Burying the Ex, di Joe Dante


Mi trovo sovente in posizione mendace, millanto conoscenza brandendo opinioni come fossero verità assolute, al contempo inveisco contro i dogmi e quegli stolti che se ne facciano latori, mi illudo infatti di pensare laicamente ed agire liberamente. Sono in contraddizione, colpevole perché inconsapevole o innocente perché consapevole, è piena trance dicotomica, eppure, nel delirio di questa ambasce, credo in un valore assoluto, la leggerezza, e grazie ad essa mi oriento. Burying the Ex, di Joe Dante.

burying the ex

La leggerezza, dicevo, nell’accezione tramandataci dalle Lezioni Americane: coordinata flebile, resiste anche nei periodi di crisi e transizione, quando buriane e marosi tendono a travolgermi e mi trovo ad invocare l’oscena gravità come una salvifica benedizione. La leggerezza, che nel cinema è semplicità, afflato creativo nel tocco spontaneo del genio, spesso associata ad un genere particolare, la commedia. Dizione impropria, la commedia leggera non è infatti catalogata o codificata negli annali del cinema, a differenza della commedia colorata (nera, rosa), di quella relazionale (sentimentale, familiare), cosmetica (slapstick), balistica (screwball). Colpa dell’invidia e della maldicenza, chi non detiene leggerezza la ingiuria, futilità la definisce, frivolezza, banalità. Come se l’utile, o l’importante, fossero  dimensioni totemiche e non mutanti alla velocità del pensiero. Joe Dante è il genio – conclamato, riconosciuto – che possiede il dono della leggerezza, non unico al mondo, certamente, ma tra i pochi a non smarrirla mai. Burying the Ex è questo, una commedia leggera, una zombie comedy leggera, che gioca rispettosamente con gli archetipi della fiaba (gotica) sotto gli occhi di chi guarda e mentre guarda sorride.

BG_Burying the Ex trailer

La storia, semplice semplice, narra di un ragazzo emo-vintage e della sua fidanzata integralista vegana, attrazione sessuale scambiata per intellettuale, una convivenza impossibile ed esilarante tra due opposti che non si attraggono – si attraggono mai per davvero, gli opposti? -, fino a che la morte traumatica interviene a separarli, e qui il diavoletto ci mette lo zampino, perché la fidanzata cadavere torna alquanto putrescente tra i vivi, assetata di sesso, forzutissima e circondata da mosche, e lui non sa come liberarsene, perché nel frattempo si è invaghito di un’altra, emo-vintage lei medesima, Alexandra Daddario brava e bella bella e brava, e allora deve escogitare un modo per dare alla ex morte definitiva con l’aiuto di un amico sex addicted, che sembra uno spermatozoo schizzato dagli Apatow, o da Kevin Smith, e giù accoltellamenti, agguati, sbudellamenti, equivoci. Personaggi disegnati a pastello tenue o grezzo, empatia immediata in un film che è stato girato in meno di 3 settimane, tanto esiguo e volatile – leggero –  era il budget a disposizione.

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La leggerezza è spesso nemica dell’originalità, questa sì è un’affermazione veritiera, ma è come confrontare mele con pere, la leggerezza è un valore assoluto, l’originalità – se esiste – un valore relativo. Questo quindi è un film non originale, a prima vista derivativo, invece a ben guardare è allegramente divulgativo, indica una strada antologica fatta di culto e di passione: si parte dai manifesti nella camera del protagonista, in versione originale italiana (Il Pozzo e il Pendolo, Terrore dallo Spazio Profondo, Zombie in Soffitta, L’Invenzione di Cludsurfing), si passa attraverso il camion dei traslochi (Romero & Sons), si arriva alla TV che trasmette Il Bacio della Pantera, al dvd di Gore Gore Girls (slurp!),e ancora varie scorribande nelle opere di Corman (Attack of the Crab Monster) e Tourneur (I walked with a zombie), mille altre citazioni visive o uditive sfuggono alla mia rozza attenzione, ma l’acme non mi sfugge, l’acme è La Notte dei Morti Viventi, proiettata in open air nella notte di Halloween, tra lapidi e cripte dell’Hollywood Forever Cemetery, luogo dell’anima, luogo delle anime, dove riposano immortali quali John Houston, Peter Lorre, Johnny Ramone, Edward Bunker, ed è qui, nel pallido plenilunio, che cinefilia e necrofilia si accoppiano, a suggello di un amore folle, e leggero, e rinnovato.

burying the ex poster

Io, e Joe Dante. Some relationships just won’t die.

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2 pensieri su “Burying the Ex, di Joe Dante

  1. Più ti leggo più mi piaci. Hai scritto un sacco di verità. La leggerezza se utilizzata con criterio è un’arma potentissima. Soprattutto in tempi in cui pochissimi sembrano in grado di adoperarsi. Ridateci John Hughes diamine.

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