Oltre Il Guado, il glocal horror


Un film italiano di qualità è immediatamente riconoscibile, ancora più immediatamente se si tratta di un film di genere, ancora ancora più più immediatamente se si tratta di un film horror. Lo riconosci subito perchè è invisibile. Invisibile in Italia, ovviamente, perchè Oltre Il Guado – Across The River il titolo internazionale – è uscito per esempio in una trentina di sale in Germania. E’ stato ben accolto e premiato nei numerosi festival in giro per il mondo dove è apparso (vincendo al Tohorror Film Fest di Torino e a Ravenna) , e a me a tratti ha fatto gelare il sangue nelle vene. Oltre Il Guado F A   P A U R A.

AcrossTheRiver-locandina

Come spesso accade nei film di Lorenzo Bianchini, il protagonista è costretto alla solitudine dalla sua professione: in Custodes Bestiae un giornalista obbligato a non divulgare i risultati delle sue ricerche, in Occhi il restauratore unico occupante di una villa, e in questo Oltre Il Guado un etologo naturalista isolato nei boschi friulani vicini al confine con la Slovenia. La solitudine è indubbiamente una condizione ottimale per favorire l’emersione delle paure più intime e nascoste, e probabilmente la solitudine dei protagonisti dei film di Bianchini riflette anche le condizioni di lavoro nelle quali opera egli stesso, che ha sostanzialmente autoprodotto tutti i suoi film, anche se per questo  e il precedente Occhi ha potuto usufruire di provvidenziali coproduzioni.

guado borgo

Il naturalista è Marco Contrada (Marco Marchese, sorta di Willem Dafoe friulano, perfetto nel ruolo), giunto nel bosco per studiare il comportamento degli animali che ci vivono. E subito Bianchini mette a segno una trovata singolare e efficacissima, dando un nuovo significato alla V DI POV: Marco piazza infatti una webcam sulla testa di una Volpe, che gli permette di osservare al pc il suo comportamento notturno. Ed ecco che il bosco, coprotagonista indiscusso (e ricco di suggestioni) del film nelle scene diurne, diventa mooolto più inquietante visto attraverso le immagini della microcamera indossata dalla ignara volpe: le sue scorribande notturne portano gli occhi del protagonista a scoprire una sorta di borgo in rovina, agglomerato di diverse case abbandonate sperdute in un angolo remoto del bosco (Topolov, un villaggio sloveno reale e realmente abbandonato, oltre che realmente terrificante), e per raggiungere il posto Marco dovrà attraversare il fiume, che diventa una sorta di confine, oltre il quale il vento, la pioggia, i resti di carcasse dilaniate, i versi degli animali, si caricano progressivamente di terrore, insinuandosi nella testa dell’etologo. E non solo nella sua.

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Sinistro, rarefatto, angosciante, ipnotico. Quasi del tutto privo di parole, ma ricchissimo di suoni e rumori, oltre che di musica perfetta. L’interno delle case abbandonate, le riprese insistite e tremolanti, gli spostamenti di camera lenti e ansiogeni a sottolineare le domande e le nascenti paure di Marco, le tracce e gli indizi, le apparizioni, disegnano una spirale via via più paurosa. Nella prima parte del film si rischia di cedere alla contemplazione e alla staticità che ammorba tanto cinema italiano, ma per una volta prevale invece il senso di minaccia incombente, scandito dall’alternanza di riprese diurne e notturne con quelle  in stile point of view volpesco, stracariche di presagi terribili. Altro che Blair Witch Project!

twins

I minuti passano lentamente, e lentamente ci sorprendiamo calati nella mente del protagonista, mentre l’angoscia diventa paura e le ombre si materializzano: le urla che potevano essere allucinazioni cominciano a materializzarsi in presenze sempre più palpabili e raccapriccianti, e la paura è tanta, ma proprio tanta, nei minuti finali del film si raggiungono livelli paragonabili ai migliori esempi di horror giapponese di questi anni, penso ad esempio a Dark Water. Il radicamento nel territorio conferisce all’opera di Bianchini un valore realistico che accentua l’efficacia e la credibilità di questa ghost story e non ne scalfisce la portata universale, a dispetto della povertà di mezzi a disposizione. Perchè alla fine quello che resta davvero povero è il circuito delle sale cinematografiche di questo paese piccolo piccolo.

 

 Oltre Il Guado

Lorenzo Bianchini

2013

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3 pensieri su “Oltre Il Guado, il glocal horror

  1. L’ ho visto ieri sera e devo dire che è un horror davvero riuscito. La prima parte del film, sinceramente, l’ho trovata rilassante; vedere Marco girare per il bosco a svolgere il suo lavoro ha scatenato, in me, un effetto di calma totale. Calma che viene uccisa appena si entra nel villaggio fantasma. Da qui in poi è micidiale. L’ansia la fa da padrona e pure la paura, in determinate scene, entra in gioco e tiene stretta la gola di chi sta guardando. Per quanto mi riguarda, “Oltre Il Guado” è un grandissimo horror italiano, capace di far paura mostrando poco e di far sentire tanto (i vari suoni, i versi e tutto il resto). Complimenti anche alla colonna sonora, parecchio d’impatto devo dire. Sicuramente il miglior horror del 2014 insieme a “The Babadook”.

    • assolutamente d’accordo, sia su Oltre il guado che sull’immenso The Babadook. Ti consiglio, se non l’hai già visto, Custodies Bestiae, sempre di Bianchini. Un altro horror a costo praticamente zero, ma spaventoso assai. E buon anno!

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