Alex De La Iglesia e i toporagni ballano la Macarena


Nella Spagna fascista degli anni 50, Dietro La Porta Chiusa, Two Sisters nell’Appartamento. Una appena diciottenne,  ne esce appena può, cercando di andare incontro alla vita e alla passione. Montse, la maggiore, dall’appartamento non esce mai, non è mai uscita, forse non ne uscirà mai. E soffre l’incalzante voglia di evadere di sua sorella. La vessa, la mena, la opprime. E’ agorafobica, tossicodipendente dalla religione e dalla morfina, chè i fantasmi da tenere a bada son tanti. E’ lei a trascinarsi dentro il peso della storia indicibile della famiglia, che è intuibile dopo pochi minuti di film, ma viene svelata a poco a poco, frammento per frammento, come gocce di sangue che cadono ritmicamente su un fazzoletto di seta immacolato: il dolore della ferita lo conosciamo, ma la macchia rossa che si allarga fa sempre il suo effetto.  Un perfetto psicothriller condominiale, ed è solo l’inizio. Musarañas si trasforma in un horror furioso e sfrenato. Qualità garantita: produce un certo Alex De La Iglesia.

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Juan Fernando Andrés e Esteban Roel. Uno è bravo a dirigere gli attori, l’altro a curare suono e fotografia. Amici da vent’anni, nel loro primo corto hanno avuto il piacere e l’onore di dirigere Carolina Bang, con la quale dicono di essersi trovati benissimo. (E vorrei vedere, maledetti bastardi.) Carolina, oltre ad essere Carolina, e a spronare la coppia di registi, è anche la moglie di Alex De La Iglesia. Alex, accortosi che i tre erano molto affiatati e intenti a riesumare una vecchia sceneggiatura dal cassetto, si insospettì, si incuriosì – ma più che altro si ingelosì – e quando lesse lo script ne rimase conquistato. Al punto da far suo il progetto.

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I tempi erano stretti, De La Iglesia guardò i due con occhi dolci e disse loro: “ragazzi, girare questo film in meno di un mese è impossibile. Io non ce la farei mai. Ma voi dovete riuscirci.” Juan Fernando ed Esteban avevano girato in precedenza cortometraggi senza budget e in condizioni estreme, e risposero così: “Alex, per noi questa è una superproduzione. In 21 giorni ti possiamo girare l’intera trilogia del Signore Degli Anelli”. Non scherzavano, perchè alla festa tenuta a riprese ultimate, De La Iglesia rivelò loro l’esistenza di una voce nascosta nel budget, un fondocassa tenuto da parte perchè tutti pensavano che avrebbero sforato i tempi massimi, e invece la voce cavernosa del nostro cittadino spagnolo preferito sentenziò: “ragazzi, siete fantastici”.

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Che fine ha fatto Baby Jane, certo. Il Polanski di Repulsion, anche. L’aria opprimente e la morbosità onnipresente mi hanno fatto ricordare anche The Butterfly Room del nostro connazionale Gionata Zarantonello. Ma è un altro il film più vicino a Musarañas: La Notte Brava Del Soldato Jonathan, girato da Don Siegel nel 1971, con un Clint Eastwood irresistibile, una carica erotica morbosa e onnipresente, tratto da un romanzo southern gothic.

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Nel film di Siegel, Clint veniva spinto giù per le scale da una delle gelosissime e vendicative protagoniste, punito per essersi sollazzato con una delle educande del collegio. Nell’esordio di Juan Fernando Andrés e Esteban Roel, la caduta dalle scale del vicino Carlos (che si spezza una gamba) è invece fortuita. Per Montse è ovviamente opera divina, e le permette di trascinare un maschio alfa in casa, sistemarlo nel suo letto, accudirlo. A modo suo.

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E’ la scintilla che accende la passione in Montse (una Macarena Goméz da applausi, come sempre. Anzi più che mai), acuisce la tensione fra le due sorelle e provoca una furiosa escalation di sangue che modifica gli interni, in precedenza cupi spenti e grigiastri, dell’appartamento. Gli stessi colori del mondo fuori, dove repressione, maschilismo e cattolicesimo ingrigivano un intero paese.

 

Musarañas (Shrew’s Nest)

Juan Fernando Andrés e Esteban Roel

2014

 

 

 

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