La sottomissione e il rapimento di Michel Houellebecq


“La donna deve essere sottomessa, è scritto nei testi sacri. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse” (Mario Adinolfi, La Croce Quotidiano, Voglio La Mamma). L’Occidente è malato, ha bisogno di sottomissione, questo il credo dei nuovi integralisti cattolici, mica islamici. Del resto, milioni di cinespettatrici gremiscono i multisala, negli occhi le 50 sfumature, dalla bocca un solo grido: sottomissione! Non bastasse, Tsipras e la Syriza di governo devono prostrarsi alla trojka, pure a voi sottomissione! E finalmente gli operai potranno essere impunemente licenziati con il jobs act, sottomissione compagni! Ai bambini buoni, sottomissione, regola dolcemente l’intestino.

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La sottomissione è la panacea delle panacee, contro la disoccupazione la crisi la depressioni. E’ notorio che l’uomo comune, in caso di difficoltà, rivolga i suoi strali contro chi sta peggio, perché il nemico del povero è sempre il più povero. Da oggi costui potrà accanirsi verso chi sta, non solo peggio, ma ufficialmente sotto. La pronitudine teorizzata, applicata normata. Dappertutto, in ogni campo. E’ così evidente il tentativo di de-democratizzazione dell’Occidente, posto in essere dalle destre unite conservatrici ultraliberiste liberticide, e noi niente, continuiamo a tenere la testa sotto la sabbia, perché siamo spaventati a morte dagli uomini neri. Non le camicie nere, ma i seguaci del Profeta, fanatici assassini in agguato dovunque, pronti ad ammazzare vignettisti, cabarettisti, piastrellisti, sportellisti, fantasisti, anestesisti, però statisti e piduisti no, chissà poi perché. Islam bang bang, il Corano abbatte l’aeroplano, ti sparo nel petto se insulti Maometto. Libertà di parola, e parole in libertà le nostre, scaturite da un’opera di importanza epocale, 252 pagine acute, paranoiche, illuminanti, ottenebranti da uno scrittore acuto, paranoico, illuminante, ottenebrante. Sottomissione, di Michel Houellebecq.

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Onestà intellettuale impone qui un’ulteriore digressione: ai pochi che ancora non lo conoscano, e ne cerchino notizie googlando raminghi, potrebbe capitare sotto gli occhi la recensione che ne ha fatto Baricco, in cui emerge che M.H. avrebbe fatto un’operetta di letteratura sì ma tendente al mediocre, distinguendosi in special modo per il sapiente uso del punto e virgola, una forma di punteggiatura che troppo spesso e ingiustamente sarebbe trascurata nel mondo di oggi. Non sappiamo se Baricco possa definirsi intellettuale, di certo anche nel suo caso si può parlare di sottomissione,  avendo accettato, come soci di capitale per la sua rinomata Scuola Holden, Marco Carrai, Andrea Guerra, Oscar Farinetti, la trimurti finanziaria del renzismo senza limitismo. Comprensibile che vada in deliquio per un punto e virgola, uno che di fronte al potere non sa mettere i puntini sulle i.

Michel caro nostro invece no, rifiuta parentele appartenenze e partigianerie, ride sbilencamente di fronte ai qualunquismi, rattrappito si ammazza di sigarette e tra uno scaracchio e l’altro spaventa le mosche bofonchiando: “chi riuscirà a strumentalizzarmi non è ancora nato”.

