Leviathan, cartoline dalla Russia


Nel 2013 è venuto a mancare Aleksey Balabanov, un grandissimo regista di cui ho frequentato due opere, Cargo 200 e Brother. Balabanov era universale ma russo, i suoi film grondavano dell’irrealtà contemporanea del suo Paese, la violenza tracimante su un campionario di bestie umane che per convenzione siamo soliti ricondurre ai grandi padri della letteratura, a Tolstoj, a Dostoevskij, non perché siano così immanenti, ma perché senza ricorsi al paradigma non capiremmo, proprio non capiremmo. Leviathan invece è un film russo del 2014, premiatissimo in Europa America e Asia ma soprattutto a Cannes 2014, dopo che già nel 2011 il regista Andrey Zvyagintsev aveva conquistato i critici della sezione Un Certain Regard.

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Leviathan è un’opera programmatica, quindi a tesi, su quella che dovrebbe essere la Russia di oggi raccontata dal suo interno: la visione provoca stupore e sgomento, perché ci si accorge che la Russia appare esattamente come uno se la immagina, il che ridefinisce la dignità ontologica del luogo comune per rappresentare luoghi che così comuni non sono. Da qualche parte, nel Nord, un artigiano proletario si vede la casa espropriata da una lobby di palazzinari capeggiata dal laido grasso sindaco del paese, quindi lotta per conservarla o almeno per ricevere un equo compenso, coadiuvato in questo da un amico avvocato che viene da Mosca remota, solo che il microcosmo dei suoi affetti – il figlio, la compagna che ha preso il posto della defunta moglie – franerà sotto il peso di frustrazioni e tradimenti e voglie di fuga, e lui stesso, vittima designata di uno Stato mafioso, perderà tutto, financo la libertà.

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La narrazione è rigorosa e didascalica, senza sorprese: scorrono fiumi di vodka, rito sociale che determina fratellanze esplosioni di violenza e trasgressioni conformi alle più comuni aspettative. Ci sono gli uomini russi, avvinazzati dicevamo, in più fanatici di armi e spari e adoratori del dio Ak47, il kalashnikov che al pari della vodka è il prodotto a denominazione di origine russa controllata. Ci sono le donne russe, forti massaie operaie ma subalterne, madri e puttane come nella più occidentale delle vulgate, e il potere è sopruso tangibile, schiacciante, inconfutabile, grottesco. Niente di nuovo sotto il sole, in un Paese dove i secoli non si succedono ma coesistono, dove le foto dei leader sovietici diventano bersagli di tiro a segno, dove l’effigie di Putin troneggia istrionica e maramalda negli uffici pubblici. Niente di nuovo, ma raccontato bene persino con leggerezza, perché questi personaggi marionette di provincia sono profondamente empatici e vitali.

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Il Leviatano del titolo, carcassa di balena arenato in una baia di relitti millenari, sarebbe il mostro non soverchiabile che è lo Stato come da Hobbes, ma la sua origine è mistica perché proveniente dalla Bibbia, e qui sta l’unica vera deviazione dal topos, il disvelamento dell’intreccio ancestrale tra il potere temporale mutante e il potere religioso immutabile. Il pope ricco e indolente è espressione di un cristianesimo ortodosso tutto ori e icone, che predica la necessità dello status quo come croce che ognuno deve caricarsi sulle spalle per il bene superiore della madre Russia, guai e dannazione ai senza dio. Non c’è perdono né salvezza, nessuna confessione è consentita da peccatore a sacerdote né da amante ad amato, l’imperscutabile disegno divino chiama ciascuno alla accettazione silenziosa e omertosa, vittime e carnefici sono come dio comanda, nei secoli dei secoli, il Verbo è senza Parola . La precarietà di una reale proprietà privata – di una casa o di una donna o di una famiglia– contrapposta alla ragione teologica di Stato è il baricentro significante di un’opera nichilista, visivamente pregevole e molto molto ambiziosa, che forse si smarrisce in una deriva semplicistica e finisce con il sembrare reazionaria.

Balabanov, lui sì che era rivoluzionario nel midollo, i suoi personaggi erano pazzi scatenati, in Leviathan invece tutti pazzi non sono, al massimo idioti.

Встреча В.Путина с главами делегаций православных церквей

 

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