Young Ones, derivante da Paul Thomas Anderson


Frontiera ultima. Come estrema, oltre la quale il nulla. Come definitiva, senza la quale la fine. Luogo geografico politico. Punto di arrivo da occupare, punto di partenza da superare, punto di vista. Si tratta di spazio, tra quattro pareti o ignoto profondo, si tratta di tempo, finito o prossimo venturo. Il cinema guarda fisso alla frontiera, la vede chiara attraente come un miraggio, oppure cupa spaventosa come un abisso. Se alza gli occhi allo zenit è il cielo, se li abbassa al nadir è la terra. Ora Young Ones, di Jake Paltrow, e terra sia.

young ones 2

La storia incomincia domani qui, a sud del west, da qualche parte della California senza Dio.

Non piove da sempre, alcuna gente va via, l’acqua è una risorsa scarsa in mano a briganti e a multinazionali. tutto è arido e sabbioso. Non sterile forse, perché alcuni, pronipoti di pionieri ma ora nativi quindi indigeni, restano nei loro propri container case mobili, e sopravvivono e cercano l’acqua per coltivare senza aspettare. Sono una comunità dove c’è una famiglia monoparentale occupante una terra un tempo non sua: un grande padre – Michael Shannon, attore grane – con figlio adorante saggio (Kodi Smit-McPhee) e figlia indomita arrabbiata (Elle Fanning), invaghita di un ribelle senza causa centauro motorizzato. Il padre pare guida spirituale materiale della comunità, in una vita passata invece storpiò la moglie per alcool, riducendola a groviglio di cavi in lotta contro l’immoto. Diventato astemio altruista ora, collide con l’egotismo del ribelle che reclama quella sua terra per diritto di nascita, e lo scontro è certo, fecondo di eventi sfortunati e fortunati, che cambiano la vita e le persone e la terra anche. Questa terra, non altre, perché da qui non si va via.

Elle-young ones

Il regista, lo abbiamo detto, è Jake Paltrow, fratello di Gwyneth che lo sostiene assieme a Chris Martin ad esempio, assieme a Wes Anderson ad esempio, Spielberg lo produce. Poco rileva, importa invece che Jake sia stato assistente di regia di PTA, Paul Thomas Anderson, per Sidney, e da costui o con costui abbia sviluppato il modo di guardare e raccontare la sua gente, spinta a versare sangue dalla necessità del tradimento. Young Ones infatti procede su sentieri selvaggi per accumulo di tradimenti successivi, nessuno essendo senza peccato ma tutti ugualmente capaci di scagliare la prima pietra: il padre, il ribelle, il figlio, la figlia, i mercanti d’acqua, i venditori di bambini, i ciarlatani.

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L’America è raccontata: un Paese fondato sulla Bibbia, quindi sulla colpa, e sul possesso, perché la terra è propria privata appartenente a loro, è fino a dove guardano, la frontiera, per avere la terra Abramo uccide Isacco, Abele uccide Caino, Jezabel diventa mamma. In mezzo a essa sopra essa transitano simulacri nuovi eppure vecchissimi, piccioni colorati tinti a mano, droni, acquedotti, e asini meccanici, splendidi molleggiati asini meccanici, unici innocenti in quanto non umani e perciò tanto manipolati e tanto odiati. A loro, che guardano con occhi bionici incapaci di giudicare e conservano dati e archiviano visioni, a loro è affidato l’onere grave della memoria, la traccia delebile di quanto empiamente andò fatto perchè l’acqua tornasse a scorrere, la terra a dare frutti.

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Un film visivo, assoluto, fantascientifico, rivoluzionario come di John Ford, premiato per la sceneggiatura a Sitges, che è Festival ma pure città di fontiuera di libertà.

Pray for rain.

Pray for rain.

Young Ones

Jake Paltrow 

2014

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