Twin Peaks, la serie tv del 2015. Intervista distopica a David Lynch


 

«Twin Peaks è diversa. Lontana dal resto del mondo, l’avrai notato. Ed è proprio per questo che ci piace. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, come in tutte le cose. Forse è il prezzo che paghiamo per vivere qui. C’è una specie di malattia nell’aria. Qualcosa di molto, molto strano tra questi vecchi boschi. Puoi chiamarla come vuoi. Una maledizione. Una presenza. Assume forme diverse, ma è stata tenuta lontana da qui da tempo immemorabile. E noi siamo sempre pronti a combatterla. Come i nostri padri. E non finirà con noi. Poi toccherà ai nostri figli»

La recente proliferazione di serie tv di qualità eccelsa alla True Detective, compresi alcuni gioielli autoriali come The Knick di Soderbergh e Top of the Lake della Campion, ha spostato in avanti i limiti della produzione televisiva, arrivando a coinvolgere addirittura, last but not least nella classifica dei desideri del pubblico cinefilo, David Lynch. Niente scuse, la sua Twin Peaks è il fenomeno televisivo del 2015: due mesi dopo la puntata finale della seconda stagione, #chiahauccisolaurapalmer è ancora trending topic su twitter. Il seme inquieto germogliava da lungo tempo, dal 1987 dicono i bene informati, solo che all’epoca le serie televisive avevano altri canoni, dovevano rappresentare realtà lineari e rassicuranti come una serie di fotocopie. Twin Peaks invece è una soap-opera disturbata, con un arco narrativo sottoposto a continue distorsioni, che si incanala spontaneamente nella via tracciata da Lost, Carnival, Dexter, Millennium.

I neuroni producono acelticolina mediante la quale inviano impulsi al proencefalo. Questi impulsi diventano immagini e le immagini diventano sogni, ma nessuno sa perché scegliamo queste particolari immagini

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Cosa c’è dietro il fenomeno televisivo dell’anno? Lynch ci arriva dopo un periodo di relativa inattività filmica, il co-creatore Mark Frost dopo aver gigioneggiato con i reboot dei Fantastici Quattro. Abortito un tentativo di realizzare un lungometraggio insieme, i due mettono a punto un soggetto in grado di unire le loro idee radicali con i temi classici delle fiction e dei telefilm polizieschi, e di giocare con le leggi del noir e dell’horror psicologico. Lo presentano alla ABC, che forte del successo di Scandal approva e stacca l’assegno senza batter ciglio. L’episodio pilota dura ben 90 minuti, e nonostante in esso siano quasi assenti il piglio satirico e lo humour straniante e bizzarro che caratterizzerà il resto della serie, è subito evidente che la caccia all’assassino di Laura Palmer sarà solo un pretesto. Con gli episodi successivi – tutti arricchiti da un potentissimo simbolismo, a volte cristiano, a volte pagano, a volte new age o semplicemente autoprodotto per l’occasione – si va delineando il quadro di una comunità nella quale le corna e le intenzioni di corna pullulano, le donne rischiano tutte di essere ammazzate, e la superficiale tranquillità della cittadina cela a stento un abisso di follia e bestialità, come se in un paesello del Nord Ovest si fossero concentrati gli orrori striscianti che permeavano la Louisiana in True Detective (anche se non sembrano esserci citazioni evidenti, parte dell’ispirazione per Twin Peaks viene sicuramente dalla serie di Pizzolatto, che Lynch ha apprezzato molto). Dopo pochi episodi non ci meravigliamo più se il padre di Laura canta sorridente e giocoso e dopo un istante crolla a terra sconvolto da un pianto disperato. O se lo sceriffo Harry Truman trova un pesce nel bricco del caffè.

Viviamo in un posto dove gli uccelli cantano un grazioso motivo e c’è sempre tanta musica nell’aria.”

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Lo spaesamento temporale (la vicenda è ufficialmente ambientata alla fine degli anni ottanta, ma sono molti gli elementi che sembrano presi di peso dall’immaginario degli anni cinquanta) aumenta il fascino straniante della serie, che trascina il pubblico in un misterioso universo alternativo privo di scappatoie. La prima stagione termina con molte strade (perdute) interrotte, la sensazione che ogni mistero insoluto sia una traccia da seguire, e tiene appesi gli interrogativi del pubblico a delle corde sottili e crudeli come quelle dell’incesto, di una ragazza che rischia di bruciare viva, del beniamino Dale Cooper sparato a morte. A questo punto Lynch e Frost sono pronti a continuare all’infinito, potrebbero adescare e torturare il pubblico con mille altri trucchi, rifiutandosi di svelare il grande mistero. Ma l’ABC spinge per una soluzione chiaramente definita. Più l’ABC spinge, più Lynch si allontana dalla serie, lui che nel pilota aveva personalmente curato ogni dettaglio: era nella sala make-up a controllare il colore del trucco sulla pelle di Sheryl Lee/ Laura Palmer; i granelli di sabbia sul suo viso e la plastica che la avvolgeva sono stati sistemati dal regista. Ubi maior…quando l’identità dell’assassino viene svelata a metà della seconda stagione, (Lynch: “è un’assurdità che questo sia potuto succedere. […] C’era spazio per tantissimi altri misteri. Ma quel mistero era sacro, teneva in piedi tutti gli altri. Era l’albero e gli altri erano i rami. È, come ho detto, una tristezza”), gli ascolti calano vertiginosamente, spaventando gli sponsor e mettendo in dubbio la già annunciata terza stagione.

