Cannibal Holocaust. Welcome to our Green Inferno


Omega. Omertà. Omissis. La recensione che segue è di quelle definitive, cioè siamo noi che facciamo i conti con i nostri padri, e siccome parliamo di gente degenere, rinnegata, negletta, vituperata, sento il dovere amorale di avvertirvi: le parole che seguono potrebbero urtare la vostra sopita sensibilità, decidete adesso se continuare o meno la lettura, perché oggi non è un giorno qualsiasi, oggi è quel giorno in cui dikotomiko parlò di Cannibal Holocaust.

cannibal holocaust poster

Del blockbuster Cannibal Holocaust, non dell’invisibile Cannibal Holocaust: un film che fu distribuito in tutto le zone dell’orbe terraqueo munite di sale cine, raggranellando, nel 1980, 200 milioni di dollari. Avete capito bene: 200 milioni di dollari. Un film italiano. Nel 1980. 200 milioni di dollari. In Giappone, no, scusate se stamattina rindondo, dico, in Giappone, è stato per lungo tempo  il secondo miglior incasso al botteghino, soltanto  E.T. lo sopravanzò ma col trucco, perché Cannibal Holocaust aveva il divieto ai minori di 18 anni. 21 milioni di dollari incassati nella sola Tokyo, il Sol Levante adorava ( e adora) Ruggero Deodato, anche i suoi film precedenti erano stati premiati da incassoni, ma questo andò ancora meglio, segno che fu premiato dal passaparola di chi lo aveva visto, più che dal prestigio acquisto sul campo da un maestro del genere. Di quale genere? Qui cominciamo a mettere le mani tra ossa e melma, perché da tante parti si parla di filone o genere cannibalico, quello in cui si partiva da riprese reali di riti tribali, si infarcivano con messe in scena di starlette nude e succulente catturate da aborigeni arrapati, si finiva tutto in un grand guignol di tette e pubi e carne umana mangiata di per sul serio o solo sulla celluloide, il che è lo stesso. Una grande abbuffata insomma, ma più viscerale ed empia, dove la visione era di sesso e di sangue, perciò tacciata di perverso voyeurismo, come se guardare un qualunque film sia qualcosa di diverso dal perverso voyeurismo.

Cannibal-Holocaust-1

Non so se la dizione di filone cannibalico sia esatta, certo che in quegli anni che anticipavano l’edonismo reaganiano si badarrosto e non al fumo, ed oggettivamente essere mangiati era una fobia da inconscio collettivo, la borghesia che temeva di essere fagocitata dal proletariato  – oggi la paura è del contagio -, cavalcata da maestri nostrani, i padri appunto, indomiti artigiani, Lenzi, Martino (prima mi riferivo specificamente a La Montagna del Dio Cannibale e alla Ursula Andress che ha tormentato la mia giovinezza), a Margheriti, a Girolami. Tutta gente che ha dato lustro al nostro cinema, ma che ancora qualcuno di voi si ostina a trattare con sufficienza se non con repulsione. No? No? Provate a chiedere ai vostri amici: di cineclub ”Hai mai visto Cannibal Holocaust?”, vi risponderanno dicotomicamente “non mi è mai piaciuto quel genere di film”, oppure “sì, ma non lo ricordo bene, è stato  tanto tempo fa”, il che significa che non lo hanno visto, perché chi lo ha visto davvero non lo dimentica.

Cannibal_Holocaust_(1980)_Ruggero_Deodato_-_Villaggio

Una selvaggia, spietata, scalcagnata critica a tutti i simulacri di società, con particolare feroce accanimento sulla società occidentale ed il suo mito del progresso, condotta inventandosi su due piedi un genere, il mockumentary  – che ancora oggi qualche registello bifolco indie chic millantatore si permette di utilizzare -, aggiungendoci Riz Ortolani e la sua colonna sonora capolavoro, usata come un machete per tagliare le immagini, sovvertirle, stanarle e straniarle. Non vi parlerò della trama, che pure c’è ed è alquanto polposa, vi parlerò delle visioni straordinarie che si susseguono nel film: stupri, sevizie, accoppiamenti, sgozzamenti, olocausti di tribù arse vive, nudità violate, evirazioni, lapidazioni. Visioni, non allusioni. Barbarie primitiva e barbarie moderna, nelle forme più bieche possibili, ma ciò che spaventa davvero non è, ad esempio, vedere una indigena adultera gravida legata, sottoposta a cesareo a coltellate e poi lapidata e impalata, il neonato vagente  sepolto vivo nel fango, ciò che inorridisce è l’assoluta libertà di mostrare, 35 anni fa, le immagini quindi l’allegoria della morte (la morte non è, quindi non si vede, non si può vedere), il contratto sociale comunque fondato sulla violenza, la natura intrinsecamente malvagia dell’uomo. Non è orrore quello che si prova guardando Cannibal Holocaust, è stupore davanti all’apertura della porta più affascinante e pericolosa, quella delle possibilità: di espressione, di visione, di creazione ed anche di distruzione.

