Prince Avalanche, ghost soundtrack


Una signora, probabilmente vedova e sicuramente fantasma, si aggira tra le ceneri della sua casa distrutta da un incendio. Sta cercando la sua licenza di volo, che è fatta di carta quindi è sicuramente ridotta anch’essa in cenere. Ma continua a cercare: magari per un colpo di fortuna o un miracolo, la licenza è ancora intatta, nascosta da qualche parte sotto la cenere. Alvin ascolta la sua storia, la aiuta per un po’ nella sua vana ricerca, e la saluta con un caloroso abbraccio. Una scena straniante, che in qualche modo sembra un piccolo mockumentary: e invece mock non lo è per niente, quella donna fantasma non è un’attrice, è una reale sopravissuta all’incendio. Che recita nel ruolo di un ectoplasma, certamente a sua insaputa. Anche tre bambini, probabilmente orfani e sicuramente fantasmi, si aggirano tra le ceneri della loro casa. Giocano. Alvin e Lance li osservano mentre passano lungo la strada texana. Stanno dipingendo di giallo le corsie stradali in una zona devastata dall’incendio. Ma questa non è una ghost story.

Prince_Avalanche_QUAD

Alvin è Paul Ant-Man Rudd, Lance è Emile Hirsch, e quest’ultimo sfoggia una panza di tutto rispetto: gli sarebbe stata utilissima Into The Wild, mentre qui lo fa diventare la teen-version arrapata di Jack Black.

Prince

David Gordon Green non è Terrence Malick, ma al suo meglio – è questo film è il suo meglio – rappresenta una versione modesta e Sundancizzata del cinema di Malick, intenso e sincero, che non è affatto poco. Girato in pochissimo tempo e con estrema lucidità ed eleganza, senza una ripresa in interni che sia una, totalmente immerso in una sorta di Ade naturale (la foresta che inizia a resuscitare un anno dopo l’incendio: immagine di un sud gotico, ultraterreno e bizzarro), che diventa la cornice perfetta in cui inserire simbolismi come se piovessero, tutti molto semplici ed evidenti ma mai irritanti o fasulli. Escludendo i bambini che vediamo giocare da lontano, nel film ci sono solo quattro personaggi. Almeno due di loro sono fantasmi. Il film viene introdotto dalla scritta in sovrimpressione che ci fa sapere del vero incendio in Texas, nel quale sono morte quattro persone. Quattro come i personaggi. Ma questa non è una ghost story.

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Invece si, è proprio una ghost story. L’elemento determinante e rivelatore è la musica. La colonna sonora di Prince Avalanche è stata composta da una band post-rock che risponde al nome, epico come la loro musica, di Explosions in the sky (in collaborazione col compositore David Wingo, amico da lunga data del regista), per i quali deve essere stato un gioco da ragazzi creare le atmosfere sonore appropriate alla pellicola, più ambient e ricca di droni, priva delle esplosioni chitarristiche alle quali ci hanno abituati nei loro dischi. Da anni la loro musica è universalmente descritta come “colonne sonore per film immaginari”, ed è ridicolo che questo sia solo il loro secondo lavoro per una colonna sonora “reale”.

loves him very much

E’ principalmente merito della band (di base ad Austin, 40 chilometri dalla zona devastata dall’incendio) se anche nelle scene più comiche e apparentemente leggere, da commedia e buddy-movie, è sempre ben presente la sensazione di essere indotti in uno stato di disconnessione, quasi di trance. Fredda. Eterea. La stessa sensazione che provate quando un fantasma vi passa attraverso. Avete presente, no?

 

Prince Avalanche

David Gordon Green

2013

 

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