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Effettivamente ci hanno provato in molti, gli hanno dato del fascista, del reazionario, del sessuofobo, del razzista. Il solito, vano tentativo di marchiare a fuoco la parola e chi ne è portatore, per disinnescare gli ordigni che dissemina nel cervello: ad esempio, H ci dice che il rifiuto della morte quindi dell’invecchiamento e dei vecchi non è segno di inciviltà, al contrario lo è di civilizzazione, essendo le comunità tribali imperniate sulla venerazione degli anziani. Così sempre H. ci  dice che dio patria e famiglia sono tre anatre zoppe che sanno solo sostenersi a vicenda, essendo la patria un concetto femmina demitizzato per via di ragione, quindi da supportare con il ricorso al sostegno mistico  di una religione maschia monoteista, così la famiglia è la naturale filiazione di quell’insano rapporto. H., ancora, ride dell’antisemitismo e della misoginia che infettano l’Europa facendone humus per una rivoluzione islamica, gentile perché condotta a colpi di denaro favori e regalie, con qualche libertà in meno e qualche velo in più. In Sottomissione, poi, la tensione compulsiva all’eros, chiave di lettura del capitalismo ludico-libidico teorizzato sin dalle Particelle Elementari, trova morte naturale definitiva, il desiderio inappagabile si trasforma in brama della giovinezza poi in un sereno cupio dissolvi senza alcun horror vacui. Alcuni lettori, appassionati e non maliziosi come Baricco, hanno obiettato che Il romanzo – ucronico ? – perderebbe proprio sul piano della parola, cioè dello stile, sarebbe pensato male e scritto peggio. Noi ci abbiamo trovato, accanto alla consueta eco di Huxley, un marcato senso di riconoscenza verso James Ballard, oltre ad un tentativo di pacificazione con la tradizione francese letteraria dell’Ottocento, non quella rinomata ma quella più underground. Letteratura, né più né meno.

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L’ascesa al potere dell’Islam, nelle pagine di Houellebecq, è un temporale invocato atteso e benvenuto. La pioggia battente che costringe all’interruzione del barbecue, questa cerimonia nauseabonda collettiva, proprio come tutte le manifestazioni sociali rituali e stupide dell’occidente. In ognuna di esse c’è almeno un individuo simile al protagonista del libro, con la nausea incombente, con la testa che rimbomba di pensieri reiterati “Cosa ci faccio qui? Cos’è questa pagliacciata? Quando finisce? Ci vorrebbe un temporale”. E comunque, quando il temporale arriva, nessuno ha la forza di gridare al miracolo o urlare di gioia. Siamo piatti, scazzati, disillusi. Al massimo sorridiamo timidamente, vagamente bendisposti, osserviamo la novità con occhi e sentimenti da morti viventi. Gentili e appena incuriositi dall’inaspettata piega degli eventi, come se fossimo, noi proprio noi, vittime di un grottesco rapimento. Il Rapimento di Michel Houellebecq di Guillaume Nicloux, mockumentary al quadrato perché cinema veritè fasullo su documentario posticcio. Il volto e il corpo goffo e sgraziato di H.,che interpreta sé medesimo, incarnano al meglio la blanda reazione di un sistema moribondo, spostato di peso sull’orlo di un burrone la cui profondità è assolutamente ignota e vagamente eccitante.

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L’insofferenza a parlare di cinema e libri, il sarcasmo verso l’estabilshment politico, la curiosità woodyalleniana per la boxe e le arti marziali, l’estrema fragilità esposta per tutta la pellicola donano allo scrittore una maschera attoriale tutta tic e sguardi stralunati, comica ed empatica ma talmente fragile e vulnerabile da dare l’impressione di potersi brecciare da un momento all’altro. Bisogna guardare L’Enlevement De Michel Houellebecq subito dopo aver letto Sottomissione, e ammirare la discreta indifferenza camuffata da ironia sonnacchiosa con la quale il rapito si rivolge ai rapitori come fossero badanti premurosi, chiedendo loro l’accendino, la fica, il vino. Pronto a sottomettersi senza resistenze, e non importa quanto assurdi e maldestri possano essere i rapitori: l’essenziale, il metro con cui valutare la loro efficienza, è semplicemente la capacità di procurargli vino fica e accendino. Gli stessi elementi che nel romanzo il professore si aspetta in cambio della conversione all’Islam. Perchè l’unica cosa che ci è rimasta è un corpo in via di decomposizione, e le uniche sensazioni in grado di darci soddisfazione, per una manciata di secondi, sono quelle fisiche. Eiaculazione, sbronza e abbuffate. Un convivio permanente, non un martirio finale, questo ci resta. E Michel le chiede ai suoi rapitori per tutto il tempo, si arrabbia ed è un ostaggio rompiballe, petulante, eppure, invece di esserne esasperati, i misteriosi rapitori – zingari? Ebrei? Maghrebini? -finiscono per subirne il fascino maldestro, stupiti dalla disarmante serenità di un guitto che non teme la morte e vuole altre sigarette, altro vino, altra fica.

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Soggiogati anche loro, alla fine di conti, ma non si tratta si Sindrome di Stoccolma rovesciata, è solo un’altra normalissima, prevedibile sottomissione.

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