Nanni Moretti contro John McNaughton


Ventidue anni fa, Nanni bello era stravolto perchè non capiva la fama e la gloria di Henry Pioggia di Sangue. Non poteva essere che un carneade di nome John McNaughton avesse fatto il botto con uno psicothriller capolavoro, all’opera prima per giunta, e allora Nanni scelse il pensiero laterale, e lateralmente sparse il suo veleno su chi quel film aveva recensito, con queste parole tristemente celebri: “Per alcune ore vago per la città, cercando di ricordarmi chi aveva parlato bene di questo film. Io avevo letto una recensione su un giornale, e avevo letto qualcosa di positivo su Henry. Improvvisamente mi viene in mente… trovo l’articolo e lo voglio proprio copiare sul mio diario. Eccolo qua: Henry uccide la gente, ma è quasi un buono, di poche parole, contano i fatti. Invece il suo amico Otis è una carogna. Henry vive una “pazzesca” solidarietà con le sue vittime, è un principe sangue blu dell’annientamento e promette una morte pietosa, Otis no. Il regista risveglia il suo pubblico in un incubo ancora peggiore con una doccia finale di splatter, occhi infilzati, carne martoriata. L’abominio. Henry è forse il primo a violare e vilipendere con tale lucidità la filosofia criminale dei lombrosiani di Hollywood. Ecco, penso, ma chi scrive queste cose non è che la sera, magari prima di addormentarsi, ha un momento di rimorso?”

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Dopo ventidue lunghi anni, per uno scherzo del destino o semplicemente perché il dio del cinema esiste, Nanni e John si sono incontrati, solo davanti ai miei occhi per ora, con un film che a modo loro parla ugualmente di una madre e della morte: se siete interessati a Mia Madre, correte al cinema col cilicio, se siete interessati a The Harvest, questo è il posto per voi.

The Harvest è un pamphlet, un trattato breve sulla suspense, le gerarchie sociali, la malattia fisica e mentale. C’è nel letto un bambino malato in modo presumibilmente terminale, sua mamma medico gli presta amorevoli quanto maniacali cure giornaliere, suo padre infermiere frustrato si procura le medicine con mezzi impropri. La mamma è Samantha Morton in versione Cathy Bates di Misery, il babbo è Michael Shannon in versione rehab post Revolutionary Road, e la reazione chimica tra ‘sti due titani, l’ossimoro tra rapporto familiare e professionale – tra ordini, rimproveri, scatti d’ira e tradimenti – spalanca la porta dell’abisso, che a noi è ben percepibile, come nell’Henry succitato, ma non immediatamente visibile, sappiamo insomma che la porta è da qualche parte nel film, non sappiamo dove sia e cosa ci sia dall’altra parte. Il nostro straniamento deriva anche dai colpi d’accetta che sono stati inferti alla sceneggiatura, ma a ben guardare questo non è un difetto, perché nel caso di McNaughton lo storytelling si vale di elementi rarefatti e intangibili molto più che di linee di dialogo didascaliche e deterministiche. Ad un tratto capita che un’impavida adolescente, sola e pensosa, compia suo malgrado una home invasion, introducendosi nella camera del bimbo allettato per via di finestra. Lasciami entrare?

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Da qui l’amicizia e gli eventi prendono una piega davvero inaspettata, perché se l’iniziale reazione ostile della madre appare linearmente coerente con un senso di protezione ossessivo e deviante, imprevedibile invece è il crescendo di violenza che la stessa impartisce al povero figlio, picchiato a sangue, umiliato, seviziato, privato della sua intimità. La violenza è un interruttore, attiva le immunodifese del padre che vive di rimorso non si sa bene quale, ma soprattutto innesca un incosciente spirito di competizione nella ragazzina, che torna, e torna ancora in quella casa, e si introduce ovunque, anche nella cantina, in the basement, dove c’è tutto, il dramma, la suspense, la follia, l’inizio e la fine.

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Di più ovviamente non vi dico, perché sono fedele a John McNaughton che vive per depistarvi e perturbarvi, qui si concede addirittura il lusso della ringkomposition, apertura e chiusura su un campo da baseball dove giocano i piccoli yankee (screwball-dark-comedy?), in mezzo le sue solite, provvidenziali, nutrienti schegge di foliia. E ora provateci voi, a chiudervi in una sala, con Nanni e Margherita Buy, a piangere un morto in un film morto girato da attori morti, e poi ditemi se almeno voi lo avrete, prima di addormentarvi, un momento di rimorso.

teh harvest poster

The Harvest

John McNaughton

2013

 

 

 

 

 

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13 pensieri su “Nanni Moretti contro John McNaughton

    • io non sarei così dikotomiko… sogni d’oro ed ecce bombo mi sono piaciuti davvero, palombella rossa quasi, salverei persino il caimano tanto è sgangherato. Non sopporto l’intimismo nichilista, il minimalismo classista, la piacionieria da salotto buono, e di queste componenti La stanza del figlio è zeppa, temo anche Mia madre

      • Boh a me non è mai riuscito a prendere.
        Per quanto Ecce Bombo ha degli spunti anche interessanti, un film di Moretti non mi ha mai conquistato fino a fondo.

      • per me il cinema italiano di oggi é Belluscone, dopo Belluscone tutti gli altri mi sembrano più morti di prima, meno Sorrentino e Garrone certo, e qualche giovane di cui abbiamo scritto

      • Concordo, ora Belluscone non l’ho visto ma me ne hanno parlato bene.
        a livello di nuovi registi ci voglio mettere anche Vicari, poi stanno sortendo fuori degli ottimi documentaristi e film inchiesta (eccezion fatta quelli della Guzzanti che sta sfiorando ormai il delirio settario).
        Decifitiamo totalmente nella commedia e nel film semiserio (l’ultima cosa davvero buona che ho vista in tal genere é Smetto Quando Voglio)

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