Waiting for Mission Impossible 5. Can you hear me major Tom?


Five. Six, seven, eight, nine, Tom. Nato il 3 Luglio, 53 anni suonati ma sempre pronto alla prova di cuore, che per lui è un altro capitolo, non l’ultimo, della saga Mission Impossible. Il quinto, Rogue Nation, in uscita in Italia il 19 agosto. Dici Mission Impossible ma è come dire (old)boyhood, Tomhood, 20 anni nel ruolo di Ethan Hunt e nemmeno un capello in meno, anzi qualcuno forse sì, perché la celeberrima frangetta mostra cenni di devitalizzazione dovuti all’eccessiva turbolenza del trailer. Pare infatti che Cruise ci vada giù duro e voglia mostrare al mondo, in un centinaio di secondi, cosa è ancora capace di fare, alla faccia degli sbarbini fast and furious e dei war boys di Immortan Joe. Ammiratelo a petto nudo, pettorali e bicipiti scolpiti, pronto a liberarsi dalle catene in bello stile. Eccolo ancora, senza bisogno di controfigura, immerso in apnea per un tempo interminabile. Sempre lui, capelli al vento, sfreccia ora su una moto di grossa cilindrata, derapa e sprinta sulle note dei Led Zeppelin! Ed è Tom Cruise in carne ed ossa quello aggrappato a mani nude alla carlinga di un Airbus in decollo, impeccabile nel suo dress code da James Bond. E’ che questo Mission Impossible, più di sempre, sembra una celebrazione dinamica del mito della star che sfida il tempo senza ricorrere a stuntman o controfigure, chissà che Scientology non gli abbia rivelato il segreto dell’eterna giovinezza, se il Going Clear (documentario HBO che attacca la sua appartenenza alla chiesa galattica) sia in realtà un Going to the Next Level. Lui performa, coproduce pure con la Tom Cruise Production come già avvenuto per gli altri capitoli. Dirige un adepto suo e di Bryan Singer, Chris McQuarrie, che già lo aveva diretto nel buonissimo Jack Reacher ed aveva scritto, per lui solo per lui, la sceneggiatura di The Edge of Tom-orrow e di Operazione Valchiria.

MI tom cruise

Who is who

La trama: la Impossible Mission Force (IMF) è chiamata ad una prova da far tremare i polsi a Marchionne, il nemico è un Sindacato, la Rogue Nation, organizzazione transnazionale di killer mercenari talmente occulta che il mondo dubita della sua esistenza; Ethan e soci dovranno smascherarla e neutralizzarla, muovendosi tra Londra, Vienna e il Marocco, braccati dalla CIA che come sempre confonde i  buoni con i cattivi. La squadra della IMF è, per i ruoli maschili, quella ben affiatata del quarto episodio: torna Jeremy Renner, con lui lo stralunato Simon Pegg – in un ruolo comico tra il Watson di Sherlock Holmes ed il Kato dell’Ispettore Clouseau – ed il sempiterno Ving Rhames, l’unico con il pokerissimo di presenze nella saga. La new entry è donna, la rivelazione Rebecca Ferguson, svedese, muscolatura turgida da allenamenti intensivi, al primo blockbuster dopo lo sventurato Hercules con Dwayne The Rock Johnson e un’onorata gavetta nelle serie TV BBC (The White Queen). Pare potesse esserci Jessica Chastain, ma il rumor non è mai stato confermato. Accesissimo invece il dibattito sull’opportunità di confermare  Paula Patton (agente IMF Jane Carter nel quarto episodio), come sembrava logico dai naturali sviluppi della storia, anche se nessuna attrice ha interpretato più di un film del franchise e fino ad oggi nel leading role si sono avvicendate Emmanuelle Beart, Thandie Newton, Michelle Monaghan e la stessa Patton. Davanti alla solita tempesta di post e tweet infarciti di accuse di sessismo, McQuarrie è sceso in campo giustificando la scelta con l’indisponibilità della Patton per il periodo delle riprese. La spiegazione è plausibile ma opinabile e fa storcere il naso anche agli appassionati archeologi della serie tv originaria, dove il cast dei ruoli chiave della squadra restava pressochè invariato nel succedersi delle stagioni. Il villain, il Landini del Sindycate, è Sean Harris, a suo agio nell’action politico britannico (’71, Henry Brown) così come ad Hollywood (Prometheus)  e fresco di Shakespeare (il Macbeth di M.Fassbender). Nel cast anche Alec Baldwin, bolso direttore della CIA.

