Fear The Walking Dead. The battle of L. A.


Sorpresa: la seconda puntata inizia con un breve, brevissimo, rimando a It Follows. Alicia cammina per le strade deserte del quartiere, case mute a destra e a sinistra, continua a guardarsi le spalle. Alicia è adolescente, forse ha la stessa età della Jay di It Follows. E’ solo una suggestione, l’episodio sterza subito. Non bruscamente, ma a metà puntata ci ritroviamo deliziati in un clima d’assedio Carpenteriano, e la tensione sale, sale, continua a salire. Il panico, lo smarrimento e la paura si diffondono come una colata di liquami tossici; ma quando la splendida Madison fracassa il primo cranio di un walker a colpi d’estintore, beh.. andiamo in estasi.

alicia

L’istinto animale, uccidi o sarai ucciso, diventerà legge nei prossimi episodi ma qui, ora, è una botta durissima. Perchè Madison è tosta, e sarà ancora più tosta, ma è ben lontana dall’attitudine militare che ha marchiato a fuoco la truppa di Rick. Se la prima puntata prometteva molto, questa mantiene moltissimo e continua a promettere altro: il body count, finora, comprende presunti senzatetto, una punkabbestia e tre personaggi con la pelle nera. Los Angeles è in modalità riot, e le autorità, as usual, sembrano saperne molto più della popolazione. In questa L. A. distopica pare che Romero non sia mai passato, nessuno pronuncia la parola Zombi. I rapporti di buon vicinato, poi, sono definitivamente messi da parte in quella che è forse la scena più forte ed efficace dell’episodio.

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E poi c’è Tobias, pischello brufoloso e molto saggio, o forse soltanto provvidenzialmente paranoico, che ha seguito online le notizie di uno strano virus che si sta diffondendo in cinque diversi stati, ed è il personaggio più preparato all’apocalisse. Rivuole il suo coltello, che Madison gli aveva sequestrato a scuola, e riempie il carrello di viveri a lunga, lunghissima scadenza perchè when the civilization ends, it ends fast.

tobias

 

La chiusura è amplificata da Moby e dalla sua Wait For Me, scelta che conferma l’attenzione per il rapporto tra musica e immagini, che sembra ormai diventato una sorta di sigillo di garanzia per le migliori serie di questi anni.

I’m gonna ask you to look away
I love my hands but it hurts to pray
Life I have isn’t what I’d seen
The sky’s not blue and the field’s not green

 

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