No Tears For The Dead


La star coreana Jang Dong-gun veste i panni di Gon, un killer spietato che uccide per sbaglio una bambina (è il suo karma: in The Coast Guard di Kim Ki Duk era un militare che commetteva lo stesso errore, ammazzando un civile), innescando una spirale di sangue, dolore e rimorso raccontata con stile impeccabile. Epicentro della storia sono gli asettici grattacieli di vetro di Seoul, dove le multinazionali di alta finanza e criminalità intrecciano conti e affari.

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Abbondano armi da guerra, duelli corpo a corpo all’ultimo sangue e risvolti melò da far tremare i polsi, ma il film pecca in originalità: è l’ennesima storia di un killer col cuore, in debito tra gli altri con John Woo (The Killer). L’ottima prova di Jang Dong-gun, un assassino feroce ma capace di piangere (il titolo originale è traducibile dal coreano con The Crying Man) e le scene mozzafiato di lotta e azione (a tratti si avvicina ai picchi inarrivabili di The Raid, e una sparatoria dentro un appartamento strappa applausi) lo rendono un solidissimo prodotto di genere, come del resto era The Man From Nowhere, il precedente lavoro di Lee Jeong-beom.

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La strada verso la redenzione intrapresa da Gon è un vicolo cieco e rosso sangue dal finale prevedibile, ma l’impianto e la tensione reggono, fin dopo i titoli di coda.

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No Tears For The Dead

Lee Jeong-beom

2014

 

(tratto da Nocturno n. 145)

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