C.I.A. – Cocaine Import Agency


Se la CIA è stata in grado di distruggere la carriera di Gary Webb, e far passare per buona l’ipotesi di suicidio, dopo che il suo cadavere è stato ritrovato con DUE colpi di pistola alla testa, beh, ostacolare la circolazione di un film fino a renderlo quasi invisibile deve essere un gioco da ragazzi. E così, per esempio a New York, Kill The Messenger è stato proiettato in sale piccole, per poche giornate random, mai nei weekend, e sempre ad orari assurdi. O queste sono solo paranoie cospirazioniste, ed è la sua natura di piccolo film indipendente ad averne causato la limitata circolazione.  Alla fine dell’anno Kill The Messenger, costato 5 milioni di dollari, è arrivato a malapena ad incassarne la metà, più o meno. Nonostante nel cast, oltre a Sua Gigioneria Jeremy Runner (che offre a dire il vero una prova tutta sostanza e per niente gigiona), figurano Ray Liotta, Barry Pepper, Paz Vega, Andy Garcia.

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Metà degli anni ottanta: governo Sandinista al potere in Nicaragua e i “ribelli” a combatterlo. Oddio, combatterlo è una parola grossa: i Contras più che altro attaccavano ospedali e case, torturando civili, stuprando donne e uccidendo bambini. Gli Stati Uniti, presidente Reagan, erano ovviamente i principali tifosi e sostenitori di quella simpatica brigata di buontemponi, e li finanziavano tramite la vendita di armi all’Iran (che era in guerra con l’Iraq). La C.I.A. intanto, visto che a ‘sti Contras i soldi non bastavano mai, agevolò il traffico di cocaina (la loro principale fonte di reddito) verso gli Stati Uniti, prima a Los Angeles e poi in tutto il territorio nazionale.

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Per una serie di (s)fortunati eventi, questa storiaccia piomba dieci anni dopo nelle mani di un giornalista d’inchiesta, Gary Webb (Jeremy Runner), un tipo di sinistra, cocciuto e determinato, che fuma le canne e ascolta Clash e Pearl Jam mentre scrive, e la storiaccia diventa per Gary la madre di tutte le storiacce, cambiando per sempre la sua vita.

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La ricerca di testimonianze e congetture, dichiarazioni e sospetti circa il caso Webb, su internet, mi ha trascinato per qualche ora in una ragnatela inesauribile e fittissima: stava lavorando ad un nuovo libro quando è stato suicidato, nel 2004? C’entra il Mossad? C’entra la politica USA nel Venezuela di Chavez? Che casino. Dopo qualche ora, il mal di testa e il bruciore agli occhi mi hanno fermato.

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La storia è sempre la stessa: credere o non credere al grande disegno cospirativo è un falso problema. Che la macchina del fango si sia messa in moto per obbedire ad un ordine o spontaneamente, la sostanza non cambia. L’offensiva contro Webb scatenata dalla CIA e dai media è identica, oltre che identica a cento altre storie nere dell’infinita Storia Nera degli Stati Uniti. Webb doveva essere fermato e neutralizzato, punto. Soltanto due anni dopo, quando ormai il giornalista era stato definitivamente estromesso dal mondo dell’informazione, la CIA confermò i suoi loschi rapporti con i trafficanti di droga. E la conferma arrivò puntualissima: quando cioè l’attenzione di tutto il paese, nonchè della maggior parte delle pagine dei quotidiani, era rivolta ai pompini di Monica Lewinsky.

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Tutti Gli Uomini Del Presidente appartiene ad un altro mondo, e Insider ad un altro inarrivabile livello di cinema, ma il film diretto da Michael Cuesta fa parte di quella famiglia, perchè proprio come gli altri membri, parte da una storia che è già tre quarti di film. Cuesta aggiunge ben poco: l’atmosfera da thriller è già nello script, gli elementari movimenti di camera sono quelli giusti, personaggi e battute entrano ed escono meccanicamente di scena con l’unico scopo di far avanzare il racconto, anche se gli attori sono bravi a renderli vivi e carismatici (Ray Liotta immenso).

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Michael Cuesta non è Michael Mann, e neanche Paul Greengrass. Il suo orizzonte cinematografico è piccolo e basso, quanto una tv: il suo lavoro migliore è la regia di Homeland. Ma Kill The Messenger bisogna vederlo. Fosse anche solo per rendere omaggio ad uno che ascoltava i Clash e i Pearl Jam.

Kill The Messenger

Michael Cuesta

2014

 

 

 

 

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