The Treatment vs. Broken. Belgio batte Corea 1 – 0


 

Quando in un film viene inquadrata una tv accesa, parte il conto alla rovescia di un piacevolissimo quiz: ci sforziamo di riconoscere le immagini in miniatura, in special modo se si tratta di un film nel film, una citazione che di certo ci dice qualcosa sulla natura del film-contenitore, sul suo regista e su quello che pensa. Impossibile non citare gli eccessi di Tarantino, che in Jackie Brown mostra La Belva Col Mitra, Dirty Mary Crazy Larry e Detroit 9000. Se invece nella tv inquadrata scorrono violenze abusi e omicidi avvenuti “realmente” (quanto ci piace la sospensione dell’incredulità!) nell’universo del film, quando ad esempio un poliziotto trova nella casa del sospettato una collezione di videocassette, il gioco diventa orrore. Orrore insostenibile, lo stesso che proveremmo al cospetto di uno snuff. Pensiamo alla reazione di Marty in True Detective, quando guarda la videocassetta rubata al reverendo Tuttle. Noi no, noi guardiamo lui. E sul suo volto, l’orrore dipinto alla perfezione.

broken poster

In Broken vediamo un padre distrutto dalla morte di sua figlia adolescente, violentata e uccisa accidentalmente, stupidamente, da una banda di stupratori seriali, adolescenti anch’essi. Quando Lee Sang Hun (il premiatissimo attore coreano Jung Jae Young) guarda il video nel quale sua figlia soccombe, il suo volto è deformato e accecato dal dolore, tutto il suo corpo è sopraffatto dal tremore furioso, le lacrime si mescolano alla bava, e la disperazione arma le sue mani: con una mazza da baseball uccide di botte il primo, giovanissimo, responsabile. E’ l’inizio della caccia a tutti i membri della banda, che diventa l’unico scopo della sua vita.

treatment poster

Nick Cafmeyer (Geert Van Rampelberg) è invece il detective protagonista di The Treatment, sulle tracce di un pedofilo assassino. Anche Nick posa gli occhi su una videoregistrazione dell’orrore. Anch’egli ne è devastato (il suo fratellino è stato una vittima di un crimine simile quando Nick aveva solo nove anni, rapito da un pedofilo e mai ritrovato), ma il regista Hans Herbots ci infligge il duro compito di guardare le immagini del video con i nostri occhi, agghiaccianti fino all’inverosimilie perchè “reali”.

broken neve

Nell’aureo e inesauribile filone dei revenge-movie coreani, Broken risulta una deviazione dalla formula vincente e di sicuro appeal che abbiamo apprezzato in decine di titoli. Il vendicatore è un uomo distrutto (Broken, appunto) che punisce i ragazzini criminali e se stesso, senza mai neanche sfiorare minimamente una sensazione di catarsi. Il tormento è infinito come le lacrime, come i passi che compie a stento, zoppicando e agonizzando solitario nella neve o vagando nel centro cittadino affollatissimo e pieno di giovani, tutti sorridenti e spensierati, tra i quali si annidano i piccoli mostri cui dà la caccia. E un poliziotto rude nasconde a fatica la comprensione e l’empatia per questo atipico assassino, debole e misero, capace di attendere immobile per ore notizie sulle indagini, seduto fuori la stazione di polizia.

treatment con socia

Livido, appiccicoso e terrificante è invece il mondo di The Treatment, nel quale il detective Nick si immerge incurante del bruciore che le acque torbidissime della vicenda provocano a contatto con le ferite mai rimarginate del suo passato. E’ un film che fa male, e che osa mostrare più di quello che siamo abituati a sopportare: oltre alle immagini delle videocassette, anche la preparazione all’autopsia di un minore vittima del mostro è agghiacciante. Le sofferenze indicibili del protagonista sono rese alla perfezione da Van Rampelberg, che porta sulle spalle quasi da solo il peso dell’intero film. Anche qui è emotivamente riuscita (nonostante quasi mai manifestata) la relazione affettiva tra Nick e una sua collega, anche a causa dell’universo di violenza, malattia mentale e oscurità che li circonda.

broken ombrello

Fino ad un istante prima di sapere della tragedia, il protagonista di Broken vive sepolto dal suo lavoro e il rapporto con sua figlia è ridotto al minimo. Si scambiano sms, più che altro, e quando torna a casa dopo turni di lavoro massacranti, e vorrebbe cenare con sua figlia, lei dorme. Quando la polizia lo chiama ad identificare il corpo martoriato, la sua reazione fa tremare i polsi (a noi): “Io ho molto lavoro da fare, scadenze da rispettare! Mia figlia sta bene, è con i suoi amici, perchè devo perdere tempo per identificare un corpo che non può essere quello di mia figlia? Lei sta bene…”. E poi il baratro, un uomo che era diventato un’ombra viene catapultato nell’orrore della solitudine più furiosa e insopportabile. Tutto il peso di questo iperdramma è inserito nella collaudata struttura del revenge-movie coreano, con regia e messa in scena come di consueto eleganti e solide. Non mancano le fotografie della società coreana, che anche stavolta ne esce a pezzi.

treatment orco

Broken soccombe però, su tutta la linea, al cospetto di The Treatment. La pellicola belga è disturbante come poche, forse come nessun’altra negli ultimi mesi, tanto da sconsigliarne la visione a chiunque abbia avuto, anche indirettamente, esperienze anche vagamente affini alle violenze subite dalle piccole vittime nel film. E nonostante questo, si tratta di un’opera incredibilmente ben riuscita sotto tutti gli aspetti. Il plot semplice che cattura dall’inizio alla fine, le figure abbastanza stereotipate ma tanto ben rese da diventare reali, e un’atmosfera cupa, livida fino all’eccesso, come se fosse opera di un David Fincher estremista. E’ un film che vi resterà appiccicato addosso per diversi giorni, sappiatelo.

Broken

Lee Jeong-ho

2014

 

The Treatment

Hans Herbots

2014

 

 

 

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