Magical Girl trionfa al #SanSebastian #FilmFestival


Abbiamo bisogno di punti di riferimento, fanno parte della nostra educazione, ma temo che più si faccia cinema, più ci si allontani dalla realtà. Non si può vivere in un mondo fatto di film, la realtà è molto più interessante. Non voglio perdere contatto con il mondo reale che mi circonda. Bisogna lottare affinché ciò non accada. Tarantino ha perso contatto con la realtà, ma non è il caso di Almodóvar. Paura eh? Tranquilli, non sono parole mie, ma di Carlos Vermut, al secolo Carlo Lopez del Rey, il regista più promettente del nuovo cinema spagnolo, capace di vincere da esordiente la Concha de Oro al Festival di San Sebastian 2014. C’è che il buon Carlos è a caccia di pigmalioni, e infatti Pedrito già ha espresso l’intenzione di produrne le prossime opere, attraverso El Deseo. Decidiamo magnanimi di perdonare l’intemerata sua captatio benevolentiae e scandagliamo i suoi gusti reali, apprendendo che tra i registi amati da Vermut c’è proprio e uber alles Tarantino, poi Park Chan Wook, Bong Joon-ho, Miike Takashi. Tanto ci basta, per sottoporvi il nostro pensiero sul premiatissimo Magical Girl.

MagicalGirl_poster

Che poi è di senso sorprendentemente affine allo Storie Pazzesche di Damian Szifron (prodotto da Almodóvar), concentra la sua attenzione sull’orrore del reale che è più banale del male. La struttura tuttavia è dissimile, non a episodi ma a storie sinallagmatiche, sul modello in voga ai bei vecchi tempi quando Inarritu e Arriaga erano compagni, è a Babel che sto pensando infatti. C’è un butterfly effect, scatenato da una bimba malata di leucemia che stravede per un cartoon giapponese, il Magical Girl del titolo, allora l’inconsolabile padre – professore di liceo esodato, vittima delle lacrime e del sangue imposti alla Spagna dalla trojka di Bruxelles – vuole regalarle scettro e costume da eroina, anche se costano tanto, ma così tanto che per comprarli ci sarebbe bisogno di una rapina.

Magical_Girl_by_Nardack

Che non si compie, perché sul più bello – e qui sembra chiara l’influenza di de la Iglesia padre illegittimo di Vermut – qualcuno dall’alto vomita sul quasi rapinatore, e questo qualcuno è una donna miliardaria misteriosa e sesnualissima che se lo porta a casa e pure a letto per inerzia, allora lui, cattivo per necessità, la ricatta e le chiede il denaro di cui abbisogna, e lei per procurarselo all’insaputa di suo marito – anche suo psicoanalista – torna al lavoro che svolgeva da signorina, cioè il noleggio corpo per pratiche sadomaso estreme, brutali a giudicare dalle cicatrici che la devastano. Oramai la spirale gira inesorabile, violenza genera violenza, un giustiziere improbabile arriverà – un altro professore a riposo, forse pedofilo – a lenire le pene dell’abusata amica, sua allieva del tempo che fu, e a spezzare per sempre la catena delle estorsioni e il dolore che la originò. Forse.

magical-girl-meg

Come da dichiarazioni programmatiche, Magical Girl è un’opera che attraverso la finzione vuole parlare della Spagna di oggi, e segna i suoi punti più alti quando colpisce con lo humor nero, con i piccoli borghesi allo sbando trasformati in schegge impazzite pronte ad uccidere chiunque. L’attacco al sistema arriva fino al cuore delle istituzioni, con il volume dulla Costituzione spagnola che se ne sta a prender polvere sullo scaffale di una rivendita di libri a peso (!), invendibile invenduto, così assiomaticamente destinato all’oblio da essere il tramite più sicuro per il passaggio di denaro tra ricattato e ricattatore. La forza dell’allegoria però si smarrisce quando Vermut la fa fuori dal vaso, e si mette in testa di aver capito e di poter spiegare a parole sue il rapporto tra Spagna e tauromachia, come se bastassero un paio di luoghi comuni a liquidare le pulsioni e la pancia di una nazione.

magical girl

L’occhio però sembra buono, così anche la scelta di alimentare il mistero con il frequente ricorso al fuoricampo, forse dieci o quindici anni fa avremmo anche potuto gridare al miracolo. Oggi no, perchè nel nostro mondo, così sovrappolato di creature mirabolanti e congegni perturbanti, così morbosamente infestato da film e da irrealtà, è rimasto spazio solo per chi non ha paura di essere un visionario.

magicalgirl1

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