Predestination. A spasso nel tempo con Ethan Hawke.


E’ tutta una questione di tempo, anche lo spazio. Interstellar lo ha urlato forte e chiaro, si tratta sempre dell’uomo e della memoria, che è una possibilità di comunicare attraverso una certa visione del passato. Personalmente sono un seguace di Roberta Sparrow e della sua Filosofia dei Viaggi del Tempo, credo cioè che il tema necessiti di un approccio concettuale e non scientifico.

roberta sparrow

Come me lo credono in tanti: Richard Kelly certo (Donnie Darko), poi ancora, così a caso, Alain Resnais (Je t’Aime Je t’Aime), Kristina Buozyte (Invisible Waves), Nacho Vigalondo (Los Cronocrimenes). A ben ricordare, Robert Zemeckis è lo sciamano del tempo (Ritorno al Futuro), e medesimamente sciamani volevano essere i fratelli Lana e Andy Wachowski con Cloud Atlas, in cui il combinato disposto del caso e del tempo generava relazioni critiche attorno alla insostenibile tediosa ammorbante maschera di Tom Hanks. Altri contributi alla causa sono venuti da Ridley Scott (Prometheus), Duncan Jones (Source Code), Rian Johnson (Looper), prima che Doug Liman (The Edge of Tomorrow) la buttasse in caciara. È la suggestione, non il rigore della metodologia che unisce questi autori, grazie a loro si scopre che niente è più i(o)ntroiettato di un viaggio del tempo.

sarah snook

QUANDO LEI ERA LEI

Ci sono arrivati anche Michael e Peter Spierig, tedeschi di nascita australiani di formazione e produzione, che si sono messi a ragionare peripateticamente su un racconto di paradossi temporali (All You Zombies di Robert A. Heinlein) ed hanno girato l’ennesima storia di scelte possibilità e destino. No, non Matrix Remake, ma Predestination, appunto, che arriverà forse in futuro in Italia, noi invece l’abbiamo già visto perché anche noi lo siamo, viaggiatori del tempo. Interpreta Ethan Hawke, gran sacerdote del dio Linklater nel culto della clessidra (Before Sunrise Sunset Midnight e Boyhood). Ethan, vampiro charmant extracool per gli Spierig in Daybreakers (eh?), qui è un cronoagente speciale alla maniera dei guardiani del destino (Adjustment Bureau di George Nolfi), intento a prevenire una strage unabomberdinamitarda contro l’inerme popolazione della città di New York. Siamo nei dintorni della Precrimine (Minority Report) ma le bombe sono quisquile, interessa seguire i flussi e le traiettorie di una vita umana, negli incontri determinanti i mutamenti che la rendono unica, forse non ripetibile o riavviabile.

ethan hawke

Ethan è sulle tracce di un freak uomo prodigio, che prima era donna ma conteneva organi sessuali pienamente sviluppati d’ambo i sessi, cosicchè la transmutazione a gravidanza ultimata fosse sollecitata e agevolata dalla natura benigna, e la progenie, in un universo presumibilmente tangente, fosse un probabile caso di autofecondazione. Da una lunga preteroccasionale chiacchiarata al bar (lunga metà film) apprendiamo che costei fu femmina difficile sola abbandonata e sognatrice, divenendo poi maschio triste solo eremitico e cinico, senza sentimenti ma con l’obiettivo di punire chi lo ferì quando era una lei, cioè, forse, di punire se stesso.

QUANO LEI ERA LUI

QUANDO LEI ERA LUI

Armati di una anacronistica custodia da violino, i due fanno su e giù nel tempo, girano attorno alle loro vite con uno solo scopo, che, se ho ben afferrato lungo tutte le circomvoluzioni della sceneggiatura, sarebbe quello di rideterminare certi se stessi del passato, perché lo psicoteorema Spierig stabilisce che una singola persona, ad un dato momento, sia la somma di tante persone quanti sono i momenti già vissuti (ma quanto dura un momento?).  In sostanza, uno si affanna a lottare contro il destino, ma in realtà può solo mettersi su un lettino e cercare di capire, con o senza l’aiuto di uno bravo, quando e come è diventato ciò che è.  Niente di nuovo sotto il sole, la storia si ripete ciclicamente e del resto anche Giambattista Vico era un filosofo dei viaggi del tempo, ma la regia aggiunge qualche citazione dal re H.G. Wells e si prodiga in vezzi steampunk, come l’addestramento delle giovani donne sole per improbabili viaggi spaziali, con casco da realtà virtuale mutuato dai casconi da parrucchiere anni 70 e abbigliamento rigorosamente new optical.

caschi

Questo, insieme alle premesse dichiarate di girare uno sci-fi intimistico come un feuilleton d’altri tempi, salva un film altrimenti non memorabile, con un twist finale telefonato più che teletrasportato. Resta la sensazione di vaga inutilità, resta la nostra irritazione.

Perché noi, a differenza di sti crucchi simil australiani, non abbiamo tempo da perdere.

 

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2 pensieri su “Predestination. A spasso nel tempo con Ethan Hawke.

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