Birdman. Tutta colpa di Tim Burton


Comincia Birdman, e due pensieri immediatamente contaminano la mia visione. Il primo: l’evidenza spudorata dei movimenti di camera avvolgenti, che sembrano prendermi per mano in maniera troppo ruffiana, e sento il pericolo rappresentato dalla spavalda esibizione di talento, che rischia di rovinarmi il film. Il secondo: la musica. Questa improvvisazione di batteria jazz dal suono caldo e vintage, ma per niente rassicurante. Trasmette terrore, ma è un terrore low profile, è ansia appena percepita, è il suono di una psiche che fa l’equilibrista. Traballa e, penso, è perfetta? O è artefatta? In realta i pensieri sono tre, e il terzo, invero assai ricorrente in questi giorni di attesa spasmodica per Inherent Vice, è la mia sigla preferita, PTA. Quello che abbandonò un corso di cinema, incazzato con l’insegnante che aveva denigrato Terminator 2. Cosa c’entra con Birdman? C’entra. Birdman sembra, a tratti, il nuovo film di Paul Thomas Anderson. E la causa principale non è il gran talento di Inarritu, ma quella musica. Quella batteria psicotica, che ha lo stesso mood di Punchdrunk Love. Capace di portare i miei sensi sul sottilissimo filo da equilibrista dove si esibisce Michael Keaton. E dove si esibì Adam Sandler.

Film Review Birdman

(Succede, non spesso, ma succede. E meno male, visto il nome del nostro blog. Succede che le due menti devastate che ci scrivono, vedano un film in maniera diametralmente opposta. L’altro lo riconoscete dalle parole difficili: se incespicate su mitopoietico o randomico, è lui. O se sulla pagina ci sono tracce di bava, idem. Pare che gli sia piaciuto pure American Sniper. Mah.)

birdman 2

Il timore iniziale scaturito dall’esibizione di talento si è liquefatto in un istante. Quei movimenti di camera non sono opera di un tronfio gradasso; è semplicemente Alejandro Gonzalez che apre la porta di casa con un sorriso e dice: “benvenuti, questo è il mio film”. E da quel momento il piano sequenza diventa utopia, smaterializzazione fittizia delle macchine necessarie a filmare, resa possibile proprio da quelle macchine: il digitale trasforma una serie di lunghe e rischiose riprese in una ripresa unica e impossibile, un piano sequenza infinito che non mostra più pause, e, cosa ancora più importante, smette di essere evidente. Svanisce nella testa di Riggan Thomson, dove il panico cresce inesorabilmente proprio come cresceva nelle falcate nervose del protagonista di Punchdrunk Love, e non si ferma mai. La regia si nasconde sotto la campana di vetro, trascinandovi anche gli spettatori, e la tensione causata dalla consapevolezza che da un momento all’altro il vetro potrebbe incrinarsi.

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Non so se è il miglior film di Inarritu, di certo Birdman ha la stessa grandezza di Amores Perros e la stessa eleganza e sincerità di Babel. Personaggi come Riggan e come Mike (Ed Norton, immenso e convinto) meritano di vivere ben oltre i titoli di coda. Meno convincente del solito è la prova di Naomi Watts, mentre Emma Stone è bravissima, anche se sul suo personaggio i tre sceneggiatori si sono in effetti un po’ accaniti con gli stereotipi. Ma Inarritu ha dalla sua, oltre a un talento e un coraggio indiscutibili, il cuore. La sua madre di tutti i piani-sequenza volteggia, sale e scende, circuisce, e non sta mai ferma, sempre alla ricerca del senso di quelle cosette da niente che sono la vita, l’amore, la morte.

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Antonio Sanchez è il batterista che ha creato la perfetta colonna sonora per Birdman, accettando e vincendo una sfida non da poco: quella di improvvisare non con altri musicisti o con un ritmo in testa, cosa alla quale è abituato (ben più che abituato, visto che ha conseguito un master in improvvisazione jazz al conservatorio di Boston), ma davanti alle immagini del girato. E anche del non ancora girato. Come si usava in Italia negli anni 60 e 70 in presa diretta. Riuscendo a comporre il perfetto tappeto sonoro per il crollo psichico di Riggan Thomson.

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E Riggan Thomson è Michael Keaton, ma Michael Keaton non è Riggan Thomson: Michael non potrebbe essere più diverso. Riggan è semmai la sua versione distopica, quello che Michael Keaton avrebbe potuto diventare se non fosse una persona serena e in pace con il suo ego. Michael è la persona che ha rifiutato di vestire per la terza volta il costume di Batman, rifiutando di conseguenza anche una quindicina di milioni di dollari. Ed è anche quell’uomo meravigliosamente sgraziato che sembra trasformarsi in Bill Murray mentre corre in mutande per Broadway.

birdman 6

“Mi è capitato spesso, lasciando un set cinematografico, di tornare a casa e pensare: hey, come mai ho le mani immacolate? Preferisco tornare a casa con lo sporco sotto le unghie, per avere la sensazione di aver davvero fatto qualcosa. E’ esattamente quello che è successo con Birdman. Stavolta si, che ho lavorato.”

 

Birdman

Alejandro Gonzalez Inarritu

2014

 

 

 

 

 

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