CANNIBAL

Un film letale pertanto, soprattutto in Italia, la terra dove comandano i non vivi, il Paese degli omissis e dei cadaveri eccellenti, che sull’oscurità del non visibile perpetuano il controllo del potere. No, in Cannibal Holocaust è tutto visibile, chiarissimo, lampante, perfino lo scannamento di animali, tartarughe squartate, maialini fucilati, scimmie decollate. Morti vere queste, verissime, E Deodato che ci ride sopra, assicurando che tutti gli animali uccisi sono stati mangiati dalla troupe sul set, beffandosi ulteriormente di noi spettatori, delle nostre cene gaudenti a base di costatine insanguinate o di polli trapanati, tanto se occhio non vede cuore non duole. Oggi più che mai, Cannibal Holocaust suscita reazioni scomposte, dall’esaltazione mistica al ribrezzo (leggete questo scambio di mail vegane per impedirne la proiezione ad Anzio, nel 2010), e questo è bene, perché è un miracolo, un’opera dotata di vita (e di morte) propria, immagine collettiva rimossa dall’immaginario collettivo, una delle prove più straordinarie e dolorosamente tangibili della forza del cinema.

cannibal holocaust ending

Dei nostri padri, del cinema dei nostri padri. Capito, Eli Roth?

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6 pensieri su “Cannibal Holocaust. Welcome to our Green Inferno

  1. Se esiste lo Zero Comico, Cannibal Holocaust é lo Zero Splatter per eccellenza.

    Senza quel film e Deodato, non avremmo avuto probabilmente un intero filone a cui anche Roth ha attinto a piene mani

  2. Lo scambio di mail vegane è una cosa allucinante.
    Intendiamoci, anche a me fa un’impressione pazzesca pensare che quegli animali furono uccisi davvero. Però, contestualizzando, non dovremmo neanche vedere Il padrino o Apcalypse Now.
    E quindi, il motivo non sono le bestie uccise, il motivo per cui questo film è controverso ancora a 35 anni dalla sua uscita, è che è una delle poche opere davvero insostenibili mai realizzate.
    Però, a questo punto, sono curiosa di vedere cosa ha combinato Roth. Penso ci sarà da ridere, ma spero che invece sia un buon film.
    Anche perché, se certe cose in questo paese non si fanno, è anche giusto che i nostri padri li omaggi qualcun altro.

    • cara, attendevo querulo la tua Epifania. Hai centrato come sempre Il punto : nessuno si lamenta per il bue sgozzato davvero nel filmaccio sgozzato di tornatore, Baarì dico, e tutti per anni a parlare di snuff per Cannibal Holocaust. Per quanto riguarda Roth, purtroppo, è di questi giorni la notizia che Deodato forse gli farà causa, perchè nè lui nè il suo film sono citati tra i credits – incredibile!_ e lo stesso Eli ha affermato di esseresi solo “liberamente ispirato” a Cannibal Holocaust. Strategia di marketing.
      P.S.: in questo Paese ci pensa Nocturno a proteggere babbi, mamme e nonni :)

      • Non sapevo ci fosse un contenzioso tra Deodato e Roth. I due erano anche amici, Deodato aveva fatto un’apparizione in Hostel 2 che era anche la cosa migliore del film…
        E da Roth una mancanza del genere non me l’aspettavo…

      • Questo sembra emergere da un’intervista a Deodato pubblicata su Nocturno poco tempo fa, staremo a vedere se è uno scherzo, in caso contrario ho già in mente la punizione corporale per Eli…

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