SpongeBob, 50 sfumature di spugna


Ci voleva un bel colpo di spugna per cancellare tutto sto grigio che ci hanno versato addosso, e il colpo di spugna è finalmente arrivato. Stavolta non per merito di Jim Thompson, che pure è uno dei nostri padri, ma grazie a un essere bizzarro che ha sbancato il box office di tutto il mondo, incassando più di 300 milioni di dollari, prendendo a frustate i sadomasochisti da multisala. E chi è questo essere? Un pezzo di gruviera? Noooo! Un tocco di polenta con i brufoli? Noooo! Ma certo, è SpongeBob!

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Confesso di non aver mai provato molta simpatia per lui, non ho vissuto le sue avventure acquatiche né in prima persona né di ritorno attraverso mio figlio D. Mi sentivo ostile a quel tipo di disegni, impermeabile a quelle storie. Oggi, laicamente e umilmente, faccio ammenda e riconosco che avevo spocchiosamente sottovalutato una vera perla. Di fantasia, di colori, di delirio lisergico. Ad onor del vero, l’unico difetto imputabile allo SpongeBob televisivo è il fatto di essere una striscia anziché una serie, le sue avventure come una sequela scombinata di gag perfettamente fungibili, questo è il limite di tutti gli odierni cartoons occidentali e di qualcuno nipponico d’antan, fatti per una fruizione take away multimediale, se non sapete di cosa parlo venite a casa mia, ho la TV sintonizzata in regime di canalità duopolistica su K2 e Boing: Aiuto il mio sedere è impazzito, I Fantagenitori, Mamma Jamie ha i tentacoli, giusto per citare alcune tra le strisce più inventive e più affini al nuovo amico spongiforme. La breve durata non è un difetto in sé, occorre verificare a quale dilatazione possa essere portata la sceneggiatura in caso di lungometraggio, ed è qui che SpongeBob vince per distacco, tanto che non dovrebbe chiamarsi Spongebob: Fuori dall’Acqua, ma:

SpongeBob Ovvero l’Imprevedibile Virtù dello Storytelling

oppure

SpongeBob: Vizio di Forma Animata.

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Una cavalcata psicotropa di 90 minuti fuori e dentro la testa della spugna, invenzioni e colpi di genio a raffica, colori fluo e acidissimi in caleidoscopi onirici, paradisi di dolciumi e ghiaccioli gemelli sinistri come le gemelle Grady di Shining, intermezzi musicali devastanti, viaggi nel tempo in flusso di coscienza, e tutto, badate bene, seguendo il filo di una storia coerente, che si snoda e si riannoda dietro infinite sollecitazioni senza mai perdere di brillantezza e creatività. Tutto ruota intorno ad un MacGuffin, la formula segreta per fare gli hamburger più buoni dell’oceano, perché il junk food domina anche negli abissi: da quando è sparita, i fondali un tempo pacifici di Bikini Bottom sembrano un incubo di Mad Max o Jena Plissken, gang di submarine warriors che si scannano arrabbiati e affamati.

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Chi ha rubato la formula ha rubato anche il libro che racconta la storia, e questa è mutante, basta una penna di gabbiano per riscriverla e dar vita a nuovi insospettabili sviluppi, anarchici e rigorosi come un romanzo di Tom Robbins. La fuga di SpongeBob e del suo amico/nemico Plankton diventa ricerca, romanzo di formazione, scoperta dell’amicizia, conquista di mondi lontanissimi in rotta di collisione, su tutti lo spazio celeste sorvegliato malamente da un gran sacerdote delfino, fino alla conquista definitiva della terraferma, con essa del mondo reale. E’qui, fuori dall’acqua appunto, che SpongeBob ed i suoi amici tutti riuniti assumono nuova concretezza digitale tridimensionale, acquisiscono i superpoteri più gonzi e dleiranti mai visti sullo schermo (magnetismo su coni gelato, propulsione a bolle di sapone) e devastano la città inseguendo Banderas ladro e prirata, ahinoi il più irritante gigione tra i pensionati di Hollywood, fino al lietissimo fine, che è seguito da un ulteriore lietissimo fine, poi da un’irruzione musicale su tavole animate in motion comic, poi ancora da un altro lietissimo fine, e così all’infinito.

vizio di spongebob

Prima di SpongeBob ci avevano provato quelli di Lego Movie ad erigere un monumento animato allo storytelling, ma i risultati erano stati palesemente inferiori alle attese, il racconto sottomesso al giogo del marketing e incatenato dalla necessità dello sfruttamento commerciale dei pupazzetti. Larry “Doc” SpongeBob Sportello vince la sfida, con le sue cellule porifere assorbe spunti i più disparati e restituisce un’unica, esilarante, visione, terapeutica come la roba che hanno fumato e continuano bellamente a fumare i suoi disegnatori.

Se lo avete perso in sala, non temete: dal 12 giugno scorso SpongeBob – Fuori dall’Acqua è disponibile in Blu-ray 3D, Blu-ray e DVD grazie a Universal Pictures Italia. Ottima resa in tutti formato audio – italiano e inglese nel dvd – e video proposti, in più una carrellata psichedelica di contenuti speciali per i piccoli e i non più piccoli, differenti secondo il formato acquistato. Nella versione dvd si trovano: SpongeBob Squarepants Fuori dal Suo Mondo, Da Grande Voglio Fare Rumori Buffi, Diventare Barba Burger e il making of della scena dell’inseguimento al furgone dei panini. Che spettacolo!

 

 

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