#JupiterAscending: il capitale umano, alla conquista dello spazio.


Parlami dell’esistenza, di mondi lontanissimi, di civiltà sepolte, di continenti alla deriva. Parlami dell’amore, che si fa in mezzo agli uomini, di viaggiatori anomali, in territori mistici. Di più. Seguimmo per istinto le scie delle Comete, come avanguardie di un altro sistema solare. La missione dei fratelli Wachowski è questa: creare mondi, immaginare gente, vedere il potere. Lo fanno in modo sempre diverso, con risultati disuguali, ma non importa, continueranno a farlo, irriducibili, nei secoli dei secoli. Anche quando non avranno più a disposizione fantastilioni a sostenerne capricci ed idee, saranno capaci di creare cosmogonie con la carta riciclata, con la plastica differenziata, con i cocci di vetro. Perché loro sono i Wachowski, e questo è il loro biglietto da visita. Ora, Jupiter Ascending.

jupiter ascending

Che è un reset più che un film, un tornare all’inizio del millennio ma con la reminiscenza delle esperienze che sono venute dopo: un aggiornamento di Matrix, per farla breve, attraverso i territori di V per Vendetta (è una loro creatura, come Poltergeist è di Spielberg), Speed Racer, Cloud Atlas. Divertiamoci come fossimo il terzo dei fratelli e guardiamo a ritroso. In Jupiter Ascending c’è la riflessione sul tempo, e sull’amore che lo annulla e lo eternizza, che era già sviluppata in Cloud Atlas, ma se lì la presenza ingombrante di Tom Hanks conferiva alla narrazione un’andatura tediosa e non del tutto comprensibile in modalità Robert Zemeckis, qui è tutto semplificato. Jupiter Ascending è l’epos di Jupiter che deve salvare il mondo e la galassia, popolata da genie non aliene, ma diversamente umane, che ambiscono al controllo del tempo, la risorsa scarsa per eccellenza, l’unico vero potere. Ciò che fa la differenza tra un uomo e un dio. Jupiter è Mila Kunis, al suo fianco un attore vero, e che attore, Channing Tatum nel pieno della sua straripante fisicità.

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Il destino di Channing è recitare con il corpo – Magic Mike, Foxcatcher – qui lo fa in modo addirittura belluino, essendo una sorta di cane mannaro derivante da geni umani e canini ibridati. Gira per il cosmo su due stivali a reazione, con i quali surfa nell’etere manco fosse Starlord o Silver Surfer, e formidabili sono gli impari conflitti che intraprende con le fortezze volanti del male, girati a velocità supersonica quanto le corse di Speed Racer. Le guerre stellari abbondano, si entra e si esce da mille pianeti, tra tempeste spaziali ed esplosioni nucleari, ma non è questo il cuore del film, anzi è il suo minus, la strizzata d’occhi necessaria a quel target infame che è lo spettatore adolescente (infame perché costretto a razzolare come gallina, potendo invece volare come aquila). E’la rivoluzione che interessa ai nostri fratelli, il coming of age di Jupiter che le permetterà di salvare il mondo pur lasciandolo – apparentemente – immutato, perché importa ciò che si è non ciò che si fa, quindi, anche se per lavoro pulisce i cessi come Cenerentola, è lei la nostra salvatrice, la principessa proletaria che distruggerà la fortezza con i cattivi dentro, come la Westmister di V For Vendetta. I cattivi da annientare sono pericolosissimi e fanno paura per davvero, perché non sono macchine, noooo, non sono dittatori, noooo, peggio!

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Sono capitalisti finanziari, come quelli contro cui bestemmiamo impotenti da mane a sera. Il cosmo di Jupiter Ascending è infatti una sorta di federazione bancaria ultraliberista, dove un cartello di 3 grandi imprenditori controlla la risorsa scarsa di cui sopra, ricorrendo a metodi non proprio ortodossi per produrre il siero antinvecchiamento, aumentando al massimo il profitto e considerando il lavoro come costo, semplice variabile dipendente, come una macchina fungibile cioè. I lavoratori, non i tiranni, sono macchine biologiche, come in Matrix, più che in Matrix. In un cosmo fatto a misura di impresa, la burocrazia controlla anche il potere costituito, e qui i Wachowski sorvolano i territori kafkiani di Terry Gilliam, scene di scartoffie e uffici statali in Jupiter Ascending come in un Brasil 2.0. Soprattutto, dove il potere è profitto, vale tutto: l’inganno come capacità contrattuale, la truffa come arte, l’interesse privato come virtù.

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Tutto questo non è poco, anzi, è troppo per un film disordinato di caos e di anarchia, che non parla ai pischelli ma agli entenni e agli antenni, a quelli che il tempo comincia a stargli stretto. Il tempo, cari miei, è un’illusione capitalista, solo l’amore è per sempre. Forse.

No Time, No Space, another Race, of Vibrations, the Sea of the Simulation. Keep your feelings in memories, I love you, especially tonight.

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