Garuda Power, the Spirit Within. Viaggio nel cinema indonesiano


il sulfureo pedoimbonitore tracciava una linea alla lavagna, ad un estremo la paura, all’altro l’amore, collocandoci poi tanti puntini per quanti studenti rispondevano alle domande, uno più vicino alla paura, l’altro un po’ di più all’amore, e così via. Da Donnie Darko passiamo al cinema indonesiano e tracciamo una linea: da una parte la paura, The Act of Killing (e il successivo the Look of Silence), dall’altro l’amore, il nostro amore, la trilogia Merantau -The Raid – The Raid 2. In mezzo tanta oscurità, il buio della nostra conoscenza di quel cinema, finalmente rischiarato da un benemerito, di più, un cinefilo, di più, un cineasta. Bastian Meiresomme e il suo Garuda Power, the Spirit Within.

garuda power

Presentato all’ultimo Far East Film Festival di Udine, Garuda Power  è un fantasmagorico  viaggio nel cinema popolare indonesiano. Alla sua opera prima il coraggioso Bastian – da Dikotomiko conosciuto direttamente ed intervistato attraverso i social – ha il medesimo fine di Scorsese per i suoi viaggi nel cinema italiano ed americano: riscoprire le radici, lo spirito di una cinematografia e il suo legame indissolubile con la cultura e la storia di una nazione.

“Ci sono voluti 6 anni per completare il documentario, soprattutto perché non ci sono molte informazioni esistenti e molte persone in grado di testimoniare. Ho girato più di 60 ore di riprese, ma ho avuto solo 3 settimane per l’editing. Ho avuto problemi con la mafia cinese, poliziotti corrotti etc , e sto subendo minacce provenienti da alcuni Paesi in cui verrà mostrato a causa degli aspetti politici dell’opera. Ho girato il film in un periodo turbolento prima dell’elezione del nuovo presidente, gli estremisti musulmani  stavano facendo un sacco di cose brutte in Indonesia,  è per questo che gli accenni alla politica sono solo in chiusura. Oggi la situazione è leggermente migliorata, ma tutto il Paese è ancora nelle mani di un sacco di gente cattiva e corrotta, e il nuovo presidente non può fare un sacco di cose ”

garuda power 2

Garuda Power è quindi un’opera pionieristica, perché il cinema indonesiano vive una lunga fase di oscurantismo, schiacciata politicamente da una dittatura diuturna, commercialmente dalle cinematografie asiatiche trionfanti (Hong Kong in primis) e dalla Hollywood cannibale. L’Indonesia è tra i Paesi con il più basso numero di cinema per abitante – in compagnia di Iran, Tunisia, Paraguay e, udite udite, Cina-, ma è anche uno dei posti del mondo dove il biglietto costa meno. Ha un bacino d’utenza potenziale di 238 milioni di abitanti, ma è il più grande Paese musulmano del mondo. La filiera del cinema è poi strettamente monopolistica, Group 21, intrinsecamente governativa, produce controlla e distribuisce, detenendo 570 dei 676 schermi nazionali, e decide anche cosa e come importare, mentre le majors sono sottoposte ad una politica protezionista che genera introiti per le oligarchie al comando. Come non bastasse,  lo stesso Meiresomme ci informa che:

“Non si può parlare di alcuni argomenti tabù , come la politica, la religione , il sesso, nudità. C’è una film commission, c’è un solo distributore che è vicino al vecchio regime e vigila e poi c’è anche  l’autocensura , in particolare delle società di produzione, anch’esse, in gran parte, vicine al vecchio regime. Alcuni registi indipendenti sono più audaci, ma non possono mostrare i loro film , perché non ci sono sale disposte ad accoglierli. Altri poi sono in grande pericolo, perché hanno osato parlare di omosessualità o della poligamia e della violenza sulle donne, etc.”

barry prima

La politica è un aspetto essenziale ma non assoluto in Garuda Power, permette di capire perché l’industria che si sta riorganizzando attorno al successo di Gareth Evans eviti così accuratamente le tematiche sociali, sfornando film di genere ma usando il genere per coprire anziché perturbare,  decontestualizzando l’azione. Ci pensano poi gli stessi Indonesiani ad agitare le acque, alimentando un mercato nero tra i più fiorenti del pianeta (“gli Indonesiani non sanno cosa sia il copyright”) e accedendo ai film non censurati o non ancora importati attraverso dvd in vendita su bancarelle ubique. Al di là della politica, in Garuda Power c’è la spassosissima Storia di una cinematografia che produceva sogni e visioni popolari, mitopoietica di eroi ed eroine e talmente splatter da far invidia al Tarantino più archeologico. Il racconto si snida attraverso un blob ghezzigiustiano di scene ed immagini, che parte dal 1920 o giù di lì, dalle influenze giapponesi a quelle cinesi e poi americane, per poi focalizzarsi sul pantheon di divi e film autarchici ispirati dalla cultura e dalle leggende locali, filtrate attraverso l’arte nazionale dei fumetti.

rambu pembalasan

Tralasciando gli aspetti squisitamente tecnici , ma non meno interessanti, che individuano le componenti necessarie allo sviluppo ed all’evoluzione di una film industry (attori, registi ma anche coreografi, tecnici del suono, specialisti di post produzione e montaggio, stuntman), i riflettori sono tutti per Jaka Sembung, 1981, il film orgoglio di una nazione, l’action più visto di tutti i tempi in Indonesia. Conosciuto anche come The Warrior, Jaka Sembung è la storia di Parmin, guerriero senza macchia e senza paura in lotta contro l’invasore Olandese e contro un esercito di perfidi maghi, capaci di ricomporsi dopo essere stati mutilati o decapitati. Lo interpreta Barry Prima, il più famoso attore indonesiano (con George Rudy ed Advent Bangun), padre indonesiano e madre olandese, una via di mezzo tra Iko Uwais, Dolph Lundgren e Steven Seagal. Non casuale questo riferimento, in quanto, come Meiresomme opportunamente mostra, negli anni gloriosi della Cannon  la stessa B-Hollywood fu incuriosita dalla freschezza e dalla truculenza del cinema indonesiano, ambientandovi Lady Dragon e Lady Dragon: Angel of Fury, entrambi interpretati dalla marziale Cinzia Rothrock. Non solo di kung fu o kickboxing viveva quel cinema, l’Indonesia è notoriamente la patria del silat sublimato in The Raid, ma prima ancora del Wayang, il teatro delle ombre che è mimesi del combattimento corpo a corpo, le cui movenze furono adattate per il cinema in sostituzione di quelle grezzissime dello street fighting. Memorabili poi le versioni locali dei supereroi internazionali, da Tarzan a Rama Superman a Rambu Pembalasan, o la brevissima fase degli action softcore alla Saur Sepuh 1.

rama superman

Garuda Power è un recupero della memoria necessario quanto capillare e certosino, condotto con l’entusiasmo e l’allegria di uno spettatore che si gode un film in uno dei tanti cinema all’aperto, in indonesiano layar tancap, che da sempre portano la settima arte nei villaggi più sperduti e onirici dell’Indonesia. Salutiamo la vera rivelazione del 2015, augurando a Bastian tanta fortuna anche per  i suoi nuovi progetti, un lungometraggio ed un documentario sulla storia del western tailandese (wow!), e che il Dio del cinema sia sempre con noi.

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