Gone Girl. Magica, magica Amy


Il mito dell’amore vive, si nutre di fantasia, quando t’innamori è tutto bello, anche come ti ossessionano i pensieri. La coppia è questo: una terra promessa, un mondo diverso dove crescere le proprie ossessioni, Kurt Vonnegut in Madre Notte parlava di pianeta per due, con orbita, atmosfera, forze e difese peculiari. Nella coppia c’è il copilota e c’è la guida, passenger e driver al volante di un camion con i freni manomessi. Se poi la relazione nasce e cresce all’ombra della Grande Mela, con gli Stati Uniti come ingombrante sensale, i rischi di schianto sono altissimi ed anche i rischi di capolavoro. Gone Girl, di David Fincher.

Amazing-Amy

Uno dei princìpi era stato Revolutionary Road, Richard Yates attraverso Sam Mendes: i Wheeler coppia paradigma della borghesia senza qualità, lui infido pusillanime, lei frustrata oppressiva, tenuti insieme poi distrutti dalla chimera dell’Europa. Dopo di loro tanto cinema indie, in mezzo ancora Mendes con Away We Go, sulla paura di restare anonimi e sul fallimento del narcisismo come collante relazionale, poi Labor Day di Jason Reitman fu il momento di rottura, la donna che sola sopravvive al matrimonio e non accetta il declino e differisce da quello che gli onanistici vorrebbero, altro da mamma+sgualdrina, altro da Mother I’d Like to Fuck. La Amy di Fincher prima che donna nasce come racconto rosa, una vita di parole e melassa raccontate dai genitori romanzieri, come Amazing Amy è conosciuta in tutti gli States. Amy è Rosamund Pike, ultraterrena nel suo one woman show. Amy non è un tipo, ma un prototipo, come tale può continuamente mutare forma e non sostanza per sopravvivere. Continua quindi a raccontarsi, Amy, anche quando incontra Nick che si crede salvifico (“I’m the guy to save you from all this awesomeness”) perchè la vuole cool, colta spassosa e sempre infoiata, e lei diventa tutto questo.

amy

Non la perfezione in assoluto, ma la perfezione per lui, bolso manzo di provincia, del Missouri che si pronuncia Mizzouri, e lei lo ammalia, lui la impalma in equilibrio instabile, la passione e ancora fiumi di parole a nascondere l’horror vacui dietro amplessi e maschere di zucchero. Arriva la crisi economica, la coppia lascia l’ostile New York e ripara in Mizzouri, svanisce il lavoro, svanisce il desiderio, svanisce anche Amy. Resta Nick rigido come una salma, costretto a mostrare tutto di sé, perché il gioco non è più Amazing Amy ma Amy is Missing, Finding Amy.

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Un copione già scritto e interpretato milioni di volte, l’opinione pubblica che si muove, le veglie con le candele, i volontari con la pettorina, i testimoni e i bene informati, la TV che disseziona la coppia per sfamarsi dei resti di un (presunto) ennesimo amore criminale. E’questo il film vero, il genio Fincher sembrava scavare nell’intimità di un microcosmo invece mette in scena The People Versus Nick Dunne, una successione di duelli Frost/Nixon ad uso dei tribunali popolari, un uomo per il suo squallido desiderare ed esistere messo all’indice (di gradimento).

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Così va questo mondo, così lo ha forgiato Bloody Amy che in questa deriva è la convitata di pietra, il motore immanente, lei è Christof e dirige da remoto il suo Truman Show, ma il sistema è instabile ed i bachi tanti e pericolosi. Nick  – che è Ben Affleck che incredibilmente già fu in Chasing Amy, film del 1997 di Kevin God of Words Smith – spariglia le carte, fa quello che deve in mezzo a tanto raccontare, si mostra nudo letteralmente nudo e rompe quel continuum spazio-temporale, muta non il sé ma il racconto in divenire, con Fincher che diventa titanico nel governare la suspence attraverso la rapresentazione esibita e guardata di ulteriori prototipi, di donne dominanti e di maschi vinti e di generi cinematografici. L’epilogo sarà, uno show tv? Un nuovo inizio? Una nuova fine?

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Impossibile e ingiusto raccontare ancora, tutti voi avete il diritto di perdervi in Gone Girl. È un film perfetto, circolare come una fede nuziale, tagliente come un tradimento, sconvolgente come un bimbo che nasce.

“What are you thinking?”

“How are you feeling?”

“What have we done to each other?”

 

 

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