Jason Reitman, puntini puntini


La grande illusione è che il triplo doppio vu spalanchi le porte dell’infinito. Troppo ottimistico in effetti, al più serve a migliorare la conoscenza dell’ignoto, rendendo visibili ma non tangibili corpi solidi liquidi gassosi. L’immagine può essere il primo passo verso il soddisfacimento di un bisogno, e l’Internet è questo, un mezzo non di comunicazione, ma di soddisfazione di bisogni. In tale funzione d’uso viene adoperata dal popolo della Rete, che prima d’essere profilato per età o razza o genere è suddiviso in gruppi più o meno omogenei di bisogni, donde le categorie di ricerca. Poi arriva Jason Reitman, uno che guarda l’America e punge parecchio; sposta l’attenzione più avanti, dal www al puntino, e dentro quel puntino ci vede tutto il mondo composto da microscopici pigmenti dinamici, infinitamente piccolo pallido e blu. Il mondo, the pale blue dot.

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La definizione è dell’astronomo umanista Carl Sagan e si riferisce alla Terra come apparve nella celeberrima foto scattata dal Voyager 1, giunto in prossimità delle colonne d’Ercole dell’Universo.

“Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.”

PaleBlueDot

In maniera doverosamente laica: la Terra è un dot, un puntino irrilevante, come i nostri bisogni, quindi tutto è relativo, quindi inutile fare sangue amaro, carpite il diem quam minimi creduli postero e abbracciatevi forte forte, connettetevi stretti gli uni agli altri, perché del doman non v’è certezza. Assunta questa premessa, Reitman regista e sceneggiatore (miseramente orfano di Diablo Cody che aveva scritto i grandissimi Juno e Young Adult) ci porta in viaggio sul suo Voyajer ad osservare le simpatetiche quotidiane vicende di un manipolo di famiglie di americani, bianchi, anglosassoni, protestanti e/o ebrei. Adolescenti infoiati che vivono di pane e wazzup, adolescenti travagliati che sprofondano in giochi di ruolo virtuali, genitori annoiati che usano la rete per trasgredire, genitori ossessionati che controllano via web le vite degli altri. Un viaggio verso la demagogia sembrerebbe, alla maniera dell’atroce Disconnect già oggetto di nostra attenzione, invece è un viaggio sopra (non attraverso) un’umanità dolente, tormentata dalla solita gamma di soliti bassi istinti e buoni sentimenti e perciò all’affannosa ricerca di una soddisfazione che non arriva (quasi) mai.

“Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.”

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Questa umanità è nell’oggi, quindi è una parte di quel popolo della rete, social relazionata e Internet dipendente, ma ciò per Reitman è lapalissiano e fuori dal giudizio etico, sono le persone che determinano l’uso del mezzo e non viceversa, soprattutto Reitman si astiene dal qualunquismo moralista dei piccoli diavoli telepredicatori (la TV è un mezzo passivo non interattivo perciò unidirezionalmente frustrante) e mira al cuore di suoi protagonisti. Mette in scena una commedia umana corale, lui che di solito parla e guarda attraverso un solo protagonista, così moltiplicando le occasioni di cinismo e di ironia, ma anche di profonda empatia. Un film a tesi tremendamente sincero, che mina il neoantropocentrismo dalle fondamenta ed esalta proprio i valori relazionali, la simpatia la solidarietà l’amore, come unici collanti possibili tra i pigmenti umani che compongono il puntino terrestre. L’intento è apprezzabile, peccato che il suo personale Voyajer sappia rendere solo immagini sfocate e bidimensionali di quegli umani, non abbia gli strumenti per renderli nella loro complessità e profondità, cosicchè il viaggio si svolge attraverso categorie di bisogni e categorie di persone non arrivando mai a definire la profondità dei singoli. Forse però ha ragione lui, basta con l’illusione di essere individui, siamo frammenti infinitesimali irrilevanti di un minuscolo corpuscolo pallido e blu. Punto.

“La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. “

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