#31# Belluscone, una storia neomelodica. E tanti saluti a tutti gli ospiti dello Stato!


Non so più cosa fare/amore mio per conquistarti/ per entrare nel mio cuore/dimmi dimmi com’aggia fà.

Appollaiato su una roccia come il Buddha che osserva dall’alto la vallata in Primavera, Estate, Autunno, Inverno… E Ancora Primavera di Kim Ki Duk, lo sguardo spento, sulle labbra nemmeno l’ombra  di un pallido sorriso. E’ così che immagino Franco Maresco, con gli occhi fissi sul suo quartiere, sulla sua città, sulla sua isola. Sul suo mondo, che è anche il mio. Lo conosce, lo riconosce, perchè ne leggeva avido decenni fa nei romanzi di fantascienza. Sa cosa è successo e quanto sia irreversibile il processo in atto ormai da trent’anni. Lo conosce perchè non gli appartiene più. C’è un solo modo di raccontare questo Paese in maniera efficace e sincera: basta con la logica dell’individuare la causa per riconoscere gli effetti, bisogna sapere e credere che non ci sia più niente da fare, che il proprio racconto non avrà il minimo valore civile e morale, o etico o politico (ahahah), e solo allora l’espressione artistica avrà un senso. Belluscone è un film enorme, il miglior film italiano dell’anno e non solo dell’anno.

bellu

Fai ‘a difficile cu mme/tu non vuò cadè nella mia trappola.

Fa domande banali sulla mafia, Maresco, e in risposta ascolta grugniti o parole vecchie di settant’anni, le stesse parole in bocca agli uomini anziani e ai giovani dal look contemporaneo (usciti in massa dagli antri della De Filippi), lo stesso atteggiamento, nessuna differenza generazionale. E’ agghiacciante vedere i vecchietti spalla a spalla con le adolescenti, tutti a dimenarsi in deliquio sotto il palco di un cantante neomelodico a stento ventenne, a cantare in coro parole assurde su basi musicali che pure la pianola della Bontempi rifiuterebbe. L’orrore, senza l’ironia del pregevole Song’e Napule dei manetti Bros, perchè è questa una delle metastasi più evidenti del Paese.

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Mi sono fatto dare il tuo numero privato/aggie chiamato cento mila vote/sulo pe ce pruvà/e mo sì ce pruve tu/num me rispunne cchiù.

Lo sguardo di Maresco per fortuna si è stufato subito del (probabile) progetto di ricostruzione documentaristica dei “misteriosi” legami di Berlusconi con la mafia, che doveva essere, forse, la spina dorsale di Belluscone – Una Storia Siciliana. Nonostante consideri inutile l’arte del filmare (o forse proprio grazie a questo), Maresco riconosce in Ciccio Mira un protagonista molto più interessante di Silvio Berlusconi. I gesti, le parole balbettate, gli sguardi eloquenti di Mira sono cinema esaltante, e purissimo pure. Belluscone mi ha trascinato con forza nel suo vortice di verità e finzione – una contrapposizione del tutto immaginaria in un Paese come il nostro – tanto che davanti all’apparizione di Dell’Utri ero convinto, nonostante l’evidenza, che si trattasse di un sosia, e quando lo stesso Dell’Utri indica in Berlusconi la gola profonda che può disvelare l’arcano del caso Mattei, ho raggiunto l’ascesi mistica.

utri

Chiamate anonime/#31# pe te sentì/ baci di nascosto/frasi sotto voce/pe nun te fà capì.

Per misurare l’importanza epocale di Belluscone, è sufficiente provare a vedere, subito dopo, La Trattativa di Sabina Guzzanti. Io ho resistito quaranta minuti, abbandonandola ai suoi siparietti mediocri e inguardabili (inferiori persino alle ricostruzioni televisive dei programmi di Santoro) da maestrina salottiera lontana anni luce da qualsiasi ipotesi di cinema. Draquila sembrava infinitamente migliore, ma non certo per merito della Guzzanti: erano le immagini, solo le immagini, ad essere più potenti, l’Abruzzo era un set che faceva tremare i polsi senza alcuna necessità di parlarci sopra.

vittorio ricciardi

Quello di Maresco è invece un film che resterà impigliato in qualche angolo della memoria, rispuntandone fuori inatteso quando qualcuno pronuncerà una delle parole chiave. Cioè sempre, e per sempre.

 

 

 

 

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6 pensieri su “#31# Belluscone, una storia neomelodica. E tanti saluti a tutti gli ospiti dello Stato!

  1. Grande film anche per me. L’unico da quando è morta la Commedia all’italiana (e le sue maschere) che sia riuscito senza retorica a raccontare la mostruosità dell’italiano. Un’invenzione potente questa trasfigurazione del Berlusconi uomo in Belluscone entità astratta.
    Consiglio anche la visione di Io sono Tony Scott, che in qualche modo è affine.

  2. Ok mi hai convinto, anche solo per avere avuto le palle di dire quello che non si può dire sulla Guzzanti pena essere tacciati di Berlusconismo: che da quando ha subito la vicenda Raiot, ha perso il capo, entrando in un tunnel di delirio che la porta a fare film(?) penosi, ossessivamente incentrati su Berlusconi e che, non essendo filati ZERO da pubblico e critica, la portano ad accusare di COMPLOTTO verso di lei l’UNIVERSO intero.

    Cercherò Belluscone :)

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