Gangs of Queens, New York


Nel 1992 un articolo sul New Yorker, firmato da Fredric Danner, raccontò in maniera dettagliata e scioccante cosa significava migrare dai paesi asiatici verso gli Stati Uniti. Certo, qualcuno sarà anche riuscito a lavorare duro, fare sacrifici ed essere alla fine ripagato. Qualcuno. Per tutti gli altri miseria, sfruttamento e lavoro nero a vita: ovvero i fondamentali pilastri del sogno americano. Oppure le gang di quartiere. Come i Green Dragons. Queste gang non avevano niente a che vedere con le più “innocue” bande giovanili di Los Angeles: i Green Dragons, come i loro principali rivali White Tigers, erano vere e proprie organizzazioni criminali, anche se in versione teen. Ventidue anni dopo, quell’articolo diventa un film ambientato nei primi anni 80, girato a New York, interpretato da attori americani di origine asiatica, e diretto, insieme a Andrew Loo, da Andrew Lau: il signor Infernal Affairs. A produrre, e a rendere possibile e visibile il tutto, Martin Scorsese. Ovvero l’autore di The Departed, l’adattamento americano della Santissima Trilogia.

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E’ indubbiamente un romanzo criminale, che narra la feroce iniziazione di due ragazzini che arrivano in America come schiavi, vittime di violenze assortite e razzismo, e finiscono per aggrapparsi all’unica possibilità che viene loro offerta: diventare membri dei Green Dragons. Il film è debitore di molti classici del genere, a cominciare proprio dalle opere di Scorsese: quelle del Queens sono Mean Streets. C’è anche il volto del Goodfella Ray Liotta, credibilissimo poliziotto razzista, a sottolineare il forte legame. Resta comunque un’opera visivamente appartenente all’action di Hong Kong, sembra realizzata negli anni 80, quasi si trattasse di un fiero e feroce spinoff della serie Young And Dangerous.

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La violenza è tanta, cieca e insensata. La crudeltà e la disperazione anche. A vederlo riprodotto nel film, sembra incredibile che un universo tanto rabbioso e sguaiato fosse tenuto nell’ombra, invisibile ai più. Le autorità e i media se ne occupavano controvoglia, e solo quando ci scappava il cadavere di un uomo bianco. Lo stesso Scorsese, quando ha letto la sceneggiatura, è rimasto colpito, ricordando di essere cresciuto non lontano dal quartiere e di non aver mai sentito nominare la gang.

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Una storia totalmente americana, una delle tante dentro la Storia: identica a milioni di altre storie, come quelle dei migranti messicani o irlandesi. Qui i boss delle gang parlano come gli uomini d’affari in giacca e cravatta, commentando le immagini di piazza Tienanmen così: “In ogni crisi ci sono grandi opportunità”, evidentemente facendo già i conti sul traffico di esseri umani in arrivo. Perchè si tratta sempre di soldi, al cospetto dei quali le rivalità tra gang passano in secondo piano, e tutti sono pronti a stringere mani e sorridere a chi avrebbero sgozzato pochi giorni prima. Emblematico, nel film, il racconto delle inedite alleanze che scattano all’istante, quando nel mercato dell’eroina si libera qualche posto.

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Per chi è cresciuto a pane e Young And Dangerous, accompagnato da A Better Tomorrow, e più in generale con il cinema d’azione di Hong Kong degli anni 80 e 90, Revenge Of The Green Dragons è un film imperdibile. La cruda esposizione della condizione dei migranti asiatici, che poi non è altro che l’esposizione di cosa siano da sempre gli Stati Uniti, è un valore aggiunto.

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Quello che è sicuramente sospetto, e incomprensibile, è il pessimo trattamento, quasi unanime, operato dalla critica. Si sono accaniti in molti su questo film. Quanto vorrei che questa notte decine di membri dei Green Dragons, tutti di età compresa tra i dodici e i sedici anni di età, li sorprendessero nel sonno.

 

Revenge Of The Green Dragons

Andrew Lau, Andrew Loo

2014

 

 

 

 

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