Terminator Genisys, anzi, Terminator Re-Arniemator


Il futuro non è scritto, dovrei saperlo bene alla mia veneranda età, invece continuo a trastullarmi con il determinismo, credo ancora in una forma laica di consequenzialità tra azioni e reazioni, questa stessa intemerata causalità cerco di trasmettere a mio figlio D., raggiante nei suoi 5 anni d’età, promettente virgulto cinefilo, incurante di un evento accaduto pochi giorni or sono che avrebbe potuto cambiare la mia e la sua vita per sempre – spezzandola, fermandola, trasmutandola – invece è semplicemente passato, archiviato, come archiviato, a 12 ore dall’avvenuta visione, è questo Terminator Genisys di Alan Taylor, incapace di attaccare il podio 2015 di D., in cui troneggiano il prodigioso Humandroid, il rassicurante Jurassic World e l’inopinato Tomorrowland.

terminator-genisys

Genisys, un tentativo maldestro di riposizionare un prodotto vecchio trattandolo come fosse obsoleto, il che è paradossale, in quanto “old, not obsolete” è il leit motiv del film. Il riposizionamento, inevitabilmente, strizza l’occhio agli spettatori più giovani trattandoli come il buon Silvio faceva con i suoi elettori e gli Italiani tutti, cioè come dei bambini di 13 anni (PG13) nemmeno tanto intelligenti. L’eterna lotta tra bene e male continua ad essere declinata nello scontro dicotomico tra umani e macchine, più specificamente tra umani militari/ paramilitari e androidi demoniaci guidati da un’intelligenza internettiana artificiale. Nulla di nuovo sotto questo sole, riproposizione pedissequa dei robot archetipi della saga, dal glorioso T-1000 in metallo liquido cangiante al classico T-800 in doppia modalità, cattivo giovanissimo o attempato padroide. il T-800 è notoriamente Arnold Schwarzenneger qui all’apice della sua seconda vita cinematografica, un riposizionamento nel riposizionamento, in quanto il caro nostro si diverte a fare il babbo-nonno cibernetico circonfuso da un’aura di paciosità alla Baymax (rsvp Big Hero 6 e la teoria degli Abbracci Emozionali) che gli si addice molto poco. E’vero che Arnie era già stato babbo in un film della sua età dell’oro, ma all’epoca rappresentava un genitore sparatutto charlesbronsoniano, qui invece è premuroso ansioso e protettivo. Pedante persino, in quanto la sceneggiatura gli affida il compito di spiegare a parole la filosofia dei continuum spaziotemporali e dei futuri possibili, una logorrea inusitata dalla bocca di uno celebre per le sue espressioni lapidarie e tarzaniane, per natura  poco incline al monologo ed alla recitazione.

terminator sarh clarke

Tra un pippone e l’altro, Schwarzy torna a menare le mani meccaniche nei momenti più divertenti dei film, dove affronta T-1000 in serie o l’ altro lui più giovane, tra esplosioni fantasmagoriche, muri che si sbriciolano, corse in auto  e suppellettili di arredo urbano usate a mo’ di arma bianca. Mi strappa anche sorrisi meravigliati, da Sabotage a Maggie lo facevo orami incapace di movimento e di ironia – dannato il mio determinismo – invece no, qui ci mette l’impegno, quasi mi fa dimenticare che nella sua precedente vita da Governatore della California ha allegramente condannato a morte dei detenuti. Attorno a lui però c’è il deserto, la nuova Sarah Connor, procace e languida, gironzola nel film come fosse Frozen, il suo salvatore, Kyle Reese, ha i tratti somatici del personaggio che dovrebbe morire subito (e senza rimpianti), John Connor, infido doppelganger, è sgradevole e sbagliato come pochi altri nella storia del cinema. Irritazione su irritazione dunque, una puzza di prodotto direct to home video che inquina l’atmosfera da Ritorno al Futuro (Ritorno a un Futuro) cui il marveliano Taylor (ha diretto Thor:the Dark World) dichiara di aver pensato.

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Più che sui parallelismo con i film di Zemeckis , occorre fare una riflessione diversa, se cioè ha senso rivitalizzare antichi franchise nell’era della Marvel Trojka, perché il risultato sembra essere una forte perdita di identità, il T-1000 ad esempio pare una brutta copia di Ultron, o il fratello deviato di Silver Surfer, e le sue evoluzioni metamorfiche non scalfiscono occhi abituati a sgamare i più camaleontici degli X-Men. Diverso il discorso per certa meritoria opera archeologica, abbozzata a tratti grossolani, che rende il John Connor genisysamente modificato assai simile al Tagliaerbe #daunideadistephenking, o rappresenta  i poliziotti inermi e goffissimi, tra essi il deprezzato J.K Simmons, come cloni/replicanti di quelli che effettivamente popolavano gli action liberal reaganiani degli anni 80. Potevano essere degli spunti interessanti, risultano invece facili escamotage per una visione opaca degli anni 80, piena di stereotipi (le musicassette, i punk, lo sproloquio a botte di asshole motherfucker  son of a bitch etc) e priva di anima.

genisys

Il mio giudizio, di conseguenza, sarebbe oscillante tra il negativo ed il disastroso, ma ho ancora un sussulto di filmantropia, il pericolo che ho scampato pochi giorni fa mi ha reso più friabile, e allora, inebetito davanti al PC, googlo tre semplici parole, “old not obsolete”. Il primo risultato è questo, “what the Church can learn from Terminator: Genisys”, una recensione di Christian Today che interpreta il film in chiave religiosa, addirittura biblica. Comincio a ridere, rido a crepapelle, riso e rido, sto ancora ridendo, mi scompiscio e dico grazie al Dio del cinema, se sono vivo è solo grazie a Lui.

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