Questo è il film del Natale 2014.


Questo è il mio ultimo post del 2014, fra poche ore partirò per un lunghissimo viaggio, mi mancherete tutti tantissimo, perciò ho deciso di farvi il più bel regalo di Natale che abbiate mai ricevuto, vi regalo un buon consiglio, dal profondo del cuore. Vi consiglio di essere audaci e propositivi, di andare al cinema soli o ben accompagnati, meglio se con figli o nipoti minori di 18 anni, e di vedere Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores. Lo so, da più parti avete letto commenti negativi, oscillanti tra il caustico ed il muriatico, che trattano il film come uno scherzo mal riuscito di un regista agli sgoccioli, invece non è così, Il Ragazzo Invisibile è una grande impresa per almeno 3 motivi:

ragazzo invisibile

  • Provincia distopica. La storia è ambientata a Trieste, non a Roma o Milano finalmente, c’entra la Friuli Film Commission ma la città è viva e non è una cartolina, percorsa e scavata nella profondità dei suoi spazi. C’è la bora, c’è il mare, i portici, i palazzi ottocenteschi l’aria decadente da fin du siecle, la malinconia e il porto industriale. E si respira aria di frontiera, di passaggio tra l’Est e l’Ovest.
  • Adolescenza inquieta. Il gioco è classico e semplice semplice, un adolescente timido e problematico, nudo nella sua fragilità, vorrebbe essere non visto da tutti, e proprio questo è il suo potere. Per crederci bisogna aprire gli occhi e guardare, dimenticandosi la deriva esistenzialista nichilista dei supereroi Marvel e DC Comics reloaded, pensando piuttosto a Collodi riletto attraverso H.G. Wells, con qualche tocco di Cocteau.
  • Famiglia non convenzionale. Michele è figlio non italiano adottato da una sbirra vedova di sbirro, siamo nell’ Italia matriarcale ed il rapporto madre-figlio, nella sua complessità, sostituisce il rapporto padre-figlio tipico degli Usa protestanti e sempre parecchio reazionari. Super Michele cresce e si evolve ma resta realisticamente attaccato alle gonnelle di mammà, memorabile la scena in cui ella copre le spalle di lui, inguainato nel supercostume d’ordinanza e fresco di impresa, per evitargli un raffreddore.salvatores

Tre motivi, ce ne sarebbero un’altra decina ma hanno appena chiamato il mio volo e devo proprio andare. Salvatores omaggia il grande cinema e gioca con alcuni archetipi visivi dell’horror e del cinecomic americano (le maschere cinematografiche alla festa di Halloween, il riflettore rivolto al cielo come bat-richiamo per il supereroe). La sceneggiatura coerente e credibile, giusto un poco sdrucciolevole in alcuni passaggi non essenziali, ben supportata da effetti speciali funzionali e low cost. E’un gioco continuo con gli spettatori, chiamati a partecipare attivamente alle incredibili avventure del ragazzo invisibile, ed anche alla sua formazione umana e sentimentale. Se non vi basta, vi dico ancora che mio figlio D., 5 anni, lo ha visto con me e lo ha amato tantissimo, nella sua personale classifica lo ha messo al primo posto alla pari con Transformers 4 e X-Men Giorni di un Futuro Passato, sopra Spider Man 2 e Edge of Tomorrow.

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Ora ho proprio finito, stiamo decollando, sparisco. Arrivederci al 2015.

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