Les Combattants, amore al primo incontro


Mi documento sulla nutria, che mi ha sempre affascinato nel suo status di animale rinnegato, è infatti considerato alla stregua di un grosso topo, fuggiasco, allevato per la pelliccia poi liberato o liberatosi da allevatori in disarmo, versatile, in quanto capace di adattarsi all’ambiente in cui si trova. In merito all’adattabilità della nutria, ricordo che una rivista di altissima levatura scientifica, il Venerdì di Repubblica, parlava tempo fa di isomorfismo animale, così comincio a peregrinare intorno a questa definizione ma nulla trovo. Trovo invece una curiosa definizione di isomorfismo  sociale, nel quadro di una più ampia analisi sulla teoria ecologica per lo studio delle organizzazioni: “L’isomorfismo, che caratterizza tanti aspetti della società contemporanea, viene così visto dai teorici delle popolazioni organizzative non come un processo di adattamento passivo delle singole unità, ma come il risultato complessivo della competizione presente in una società competitiva e aperta. I più adatti a competere in un ambiente – siano essi organizzazioni o individui – finiranno inesorabilmente con l’assomigliarsi”. Les Combattants, di Thomas Cailley, opera prima, pluripremiata in Francia, distribuita in Italia in modi e tempi relativamente decenti.

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Si sorvoli pietosamente sul titolo italiano, Addestramento di Vita, dal retrogusto palesemente dannunziano, si ometta anche il miserevole tentativo di accompagnarlo con The Fighters, mentre gli Americani lo hanno reso con un improponibile Love at First Fight, che in italiano diventerebbe  Amore al Primo Incontro e per paradosso sarebbe l’unica storpiatura realmente esegetica, donde il titolo di questo post. E’ un film straordinario, chiaro fino alla trasparenza, complesso fino all’amarezza, semplice fino alla consapevolezza. E feroce, fino all’allegrezza. Diviso da me medesimo in tre atti, narra delle vicende assai ordinarie di Arnaud, ragazzo artigiano, che gestisce con il fratello una piccola impresa di arredamenti da giardino e cerca suo malgrado un posto nel mondo, ma siccome non ne è cosciente continua semplicemente e placidamente ad esistere, permettendosi talvolta innocenti insignificanti scatti di rabbia, finché un giorno, sulla spiaggia, si imbatte in un gazebo dell’Esercito, e vai con la techno music! I graduati organizzano dimostrazioni di autodifesa personale, pubblicizzano campi di addestramento estivi, il criminoso proselitismo sarebbe rivolto a giovani in cerca di esperienza forti, invece dai dialoghi tar Arnaud e i suoi amici apprendo che l’esercito è il secondo job recruiter di Francia, il primo è McDonald: segno della crisi credo e spero, di un modello di organizzazione sociale in via di decomposizione, ma tant’è. In uno scontro dimostrativo, Arnaud affronta a mani nude Madeleine, ragazza durissima e purissima, e si capisce che già la ama, poi la reincontra sul luogo di lavoro –  è la proprietaria del giardino della megavilla che lui deve attrezzare – e comincia il suo periglioso corteggiamento. Perché Mad è una ribelle senza causa, è rabbia giovane nel corpo ma alta borghesia nello spirito, non cerca un posto nel mondo perché ce l’ha dalla nascita, lotta (con se stessa) per prepararsi a una certa qual fine del mondo. Fine primo atto.

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Il secondo atto, quello più politico quindi più comico, si svolge in un campo di addestramento militare che nemmeno il colonnello Buttiglione: ragazzi che si fanno i selfie, prove di resistenza fisica da centro benessere, giochi di ruolo da parco divertimenti. Arnaud, isomorfo per natura, ci si adatta e sviluppa autorità ed autorevolezza, Mad no, resta incazzata come una bestia, anzi di più, arriva alla sociopatia ed alla violenza nichilista. Lui non si spaventa, vuole prendersene cura e forse ci riuscirà, nel terzo atto.

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Che rimanda al Malick non a caso citato: fuga a due e vita nella natura, mera sussistenza (i farisei la chiamano relax), nessun obiettivo pianificato. Caccia, cibo, sesso. Laguna Blu. Paradise. Poi tutto va in fumo, letteralmente, e Arnaud l’uomo nutria, Arnaud l’isomorfo si ritrova a combattere contro gli elementi, disperato, arrabbiato, solo, solo per salvare Madeleine. L’epilogo è, non un lieto fine, ma un’estensione del dominio e della lotta, sancito magistralmente dalla colonna sonora più acida, dissacrante e trascinante degli ultimi anni (circa le scelte musicali, ComingSoon.it parla di chiara influenza dello stile di Sofia Coppola, concordo totally).

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Il virgolettato iniziale sull’isomorfismo è di Giuseppe Bonazzi, Definizione di Organizzazione, in Treccani.it. Ove vi fosse sfuggito, sono costretto a ripetervelo e a ripetermelo: i più adatti a competere in un ambiente – siano essi organizzazioni o individui – finiranno inesorabilmente con l’assomigliarsi.

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