Da quando hai cominciato a fumare?
Fumo di tanto in tanto, per alleviare la tensione.
E da quando sei così tesa?
Da quando ho cominciato a fumare

TWIN PEAKS, Kyle MacLachlan, Michael Ontkean, 1990-91, (c)Spelling Productions/courtesy Everett Collection

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il regista per una chiacchierata chiarificatrice.

Mr. Lynch, i primi dieci minuti della seconda stagione di Twin Peaks sembrano presi di peso da Breaking Bad, musica compresa. L’agente speciale Dale Cooper immobile sul pavimento della sua stanza, le inquietanti visite in sogno, orchestrate con un tono da commedia dell’assurdo che ha pochi eguali, anzi uno solo, e lei sa qual è. Un altro sospetto, se permette: le due serie sembrano scritte con la stessa grammatica. Entrambe avrebbero potuto durare all’infinito, con la possibilità di aprire innumerevoli botole su sottotrame multiple, e riguardando i due epiloghi la sensazione è che si sia semplicemente deciso di chiuderle.

Certo, non posso negare di aver apprezzato alcuni elementi di Breaking Bad e l’attitudine a tratti palesemente satirica della serie creata da Vince Gilligan, ma Twin Peaks ha una natura differente, non sei d’accordo? Lo sai, vero, che se non sei d’accordo ti ammazzo?

Signor Lynch, ha avuto la possibilità di guardare anche la serie Bates Motel? Come in Twin Peaks anche nella serie ispirata a Psyco la comunità è sempre in primo piano, sia nella graduale analisi dei singoli componenti che nel processo di formazione della comunità stessa, che passa sempre, inevitabilmente, attraverso il crimine e il sesso.

No, non l’ho vista. Ma ho letto casualmente alcune dichiarazioni del team di Bates Motel, che mi accusano velatamente di aver copiato alcuni elementi della loro serie. Come può immaginare, se dovessi incrociarli per strada li ammazzerei. E non esiterei a uccidere anche Bryan Fuller, il creatore della serie Hannibal: un altro che mi punta il dito contro! Secondo lui avrei rubato a Hannibal una certa estetica onirica, un senso di straniamento costante che avvolge la mia e la sua creatura con la stessa nebbia, proprio come quella che caratterizza le cittadine del nord-ovest.

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Il sospetto è legittimo, se mi permette. Le confesso che guardando Twin Peaks ho pensato anche a Veronica Mars, non solo per il tormentone “chi ha ucciso Laura Palmer?” che sembra citare direttamente “chi ha ucciso Lilly Cane?”. Entrambe le ragazze, inoltre, sono state stuprate…

Lei sta mettendo a dura prova la mia pazienza. Alla fine di questa intervista, se continua di questo passo, verrà fuori che le serie dalle quali avrei attinto e rubato sarebbero più o meno tutte quelle uscite negli ultimi venticinque anni. A quel punto è molto probabile che la ammazzerò.

Sono costretto a correre il rischio. Che mi dice di Lost e The Leftovers, che hanno in comune uno degli autori, Damon Lindelof? La cittadina di Twin Peaks, all’inizio così pacifica, si rivela invece ricoperta da una patina fasulla, sotto la quale strisciano le ombre e l’orrore. Esattamente come nell’isola di Lost. Lindelof ha ironizzato su questa analogia, dicendosi comunque lusingato di aver ispirato David Lynch. Che mi dice al riguardo?