MI tom cruise 2

Back to the Origin

Con l’entrata in scena del Sindacato, MI5 ammicca al passato, alle stagioni 5,6 e 7 della serie TV, conosciute appunto come “gli anni del Sindacato” ed andate in onda negli USA a partire dal 1971. All’epoca, il calo progressivo degli ascolti rispetto alle prime annate portò la Paramount Pictures a tagliare i costi attraverso una revisione radicale delle location utilizzate, ponendo fine a trasferte e missioni intercontinentali. Da arma impropria della Guerra Fredda, implacabile contro criminali nazisti, dittatori terzomondisti o emissari dell’Impero del Male (URSS), la IMF si trasformò in una polizia segreta operante su territorio nazionale, a caccia dei gangster affiliati ad una associazione chiamata Il Sindacato. E’ pur vero che l’organizzazione misteriosa veniva menzionata già nella prima stagione: nell’episodio 7 si parlava di un International Narcotic Syndicate, poi,  nel canonico audiobriefing di missione che apriva l’episodio 17 (The Frame), per poi distruggersi entro i canonici 5 secondi, ecco la definizione: “The syndicate has a finger in every other legitimate business. Now they’re moving into government.” Mafia, né più né meno, solo che negli anni 60 la parola era tabu sul piccolo schermo Usa, in Mission Impossible come nella coeva consorella Mannix, pure ideata e prodotta da Bruce Geller. La disonorata società comparve anche nella seconda stagione: The Council, episodio a tema Sindacato trasmesso in tv in due puntate, venne unificato per diventare il primo adattamento cinematografico dalla serie, nel 1968, con il titolo di Mission Impossible: the Movie sul suolo patrio, come Mission Impossible vs. the Mob nella distribuzione internazionale, in Italia tradotto con il grottesco Squadra dell’Impossibile: Due Volti Per Morire. A differenza del Sindacato criminale passato sul piccolo schermo, dedito ai cari sporchi loschi traffici, il Rogue Nation  del nuovo film dovrebbe essere un’internazionale del terrore, dalla struttura pluriencafalica (o anencefalica) in Al Qaida Style, con un leader carismatico a dettare le regole del movimento e tante cellule dormienti capaci di attivarsi e di inocularsi nei gangli dell’IMF e della stessa CIA. Rogue Nation,  come l’Hydra, come la Spectre?

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IMF means…?

#fuoricontrollo è l’hashtag scelto dai guru del marketing per il lancio in Italia, invece MI5 è nel pieno, pienissimo controllo di Tom Cruise, che secondo la vulgata anche avrebbe lavorato a quattro mani con McQuarrie ad un recut del finale. A lui il merito di tenere unito un franchise per sua natura centripeto, in quanto derivante da una serie tv classica quindi episodica: la struttura narrativa della serie, ci informa wikipedia, prevedeva infatti che i responsabili della sezione scegliessero di volta in volta gli agenti segreti più adatti per ogni specifica missione. La scelta avveniva tramite le fotografie dei candidati e serviva a mettere in luce la partecipazione delle varie guest stars, ma poiché nella maggior parte dei casi a lavorare alle varie missioni erano sempre gli stessi membri del cast, la selezione venne abbandonata per evitare rallentamenti nel ritmo della narrazione. Tutto finì per convergere su Dan Briggs prima, poi su Jim Phelps, capo della IMF, così come al cinema tutto converge su Ethan Hunt, un personaggio per cinque autori. E che autori: De Palma, Woo, J.J.Abrahms, Bird, ora McQuarrie, tutti a reinventarsi una visione personale e differente su di un medesimo canovaccio. Il più eversivo tra questi è stato ovviamente il Maestro, John Woo, alo zenit del suo periodo hollywoodiano, reduce da Senza Tregua, Broken Arrow e Face Off e prossimo a Windtalkers e Paycheck. Pensando e guardando dall’alto dei suoi cieli, Woo intendeva fare di MI2 la sua personale Sciarada, un tributo all’amatissimo Stanley Donen servito in un’amalgama di spy story, screwball comedy e melodramma, impreziosito dalla sua peculiare Teoria e Coreografia Del Proiettile Danzante. Tom Cruise e Thandie Newton come dei novelli Cary Grant ed Audrey Hepburn: geniale, ma esorbitante. Il suo prodotto finito, dell’iperbolica durata di 210 minuti, fu tagliuzzato da terze mani grezze e volgari, per ridursi alla lunghezza canonica di 2 ore. La sceneggiatura di Robert Towne (Chinatown, Frantic, ma anche i cruisiani Giorni di Tuono e Il Socio) ne uscì massacrata, ma il box office rispose alla grande: 546 milioni di dollari in tutto il mondo, degli altri episodi solo il quarto ha fatto meglio (694 $), portando gli incassi complessivi della saga a superare i 2 miliardi di dollari. IMF, International Money Force!

MI tom cruise 4

[pubblicato sul num.153 di Nocturno]

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