Turbo Kid trionfa al Fantasia Festival di Montreal


Il film si apre con un ragazzo che sfreccia tra le rovine pedalando sulla sua BMX come se non ci fosse un domani. Oppure, il film comincia con un ragazzo che pedala in un qualche vialetto transgenico di una qualche Beverly Hills di cartapesta. Oppure ancora, il film comincia con un gruppo di adolescenti in gimkana sui loro velocipedi, mentre Mrs Sparrow ritira la posta e Jim consegna i giornali. Incipit inventati, o forse no, fatto sta che quando svaniscono i credits iniziali e compare un teenager in sella io abbandono difese e retropensieri, come succede ad altri con l’epitaffio pavloviano “tratto da una storia vera”, comincio a sorridere, poi a piangere, poi a sorridere ancora, da quel perfetto dicotomico bipolare che sono. Turbo Kid, della trinità François Simar Anouk Whissell Yoann-Karl Whissell

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Premiatissimo dal pubblico nei festival fantastici di mezzo mondo, a cominciare dal Fantasia di Montreal che è il benchmark del settore e che lo ha anche coprodotto, ma guai a pensare ad un qualsivoglia  trattamento di favore per la creatura, in quanto lì lo spettatore è sovrano, credetemi. In tantissimi hanno partecipato alla produzione di questo low budget, tra gli altri spicca Jason Grindhouse Eisener di Hobo With a Shotgun, che all’opera conferisce soldi (pochi) e dna (tanto). Si comincia, anno carpenteriano 1997, all’indomani di una apocalisse planetaria, cumuli di rifiuti caos anarchia e ultraviolenza post punk – come nella mente del serial (George) Miller -, ma in mezzo a tutto questo marciume ecco the boy, un ragazzetto boccoluto che potrebbe felicemente essere il Michael Cera di qualche anno fa, in giro sulla bici perlustra i cumuli di rifiuti alla ricerca di memorabilia, un poster, una musicassetta, un mandrillo mutageno da rivendere al mercato nero in cambio di acqua, risorsa scarsissima, e fumetti. Il fumetto, Turbo Rider, è su una sorta di power ranger su due ruote che corre contro le forze del male, armato di un raggio disintegratore da polso. Le coordinate di questo oltremondo ci sono tutte: i cattivoni, il caos, la ricerca dell’acqua, in più le biciclette, anche in formato sidecar (side bike), unico mezzo di locomozione a trazione umana sulle quali tutti si muovono, dai sordidi vagabondi alle violentissime gang di biciclisti capeggiati da un emulo di Immortan Joe, con maschera da teschio di ordinanza.

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Tutto perfettamente plausibile, secondo la teoria dell’acquario così mirabilmente elaborata dagli amici dei 400Calci, in più c’è il capo dei cattivoni – un immenso Michael Ironside. – ed un’arena per combattimenti all’ultima viscera. E’ infatti il gore la cifra stilistica di questa pellicola, sbudellamenti e martellate e fontane di sangue e corpi affettati esplosi disintegrati come già in Hobo with a Shotgun, appunto, o nel più recente Dead Snow 2 di Tommy Virkola, anch’essi frutti mutiliati del più nobile raimismo. Il sangue è funzionale alla produzione di acqua, attraverso marchingegni improponibili irresistibili – e alle risate più debosciate, perché questa è una commedia, un coming of age strampalato, romantico, nostalgico anzichenò. Accanto al ragazzo una ragazza armata di una mazza da baseball con sopra un nano da giardino, she’s a cyborg but that’s ok, forse è il suo primo amore, di certo è un’amicizia assoluta, pura come solo quelle dell’età dell’innocenza, amicizia che cambierà le persone i robot ed il mondo intero. Eroi a loro insaputa, bicicavalieri solitari, villains a più non posso, un sintetizzatore come un acoustic doof warrior a scandire suoni e tempi dell’avventura: i tre alla regia non lesinano sulla sceneggiatura e sfornano visioni geniali supportati da inquadrature ipercinetiche e molteplici macchine da presa, raggiungono il culmine quando attorno ad un ombrellone ed ad una pioggia di sangue si inventano un climax che manco Park Chan Wook o Jonnie To.

Turbo Kid photos: Sébastien Raymond. seb©sebray.com

Turbo Kid è certamente un film sull’onda lunga degli anni 80, il genere è archeologico endogenamente partecipato, tutto pulsa di vita, niente è sterile citazionismo superficie. Fa pensare a Manborg, che sul tema è cultissimo ben più del ridanciano Kung Fury, anzi, come  qualcuno ha detto meglio, è più tipo i Goonies con un Goonie solo. Adesso tocca a voi, pensate alle bici, agli anni 80 e al cinema, guardate Turbo Kid e ridete e piangete, poi, se vi resta del tempo libero e ne siete ancora capaci, scendete in cantinola, prendete la vostra vecchia bici da cross e pedalate verso la luna.

Turbo Kid photos: Sébastien Raymond. seb©sebray.com

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photos: Sébastien Raymond. seb©sebray.com

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