Belfast, ’71. Un apostrofo rosso sangue


I soldati inglesi scendono dai camion disponendosi in due file parallele, a proteggere il lavoro sporco della R.U.C. (che irrompe nelle case minacciando e picchiando chiunque, alla ricerca di armi e ricercati) nel bel mezzo di Falls Road, Belfast. Ragazzini lanciano palloncini riempiti di urina addosso ai soldati, le donne escono di casa e cominciano a battere i coperchi di latta dei bidoni sull’asfalto. Sono i primi segnali di quella che in brevissimo tempo diventa una rivolta di quartiere, ed è l’inizio di una scena magistrale e mozzafiato di ’71, probabilmente la scena migliore del debutto al cinema di Yann Demange, che abbiamo già applaudito in tv per Dead Set, la serie che realizzava uno dei nostri sogni bagnati: l’irruzione degli zombi nella casa del Grande Fratello.

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Il mood del film è incredibilmente affine a Warriors – I Guerrieri Della Notte, ed è chiaro che Yann Demange ha studiato anche Carpenter con estrema dedizione, sottolineando questa sua inclinazione con la colonna sonora affidata a sua maestà David Holmes, che tra l’altro a Belfast ci ha vissuto, ricca di droni, sintetizzatori e chitarre riverberate, e che amplifica la tensione di questo survival-thriller (a tratti tecnicamente affine a Bloody Sunday, ma privo del furore politico del capolavoro di Greengrass) in maniera azzeccatissima e, appunto, carpenteriana.
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La sceneggiatura di Gregory Burke (anch’egli esordiente al cinema) universalizza gli effetti della guerra in casa, scrollandosi di dosso man mano la specificità politica dei Troubles nord-irlandesi, che diventano puro pretesto (nobilissimo ma comunque pretesto), e la seconda parte del film è quasi esclusivamente un solido action-thriller, concentratissimo sulla lotta per la sopravvivenza di un soldato giovane, giovanissimo, che vuole solo tornare a casa dal fratellino, che è il suo unico parente, e vive nella stessa casa-famiglia dove anch’egli è cresciuto.
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Il suo nome è Gary Hook, il volto e il corpo sono quelli di Jack O’Connell, già ammirato e temuto in Starred Up, bravissimo a rendere lo smarrimento infantile di un ragazzo ignaro, che si ritrova ad indossare la divisa unicamente per raggiungere l’indipendenza economica, che corre e si nasconde come un cucciolo ferito. O’Connell anche in questo film parla pochissimo, e recita con il corpo, riuscendo a trasmettere in ogni momento la sua paura, la vulnerabilità e la totale estraneità al contesto nel quale è stato abbandonato.
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Tutti lo vogliono morto: le frange repubblicane più estremiste, soldati britannici infiltrati, lealisti doppiogiochisti. Gary è circondato e assediato da ambiguità, sporche alleanze, spietati voltagabbana e trame tanto oscure quanto le splendide riprese notturne in digitale, ed ogni incontro è rappresentato come pagina di un’odissea. O come livello di videogioco da superare, fa lo stesso.
71 finale
71
Yann Demange
2014

 

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