Qualche altro schiocco di frusta


Con estremo disappunto abbiamo constatato che sul vostro corpo rimane qualche centimetro di carne non martoriata da lividi e striature di sangue multiformi. Il nostro senso del dovere ci impone di infierire, quindi, con premura e precisione. Apriamo una copia di Nocturno n. 149 e continuiamo a sfogliare il dossier Cinquanta Schiocchi Di Frusta. Accomodatevi e mettete le mani bene in vista, mentre andiamo a prendere manette e bende.

nocturno

My Mistress

Stephen Lance

2014

mistress 1

Emmanuelle Bèart era la donna più bella del mondo. Dopo il ricorso alla chirurgia estetica, cinquantenne, adesso è “solo” una milf ad altissimo potenziale erotico. Sul suo corpo la divisa in latex nero da dominatrix risulta essere la cosa più naturale del mondo: nella sua bondage room color rosso sangue schiocca la frusta con scatti d’ira che conquistano lo sguardo, colpisce e sottomette i suoi facoltosi clienti, immobilizzati su cavallini a dondolo o travestiti da cani, conduce una impeccabile cerimonia del tè scandita da godibilissimi scatti di violenza che ricordano, molto alla lontana, l’inarrivabile R100 di Matsumoto. Nel primo lungometraggio dell’australiano Stephen Lance non c’è però nient’altro di buono. Parzialmente basato su sue esperienze personali, è una trita e noiosa coming of age incentrata sui primi pruriti adolescenziali di un 16enne (Harrison Gilbertson, look e atteggiamento ispirati a James Dean) attratto da una donna matura, che diventa un melodramma sempre più noioso e reazionario, squallidamente rivolto ad un pubblico universale, privo quasi del tutto di scene di sesso e mai disturbante. Il BDSM, qui, è una lucina rossa messa lì per catturare l’attenzione. Ma la Bèart è una lucina irresistibile.

mistress 2

 

Exhibition 2

Jean-Francois Davy

1978

ex 2

Secondo capitolo della trilogia di Jean-Francois Davy, questo docufilm verité del 1978 è forse l’esperienza visiva più estrema del genere, una sorta di Act of Killing BDSM somministrato con una massiccia dose di Cura Ludovico e la musica di Wagner anziché di Beethoven. C’è Sylvia Bourdon, giovane pelosissima pornostar e dominatrix sadista , e c’è Yann, il suo schiavo (subumano, lo chiama lei), 60enne bisex masochista sedicentemente scampato alle cure della Gestapo, ora bisognoso delle stesse amorevoli attenzioni per continuare una vita normale. Ripresi in mezzo ad un gruppo di morbosi orgiastici riccastri, i due inscenano performances epocali, tra fruste sputazze umiliazioni ed esibizionismi verbali, per arrivare ai coltelli che incidono a sangue schiena e petto e lingua. Si resta stupefatti ma inorriditi, la lettura di Davy è marcatamente politica: il sadomasochismo non è liberazione ma oppressione dell’altrui identità, quindi gioco di ruolo di matrice fascista, come fascista è Sylvia, che in favore di camera teorizza l’eutanasia spartana per handicappati ed anziani e di recente ha abbracciato il movimento estremista degli Identitari francesi. Assoluto, imperdibile, essenziale, purtroppo irrimediabilmente tagliuzzato dalla censura.

exxx1

 

Punish me

Angelina Maccarone

2006

punish

Ci deve essere un motivo se i Tedeschi sono l’unico popolo ad avere una categoria dedicata su YouPorn (sono presenti anche Asiatiche e Latine, ma è un cluster continentale). Lo stesso motivo che porta Houellebecq a considerare i video homemade tedeschi come unica vera alternativa al porno omologato. Semplicemente, i Tedeschi lo fanno meglio, vanno dritti al dunque e combattono il kitsch con il naif. Punish Me è l’esempio di come una regista femmina possa girare senza patina e tabù una storia strampalata, in cui si intrecciano sadomasochismo, pedofilia, prevaricazione. Girato in un bianco e nero punitivo, narra del vortice di sensi in cui cade l’attempata Elsa, assistente sociale rigida come un Kapò, moglie e mamma che cede alle lusinghe di un sedicenne borderline disturbato e feticista, aspirante schiavo – sembra Xavier Dolan, di lineamenti dico – e ci va di spatola, di frusta, di catena e guinzaglio, senza orgasmo fino all’apocalisse familiare e professionale. Violenza e repressione, ragione e sentimento, chiappe puerili arrossate esibite anche in modo spregiudicato, ma la conclusione amara è didascalica, il sadomasochismo si prostra prono allo status quo. Avremmo preferito una santa, sana, salvifica martellata sui testicoli.

punish 3

 

 

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