The Voices. Un consiglio da amico a Marjane Satrapi


Ti capisco, sei regista di culto, la vita è dura. Vorresti essere libera di fare quello che vuoi, stupire o spaventare, disturbare o inquietare, invece i tuoi adepti sono tutti lì, a grattare con le unghie dietro la porta, a invocare coerenza, ortodossia, rigore, perché altrimenti non sanno dove guardare, hanno bisogno di certezze, non di esperienze. E tu, regista di culto, ci hai anche provato ad essere integralista, a fare un cinema che parlasse sempre e solo di te, poi un bel giorno tutto è cambiato, hai cominciato a sentire le voci nella testa, hai deposto la matita nera ed hai preso quella rossa come il sangue. The Voices, di Marjane Satrapi.

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Ai tempi di Persepolis, loro gridarono al miracolo per il tuo essere donna iraniana, il tuo linguaggio filmico, le tue tematiche, la tua vita vera disegnata a bordi e contorni. Una vangata di gloria capace di sotterrare chiunque, pronta a trasformarsi in una colata di fango al secondo tentativo di film, e Pollo alle Prugne rischiò effettivamente il tracollo, film non brutto ma tendenzialmente inutile. Fu allora che riuscisti a spiazzare tutti, ribelle nel midollo, e passasti attraverso quello strano esperimento di La Bande des Jotas. Ora, con la sceneggiatura di un mestierante del piccolo schermo, ci hai regalato un film di rottura, che potremmo definire gory, creepy, weirdo, potremmo definire in tanti modi meno che, purtroppo, un film riuscito. Ci sta un ragazzo psicotico che vive nella periferia americana, in quel di Milton, suburra grigissima non fosse per il rosa shocking delle divise da lavoro e dei carrelli elevatori, o per alcuni tocchi di fluo su abiti e arredi. Jerry (Ryan reynolds), ennesimo novello vecchissimo Norman Bates, è traumatizzato sin dall’infanzia, un padre violento e una mamma sclerata mortagli davanti (per mano sua?). Non prende le pillole perciò sente voci d’ogni sorta, in primis del gatto e del cane di casa, diavoletto l’uno quanto angioletto l’altro, e si cimenta, evidentemente mal consigliato, in una grottesca quanto fortuita sequela di omicidi. Le sue vittime sono donne, colleghe di lavoro, con le quali non riesce ad avere altri rapporti che non siano di squartamenti e porzionamenti in pile di tupperware da cucina. Tutto è al trancio meno le teste della malcapitate decapitate, conservate con cura in frigo in quanto esse medesime, sì sì, capaci di parlargli e di amarlo nella sua allucinata tediosissima realtà virtuale.

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C’è il rosa shocking e c’è il rosso sangue, più il primo che il secondo perché Marjane è evidentemente in fase di trasformazione, non ha ancora deciso se ultimare la sua metamorfosi slasher e splatter, si incanala progressivamente sui binari di un certo tipo di commedia horror, quella alla Tim Burton. Alcuni anni fa il riferimento a Tim sarebbe stato il più grande complimento, oggi suona come una diminutio, ne è passata di acqua sotto i ponti dei dai migliori film burtoniani, The Voices risuona di una vaga eco di Sleepy Hollow, a voler essere buoni, di Sweeney Todd a voler essere cattivi, quel rumore di ossa del collo spezzate a far breccia in un racconto sedante più che perturbante.

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Si avverte, invero, una foga iconoclasta nell’esibire tutte queste femminine teste mozzate, basterebbe questa audacia per difenderla a lama tratta dai buontemponi intellighentoni della vecchia Europa, che la vorrebbero mummia dell’impegno sociale e politico. Marjane è sincera, prova a darci un taglio e trovare nel film di genere la sua liberazione, sfrontatissima ha il coraggio di osare, di farsi largo con la mannaia in mezzo a nuovi territori politicamente scorretti, però sul più bello si spaventa e chiude gli occhi, strappa sbuffi più che sorrisi di approvazione. Con la laicità e l’onesta che ci è propria, ci sentiamo di dirle che la strada è ancora lunga, c’è ancora parecchio da studiare per affrancarsi da sé e da mammà e da papà, occorre capire se il suo cinema ha davvero qualcosa da dire. Coraggio Marjane, basta con i pastelli colorati, dicci quello che vedi, spalancaci le tenebre dei tuoi abissi, e se davvero vorrai farti indagatrice dell’incubo, noi saremo con te.

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