Speciale Poltergeist, parte 2. Directed by…


Tobe Hooper, che in tenera età perse il padre, dichiarava di essere stato testimone diretto di eventi riconducibili al fenomeno dei Poltergeist: porte che si spalancavano da sole, piatti che volavano allegramente per la casa, altre cosette del genere, tutti eventi accaduti – o percepiti – dopo la morte del papà. Questi ricordi, affermò Hooper, sono stati l’ispirazione per il film. Nondimeno, anche ereditare l’ufficio di Robert Wise alla Universal ha avuto notevole importanza: Wise aveva infatti dimenticato in un cassetto un libro, che aveva utilizzato durante le ricerche svolte per Gli Invasati, e questo libro trattava proprio l’argomento Poltergeist. Così, quando Spielberg gli propose la regia di Night Skies (che avrebbe dovuto essere il seguito di Incontri Ravvicinati), Tobe rifiutò per assenza di empatia verso gli alieni, e disse a Steven che avrebbe preferito una storia di fantasmi. Steven fu evidentemente stimolato da Tobe, e Night Skies mutò forma e si divise a metà, generando Poltergeist ed E.T.. Eppure, alla domanda “chi ha diretto davvero Poltergeist?”, è inevitabile che la maggioranza assoluta degli spettatori risponda Spielberg.

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Qualcuno potrebbe obiettare timidamente che alcuni elementi del film (la coppia che fuma erba, gli apprezzamenti sessuali di un gruppo di lavoratori su una minorenne, il tentativo di stupro satanico ai danni di Diane/JoBeth Williams) non possano che essere farina del sacco di Hooper, estranei all’universo filmico di Spielberg. Questo qualcuno ha certamente la memoria corta: già sette anni prima, con Lo Squalo, Spielberg aveva mostrato corpi nudi, fumatori di erba, un bambino mangiato vivo, una gamba strappata a morsi e un’uomo che tossiva sangue.
Poco prima dell’uscita del film, Steven Spielberg dichiarava: “Credevo di essere capace di affidare Poltergeist ad un altro regista, e di occuparmi d’altro. Mi sbagliavo. D’ora in poi, se scriverò un film, lo dirigerò io. Non farò passare a nessun altro quello che ho fatto passare a Tobe, e sarò più onesto riguardo il mio contributo ad un film”.
Orecchiati i rumors, la Directors Guild of America decise di avviare un’indagine, allora Spielberg comprò un’intera pagina dell’Hollywood Reporter, per pubblicare un’inserzione nella quale chiedeva scusa a Tobe Hooper e, sulla carta, fugava ogni dubbio sulla paternità registica di Poltergeist: “purtroppo, parte della stampa ha frainteso il lavoro di squadra che abbiamo portato a termine con la realizzazione di Poltergeist, è stata una collaborazione creativa con risultati eccezionali. Ho apprezzato la disponibilità di Tobe nel permettere – a me scrittore e produttore – di partecipare al processo creativo, e so quanto è stato soddisfatto della libertà di cui ha goduto nel dirigere così bene il film. Insieme alla sceneggiatura, Tobe ha fatto sua l’idea di questo film dal principio, e in qualità di regista ha realizzato e consegnato il prodotto finito. Si è comportato in maniera responsabile e professionale, e gli auguro tutto il successo che merita con i suoi prossimi progetti.”

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Nel 2000, intervistato ancora sulla questione, Hooper rispondeva con una chiara insofferenza nel tono: “questa domanda mi è stata rivolta talmente tante volte che la storia dovrebbe essere ben nota a chiunque. Durante le prime due settimane le riprese furono tutte in esterno, avevo bisogno quindi di una seconda unità che riprendesse stando di fronte alla casa. Un giorno io ero sul retro a girare la scena della sepoltura del canarino, e Steven stava girando con la seconda unità la scena delle macchinine da corsa. Un inviato del L. A. Times arrivò sul set in quel momento, così con un suo articolo iniziò la storia del Chi sta dirigendo Poltergeist?”.
Jobeth Williams e Craig T. Nelson, Diane e Steve Freeling nel film, offrirono una versione tutto sommato compassionevole: per loro il film sarebbe stato il risultato di una collaborazione e Tobe Hooper sarebbe stato bravo, prima di essere messo da parte al momento del final cut. A sentire invece Mike Fenton (responsabile del casting), Bill Varney (tecnico del suono), Zelda Rubenstein (che interpretava l’indimenticabile medium Tangina Barrons) e il compositore Jerry Goldsmith, Tobe Hooper non ebbe quasi niente a che fare con la regia del film. Probabilmente la sua unica responsabilità sarebbe stata quella di dire a voce alta “azione!” dopo che Spielberg si fosse occupato di sistemare le macchine da presa, di spiegare cosa fare agli attori e di controllare ogni elemento della ripresa. La vulgata racconta inoltre che Tobe sniffasse cocaina sul set, e subito dopo le riprese fosse entrato in una clinica rehab per disintossicarsi. LA verità. O è una voce messa in giro ad arte, magari dallo stesso Spielberg?

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Al termine di una giornata faticosa e infruttuosa, tutta passata su una scena che vedeva impegnata Beatrice Straight (la dottoressa Lesh nel film) con i suoi due colleghi, Spielberg piombò sul set incazzandosi di brutto con Hooper, che restò muto in un angolo, a subire silenziosamente il cazziatone. Fu l’attrice a prenderne le difese, attaccando Spielberg e accusandolo di aver scritto malissimo i dialoghi. In quel momento fu quest’ultimo a subire in silenzio senza controbattere, con calma congedò tutti, e il giorno dopo i dialoghi erano stati riscritti. Tobe Hooper girò la scena in meno di un’ora senza il minimo problema, dopo che Spielberg chiese scusa a tutto il cast per la sfuriata del giorno prima, sollevando Tobe Hooper da ogni responsabilità. Che questo aneddoto sia totalmente vero o solo in parte, rientra nel ritratto del personaggio-Spielberg, da molti descritto come uno che accetta ogni critica se argomentata e motivata, se finalizzata insomma al raggiungimento dell’obiettivo finale. E comunque una sfuriata ci stava: negli stessi giorni stava iniziando le riprese di E.T. a trenta miglia di distanza dal set di Poltergeist. E non nella stessa strada, come narrano le leggende internettiane. Un po’ meno campata in aria potrebbe essere la collezione di sospetti che gravano sulla originalità della sceneggiatura, che sembra un patchwork di idee rubate e riscritte meglio, ovviamente, visto che si tratta di Steven Spielberg. Le fonti sembrano essere un racconto di Richard Matheson – che diventò anche un episodio di Ai Confini Della Realtà – e una sceneggiatura che era stata inviata alla compagnia di produzione di Spielberg, e che conteneva decine di similitudini con lo script di Poltergeist. Preso atto di questa valanga di trivia, la sostanza non cambia di una virgola; al netto di polemiche, sospetti e teorie della cospirazione, stiamo parlando del film che rappresenta al meglio (forse più di qualsiasi altro titolo da lui diretto) l’idea di cinema che Steven Spielberg ha sempre avuto in testa.

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Le strade di Tobe Hooper e Steven Spielberg si sono incrociate di nuovo nel 2002, quando Hooper è stato reclutato per dirigere l’episodio pilota di Taken, miniserie tv sci-fi incentrata sulla alien abduction. E prodotta da Spielberg.

 

(tratto da Nocturno 151)

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