Dico che non conosco questo Lindelof, non so che faccia abbia. Il che mi dispiace, perchè se dovessi incontrarlo non lo riconoscerei e di conseguenza non potrei ucciderlo. Lost? Ho visto la prima stagione, e non ricordo di esserne rimasto impressionato. Di The Leftovers apprendo l’esistenza in questo momento, e devo ammettere che è un buon titolo per una serie. Io sono sempre più convinto che dovrei ucciderti: e’ mezz’ora ormai che me le frantumi con le 230 serie tv dalle quali avrei rubato a man bassa, e l’unica mia vera fonte d’ispirazione non l’hai citata nemmeno di striscio. Si tratta di Wayward Pines, andata in onda meno di un anno fa. Massacrata dalla critica come ogni cosa tocchi Shyamalan, e ignorata dal pubblico televisivo, al punto che sembra quasi non sia mai stata messa in onda. Da dove credi che io abbia attinto per il ritrovamento di Laura Palmer? In Wayward Pines Matt Dillon si ritrova sulle rive di un fiume, apparentemente vivo, a differenza della mia Laura. Ma vaga come un morto vivente. Quando vidi la prima puntata (colma, tra l’altro, di riferimenti alle dimensioni parallele e/o oniriche che si mescolano con la realtà), vidi anche l’immagine di Laura wrapped in plastic, nella mia testa. Nacque tutto in quel momento. Poi è stata la mia meditazione trascendentale a mettere insieme idee e spunti, a ordinare questi flash caotici e trasformarli in spinta creativa.

Lei non ci crederà, ma Wayward Pines l’ho vista e apprezzata. E ho anche interpellato Shyamalan sulle sospette similitudini con Twin Peaks. Lui è stato categorico, negando qualsiasi legame: insomma, non sospetta di lei. Ha affermato anche che i vostri immaginari sono lontanissimi, e poggiano su tesi e visioni opposte rispetto alle contaminazioni realtà/sogno. Che ne pensa di Marylin Manson? Ascolta la sua musica? Lui cita sempre i suoi film come fonte d’ispirazione, ed è stato visto indossare una t-shirt di Twin Peaks.

Siamo amici. Lo ammiro moltissimo, e abbiamo molti punti in comune. Ti confesso, così potrai allungare la tua lista di fonti dalle quali avrei attinto per la serie, che ero ossessionato da una sua canzone mentre scrivevo la storia. Era Wrapped In Plastic, e l’immagine di Laura avvolta nella plastica è nata proprio grazie a quella canzone. Marylin mi raccontò che l’ispirazione gli venne dalla malsana abitudine, in America molto diffusa, di avvolgere nuovi e costosi divani in coperture di plastica per tenere fuori lo sporco. Un’abitudine riconducibile a quella sorta di isolazionismo che tende a far chiudere a riccio gli abitanti di una comunità rispetto a chi proviene dall’esterno, o anche a chi non osserva entusiasticamente i diktat dello status quo. E’ una cosa totalmente ridicola, perchè la conseguenza di questo atteggiamento è inevitabilmente quella di tenere (anche) lo sporco dentro. Sotto la plastica, chiuso e impossibile da rimuovere. Come nelle case, nei diari segreti e nei registri contabili di Twin Peaks, dove la plastica invisibile della menzogna e dell’ipocrisia nasconde segreti indicibili.

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E Bob? Come è nato uno spirito maligno così furioso, oltre che personaggio perfettamente riuscito?

Bob è nato per esclusivo merito di Nanni Moretti. Non fare quella faccia! Il fatto è che ogni volta che mi capita di incrociare Nanni, mi sento sul punto di esplodere. Una rabbia cieca mi stordisce, e cerca di impadronirsi del mio corpo. Ogni volta ho paura di non riuscire a controllarmi, e di compiere gesti che poi pagherei a caro prezzo. Così, quando ho cominciato a pensare al personaggio di Bob, mi sono concentrato su Nanni, ed è venuto fuori in un attimo. Pochi minuti dopo averne terminato un ritratto a matita, mi sono imbattuto in uno scenografo che mi fissava sorridente. Era proprio Bob, l’incarnazione del mio disegno. Mi ha terrorizzato e sono scappato via, per poi tornare sui miei passi e dargli il ruolo.

Pur con le dovute inevitabili differenze, fisiche in primis, l’agente Gordon Cole, da lei stesso interpretato, sembra un membro aggiunto dei Fratelli Marx.

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Strano, sento un irrefrenabile impulso a strangolarla, eppure le confesso che quando mi sono rivisto nella parte di Gordon Cole ho pensato la stessa cosa. Lei mi sta simpatico.

Sono stato qui a Twin Peaks per poco tempo, ma in questo periodo ho visto decoro, onore e dignità. L’omicidio non è un fatto ordinario qui. Non è un dato statistico da aggiornare tutte le sere. La morte di Laura Palmer ha profondamente scosso tutti, uomini, donne, bambini, perché la vita ha un senso qui, ogni vita. Ci sono valori che credevo scomparsi, ma mi sbagliavo, li ho ritrovati a Twin Peaks

 

(Tratto dal dossier su David Lynch che arricchisce il numero 152 di Nocturno.)

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