Piedone l’Americano


Crediamo a tutto, frizzanti di giovanile stupore e inebriati da innocenti tremori. Vedere per credere, ma anche sentire per credere, che è come quando eravamo bambini ed eravamo ciechi di parole scritte, ciechi come Omero. Venite qui con noi, al calduccio sotto la copertina, chiudete gli occhi ed aprite le orecchie, abbiamo da raccontarvi una storia tutta americana, di quelle che non sapete, di quelle che vi faranno ridere dalla paura. C’era una volta, nei boschi dell’America del Nord, una strana creatura altissima pelosa e con dei grandi piedoni.

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Piedone si chiamava per noi autarchici Italiani, Bigfoot per gli Americhi. Prima si era chiamato Sasquatch, che significa uomo selvatico delle foreste, tra i nativi Salish della Columbia britannica. Oh mamma, Oh-mah-ha si era chiamato pure tra le tribù della California del nord. In lungo e in largo, from coast to coast, la tradizione orale raccontava di avvistamenti, intere colonie di Piedoni o eremitici individui più o meno minacciosi transeunti, nel fitto dei grandi boschi di conifera misteriosa come l’Amazzonia come la giungla nera. E dicerie su furti di bestiame, e ritrovamenti di orme d’alluce da ciclope. Racconti popolari che diventarono questione di Stato nel 1893, quando Theodore Roosevelt futuro monolite sul Rushmore futuro presidente massone repubblicano aristocratico scrisse un articolo, descrisse il racconto fattogli da un cacciatore che aveva incontrato Big Foot nell’Idaho. Da leggenda a sentito dire, da sentito dire a Storia, quindi esibito patrimonio culturale di una nazione bambocciona, ma le orecchie e le penne non bastavano, ci volevano gli occhi, e così, qualche anno dopo il famigerato “As John Fitzgerald Lies Dying” by Abraham Zapruder, spuntò un autentico filmato di tali Patterson e Gimlin, che riprendeva Piedone nella tranquillità di una sua bucolica promenade. Il filmato è questo:

Più che una creatura enorme e selvatica, sembra John Goodman che torna a casa dopo una festa etilica a tema scimmiesco, eppure la dottrina propende per la sua autenticità, in virtù del dogma dell’infallibilità sacrale del fotogramma, tanto totemico che la successiva filmografia di fantasia ha girato al largo, con pochi dimenticabili tentativi di fare di Piedone l’ennesimo creepy monster da popcorn movie, sul quale tema potrete leggere più approfonditamente in questo blog amico.

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Solo nel 2013  Bobcat Goldthwait, il regista ammirabile dal nome improbabile, ha deciso di mettere su pellicola le sue personali riflessioni sul tema, ed ecco Willow Creek, mockumentary sulla ricerca di Bigfoot nei luoghi sorgente di quel primigenio filmato. Bobcat però è uno che si distingue dal luogo comune, intende sempre sfruculiare nel ventre molle dell’America perciò prende una camera a mano e si mette a riprendere non Piedone, ma coloro che ne parlano – montanari redneck hillbillies sono intervistati ignari di partecipare ad un’opera di finzione, e dicono la loro sulla creaturona -, oppure coloro che lo cercano, i protagonisti del film: lui e lei, forse promessi sposi, di sicuro agiati perbenisti e colpevolmente noiosi.

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Giudeoprotestantanglosassoni costoro, autoriprendentisi nellla claustrofobia di una tenda da campo come per un lungo interminabile selfie dinamico. I due riempiono lo schermo con le emozioni che possono, quelle che quelli come loro sanno provare sentendo rumori sconosciuti dal buio del bosco fuori, quindi scetticismo, terrore, speranza, terrore, colpa, terrore.  La profondità dell’angoscia, come l’anelito della ricerca, ci resta però del tutto aliena, in quanto palesemente afflitta da vacuità. Se poi finiscano per trovarlo, se poi esista davvero sto imboscato di Piedone, e che intenzioni abbia, non rileva, anzi nel film sì, ma brutalmente non ve lo dirò.

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Ciò che rileva è che il gigantesco Chewbecca silvicolo diventa capro espiatorio per un’opera teorica che vorrebbe riflettere sui limiti della visione, sull’importanza del fuoricampo in quanto mitopoietico e ad alto coefficiente di credulità perturbante, finisce invece nei luoghi infidi della farraggine, limitato dalla velleità di chi non sa bene cosa e come raccontare. Alla fine delle riprese, gli abitanti dei paraggi di Willow Creek, infastiditi dalla spocchia di Bobcat, lo hanno atteso fuori dalla roulotte e lo hanno riempito di bei calcioni con grossi scarponi a forma di piedone, procurandogli la frattura dell’osso sacrale.

6

Ci avete creduto?

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