi altra cosa, proprio come qualsiasi cosa che non è misurabile, quantificabile, numerabile, comparabile, circoscrivibile ma che sappiamo esistere, perché la sentiamo, come ad esempio l’amore, o forse, ciò che noi ci ostiniamo a chiamare amore.

fisico6

(Questo post è il risultato dei rischi che si corrono ad andare al cinema con un amico fisico, che ringraziamo per il suo intervento)

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...