Campagna elettorale: Lega e M5S si contendono Daredevil


C’è un angolo oscuro nell’universo Marvel. Anche quando i riflettori puntano in quella direzione, il piccolo dedalo di viuzze resta immerso nelle tenebre, a causa dei coni d’ombra prodotti dai vecchi piccoli e sbilenchi palazzi che lo delimitano. Per poter illuminare e rendere visibile quell’angolo è necessario spegnere i riflettori. Bisogna calarcisi con una corda, senza fare rumore e guardandosi sempre le spalle. Bisogna posarci i piedi, e solo allora accendere una piccola torcia. E’ un angolo che diventa visibile solo se illuminato dal basso. Vi regnano mafie russe, cinesi (occhio a Madame Gao, personaggio leggendario) e giapponesi, e i loro eserciti di disperati “clandestini” (e topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Ehm, scusate: sono stato per un attimo posseduto da un grillo sbavante). I loro affari loschi producono montagne di soldi, centrifugati nella lavatrice di Wall Street e destinati a riempire le tasche di politici, giudici e poliziotti corrotti. Il tramite tra le mafie e la città risponde al nome di Wilson Fisk, signore del crimine di New York, tanto potente da imporre il divieto di pronunciare il suo nome. Fisk è destinato a diventare Kingpin, e indossa un elegantissimo abito imbottito di kevlar. Molto meno elegante è la mise del suo avversario, sorta di vigilante notturno che di giorno si traveste da avvocato. Il diavolo di Hell’s Kitchen, l’uomo senza paura, l’uomo in nero. I nomignoli si moltiplicano dopo ogni raid compiuto ai danni dei criminali che infestano il suo quartiere, e ci vorranno tredici puntate per arrivare al nickname definitivo (e ad un look purtroppo più consono all’universo Marvel): Daredevil.

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Netflix colpisce ancora. E colpisce forte, con la stessa brutale violenza dei migliori polizieschi di Hong Kong degli anni novanta (inserendo omaggi e citazioni a Oldboy e The Raid che fanno brillare gli occhi), e i toni dark, lividi e umidi di Nolan e Fincher. Le quasi tredici ore che compongono la prima stagione sono in realtà un unicum, disseminate di frammenti di storia che vanno poco a poco a comporre le origini di Daredevil, e a spiegare la natura degli altri strepitosi personaggi, fino ad un finale geometricamente perfetto, che spiana la strada per una seconda inevitabile stagione. E’ Wilson Fisk, il cattivissimo Wilson Fisk, a rubare la scena anche a Matt Murdoch: è lui il protagonista, lo spietato boss capace di frantumare fino a ridurre in poltiglia una testa a furia di sbatterci contro la portiera della sua automobile, in una scena talmente furiosa e scatenata da mettere i brividi. Ed è sempre lui ad innamorarsi di una donna, gigante capace di una tenerezza struggente e con un cuore bisognoso di affetto e sincerità. Vincent D’Onofrio ha dato corpo e volto ad un villain memorabile e tormentato, e se la serie è a tratti profondamente noir è, ancora, sopratutto merito suo.

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Matt Murdoch è un avvocato cattolico, tutto quello che vede è un mondo in fiamme, ed è costantemente in balìa di forze onnipotenti e dicotomiche – la furia, la tenerezza, la solitudine, la colpa, gli affetti, i ricordi e il futuro. Charlie Cox e la sua faccia d’angelo hanno finalmente ridato dignità Milleriana (il costume nero…) ad un personaggio che ne aveva un bisogno disperato. Il suo alter-ego è probabilmente il miglior incassatore della lunga storia dei supereroi, non importa quante mazzate e coltellate si becca, lui si rialza sempre. E se non ce la fa, ci pensa l’infermiera Claire Temple (Rosario Dawson, che per la gioia dei miei occhi tornerà nella seconda stagione) a ripescarlo in un cassonetto dei rifiuti e a tenerlo in vita.

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A Daredevil è toccato fare da apripista di un progetto Marvel imponente ed articolato, che nel prossimo futuro continuerà a colonizzare l’immaginario televisivo worldwide. I riferimenti al recente passato (il finale di The Avengers) e gli accenni a quello che vedremo a breve, sono per fortuna pochi, per nulla ingombranti e assolutamente secondari. Questa è una serie che sfrutta al meglio le caratteristiche della distribuzione Netflix (tutto e subito), totalmente depurata dalla fastidiosa e artefatta necessità di chiudere ogni singola puntata con un twist. Questa serie è SERIA, realista, cruda e coraggiosa: oltre alle sportellate mozzafiato, sarà difficile dimenticare l’auto-impalamento di un malvivente, che preferisce ammazzarsi piuttosto che parlare di Fisk.  La prima stagione di Daredevil è talmente massiccia e standalone, che l’unica cosa capace di farmi storcere il naso è stata l’apparizione del costume da supereroe…

 

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2 pensieri su “Campagna elettorale: Lega e M5S si contendono Daredevil

  1. Hanno fatto decisamente un bel lavoro.
    Che si arrivi finalmente a fare QUALITA’ anche nelle serie dedicate ai personaggi Marvel e DC (con Gotham e Flash la strada sembra promettere bene e anche Arrow, partito cosìcosì, ha preso una buona piega come realizzazione)

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