Interstellar. Do not go gentle into that good night.


Ancora e sempre una famiglia ad assetto variabile. Perdita, privazione. Speranza, forse. Un padre solo e dei figli, come in Inception, come in Spielberg’s War of Worlds. E’ fantascienza intimista, eppure non è un Paese per le famiglie tradizionali, almeno in senso cristiano. Di cristiano c’è il linguaggio ma demistificato, Interstellar è un film ritornato alla terra. Terra come base punto di partenza punto di vista, perché il grande urlo di Nolan è di guardare in alto. Ancor più su guardare, quando la Piaga esce dalla Bibbia e si fa mostro che mangia i raccolti, quando la sabbia infesta gli occhi e li costringe a chiudersi, la sabbia è il tempo che passa, è la polvere. Polvere era, polvere ritornerà e questo è rivoltante e questo fa urlare, come Dylan Thomas nei suoi versi ripetutti allo spasimo, mantra del viaggio spaziale. C’è vita sulla Terra, certo, non siamo soli, certo, lo siamo dentro la visione che guardiamo. Il tempo a disposizione è poco, lo spazio è sconfinato, ma resta terreno, fatto di materia tangibile e nota, la gravità è la prova.

1

Un pianeta d’acque, un pianeta di ghiaccio, un pianeta di roccia. La missione che li scoprì si chiamava Lazarus, che non è fiducia nei miracoli, è un invito a combattere la morte. Cooper parte decide di partire vuole partire, si racconta che è per un bene superiore, è solo il suo bene, lui vuole partire e non può aspettare. Lascia i suoi figli, lo fa scientemente. Il rimorso, la colpa è una ragione di vita. Anche il rancore, oh sì, la rabbia bruciante. Sono sentimenti, come l’amore, fortissimi eppure in divenire, per natura destinati a mutare e ad estinguersi. Perché c’è il tempo, quello non si può cambiare, lo spazio sì, si accorcia e dilata, il tempo non cambia verso invece. Si può solo trasformare, il rancore, il rimorso, la colpa, in speranza, nemmeno questa religiosa, speranza che non è  fede, è curiosità del futuro, conoscenza, contatto.

2

Il contatto, padre degli incontri ravvicinati di ogni tipo, qui è tra esseri umani vivi morti e morenti: il cosmo nolaniano pare desolatamente antropocentrico, nessun’altra forma di vita al di fuori di Prometeo. E’solo parvenza, perché c’è un Immanenza, loro sono immanenti, loro sono i creatori dei wormhole, degli inganni spazio-temporali. Nemmeno innanzi a Loro va abbassato lo sguardo, occorre conoscerli, esploderli, per arrivare un’ultimativa epifania laica, un oltretomba avantomba in cui l’universo è, quello che Cooper vede. Fuori dal tempo, questo sì, dentro uno spazio posseduto plasmato purificato. Al principio era un padre solo e dei figli, alla fine resta, un padre che per sempre guarda una figlia pur da lei non guardato. Nulla si crea, la conoscenza si trasmette, con il contatto. Perché tutto è, la vita la morte lo spazio il tempo la gravita l’amore: tutto è, basta volerlo, e guardarlo.

3

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on that sad height,
Curse, bless, me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

(Dylan Thomas)

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2 pensieri su “Interstellar. Do not go gentle into that good night.

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