It Follows.


La professoressa si infervorava, nella trance accademica ci augurava un futuro da piccoli commercianti, perché a quel tempo solevamo fare gli originali, ma l’originalità non esiste, diceva, è un concetto tardo romantico, prelude allo ubermensch, invece tutto ciò che è buono reitera, deriva, scaturisce, esorbita. Basta con le sue fallacie casuali, scandivamo noi edotti automi, avanti è il progresso, indietro la reazione, e con quella sicumera la annientavamo, ci illudevamo di farlo, ma allora era giusto così, allora eravamo immortali. It Follows, di David R.Mitchell.

it follows 1

Che è manifesta dichiarazione di intenti sin dal titolo, un film che segue un altro film, The Myth of American Sleepover, e senza di esso resta monco. Stesso universo parallelo: da qualche parte nella provincia americana, persi nel tempo di un’estate tra gli anni 80 ed oggi, ragazzi e ragazze si trovano insieme in case vuote, adolescenti in movimento apparentemente casuale, in realtà meccanico e perfetto come un cerchio. Circolari sono le piscine gonfiabili, circolari i virtuosissimi movimenti di macchina, circolari loro seduti uno accanto all’altro, circolari i confini dello spazio consentito, perché il pericolo sarebbe fuori. Invece no, il pericolo è dietro ma si rivela andando avanti, per paradosso trasformandosi, perdendo qualcosa per diventare qualcos’altro, qualcun altro. Una maledizione antichissima, lenta inesorabile come la primavera, passa da uno all’altro per via sessuale, quindi il sesso è la colpa, ma anche una liberazione possibile per colui/colei che ne diventi consapevole.

It Follows 2

Chi invece non lo sa è condannato al terrore, chiunque può essere la Bestia che insegue e busserà alla sua porta, andare avanti si deve solo perché bisogna fuggire, cercare di correre verso un altrove privo di protezione. Gli adulti infatti non soccorrono, parlano al vento senza essere ascoltati o sono anch’essi i mostri da cui scappare, perché la Bestia è come l’agente Smith di Matrix, quello assumeva qualsivoglia sembianza in quel mondo di macchine, questa pure in questo mondo di automi. Persi tra lampi di cinema (rsvp Donen, Hitchcock) e parole d’autore (Dostoevskij), percorrendo territori ostili su auto familiari, gli adolescenti scopriranno non l’amore, chè quello si conosce sin dal grembo materno, ma la morte, che purtroppo non è una nemica da battere, è solo il senso di tutte le cose, un senso orribile che viene prima e dopo di tutto, meglio ignorarlo, meglio prendersi per mano e guardarsi le spalle, l’un l’altro, tertium non sequitur.

It Follows 3

David Mitchell è un regista differente, la sua idea di cinema ci piace, è dicotomica, prendere o lasciare. It Follows è nichilista, meno perturbante di Spring Breakers ma assai più spaventoso nel descrivere il grande buio senza glitter e colori fluo. Opera pregna di valore simbolico, dalla regia mirabile e discontinua, costruisce una realtà alternativa dove oggetti di modernariato vintage convivono con strampalate creazioni tecnologiche (lo shell-phone, parodia del cell-phone il lettore di E-book che sta in un porta cipria), dove i fantasmi vengono talvolta uccisi a colpi di arma da fuoco, dove lo spavento è senza fine. Homo homini incubus.

 

 

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