#Maggie, Schwarzenegger alla ricerca del tempo perduto


Fai il mestiere che sai, che se non ti arricchisci camperai. Dopo una breve stagione in cui è stato prestato alla politica, con risultati tutto sommato dimenticabili – fatta eccezione per due condanne a morte regolarmente avallate ed eseguite durante il suo mandato -, il buon Arnold è tornato al mestiere di un tempo, occupare il grande schermo nella sua interezza, spalmandoci dentro tutta la sua mole che un tempo era turgida ed ipertrofica, oggi appare flaccida e preteradiposa, anche un po’ in decomposizione. Segno dei tempi, anzi, del tempo che passa per tutti, anche per gli uomini di acciaio, ma non ci va di condannarlo (a morte) per il deperimento del corpo, ci va di massacrarlo per il deperimento dello spirito, che lo porta ad accettare ruoli ignobili, orribili, ai confini dell’indie, che dico, ai confini del cinema d’autore. Maggie, di Henry Hobson.

maggie

Che Arnold in realtà ci aveva pure provato a rimettersi in carreggiata, malamente supportato dalle articolazioni logore e da una mandibola in capriccioso stato di paresi semi-permanente, e si era affidato alle cure di alcuni suoi grandi fan: Jee-Woon Kim, il genio coreano di I Saw the Devil, gli aveva costruito attorno un new western adrenalin-crepuscolare, The Last Stand, con risultati disastrosi in patria e appena mediocri all’estero. Era stato poi il turno di Ayer, che lo aveva ricoperto di nero fumo in Sabotage, ma era andata addirittura peggio, i critici avevano parlato di Arnie  non come il corpo del cinema, ma come una salma del cinema, attorno al quale si metteva in scena una commemorazione funebre. Questa cosa della salma lo aveva fatto incazzare parecchio, non usciva più di casa e si iniettava nei bicipiti serie tv abbestia, tra queste ovviamente The Walking Dead. The Walking Dead, il colpo di grazia. Mentre la seconda stagione già gli fluiva in vena, Arnold venne a conoscere The Governor, l’immenso, indimenticabile The Governor, il nostro eroe monoculare preferito, e andò su tutte le furie, chi è questo impostore?, urlò ai suoi attrezzi ginnici impauriti, come osa, sono io il governatore (della California), sono io l’unico The Governor!

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Prese il telefono e chiamò la segretaria di Frank Darabont, ma Frank non c’era, e nemmeno più c’entrava con The Walking Dead, la signorina però si intenerì e gli passò il titolista della serie, che di nome faceva Henry Hobson. Questo si commosse, e decise su due piedi di fare non una sigla, non una serie, ma un intero zombie movie con Arnie come protagonista. Cioè, non proprio protagonista visto che al box office non si comanda, diciamo coprotagonista, accanto a lui ma in realtà sopra di lui ci avrebbe messo Abigail Breslin, la giovane attrice ex-promessa di Little Miss Sunshine, cresciuta non benissimo e con una buona sequela di insuccessi alle spalle. Padre e figlia sarebbero stati, nel solito mondo post contagio virale apocalittico,  infestato dai non morti e fotografato come fosse Take Shelter dallo stesso direttore della fotografia di Take Shelter. Padre e figlia, solo che Arnie ha quasi 70 anni, Abi 19, quindi sarebbe stato più giusto parlare di nonno e nipotina, ma Hollywood non era pronta per storie così estreme, poi il regista si chiama Hobson, mica Haneke o Von Trier.

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Il film che è scaturito da tutto questo è la cosa più inguardabile della stagione, che dico inguardabile, inutile, ai limiti del reato penale. Lento, banale, mal interpretato, mal girato. Maggie viene morsa da un non morto e la sua fine è segnata, di lì a qualche giorno muterà in zombie, solo che non accetta l’eutanasia di stato e decide di passare la fase terminale nella masseria del babbo, che ha una nuova compagna e altri due figli piccoli, a 70 anni, come no. Niente colpi di scena, niente zombie massacre, niente umani che sono più crudeli dei walkers, solo un disperante ecclesiastico incedere verso la fine, con Arnold chiamato suo malgrado a recitare da padre dolente, nemmeno un mitra in mano, e Abigail che è la prima a non crederci e risulta più ridicola di Aubrey Plaza, ma almeno Life After Beth era, appunto, una zombie comedy. La fine del film è ovvia, la tragedia preannunciata in ogni fotogramma puntualmente accade, ma è così posticcia che non strappa nemmeno una lacrima.

Governor-Schwarzenegger

Anzi sì, ce ne strappa una sola, dall’occhio sinistro, ed è tutta per Arnold, costretto a questi lavori umilianti da quei due spiccioli della pensione da governatore. Altro che American Dream.

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