Bloodsucking Bastards, i vampiri di Dr.God


Dr.God, cioè Dottor Dio, è il nome di un collettivo di 5 artistoidi di Los Angeles– sceneggiatori, attori, registi – di recente impostisi all’attenzione dei media americani. Il gruppo lavora in multimedia multitasking, ha cominciato dai video su Internet, per passare alle ospitate nei talk-show ed alle esibizioni dal vivo, fino a a produrre ed interpretare lungometraggi e serie TV. Si definiscono “ una macchina creativa sfornacontenuti”, il territorio è la commedia, il linguaggio è un ibrido, anzi un mash up di stili e derivazioni più o meno consapevoli, echi di Apatow si sovrappongono a risonanze di Kevin Smith ed Edgar Wright. Tralasciando MOCKpocalypse, la serie AXS TV giunta alla seconda stagione, abbiamo visionato per voi il primo film di Dr.God, l’atteso Bloodsucking Bastards.

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Che è uno spin-off di quelli che ci piacciono, cioè uno spin-off a sua insaputa, da una costola fluttuante di uno dei più grandi film del millennio in corso, The Wolf of Wall Street. Agli albori della sua trionfale truffaldina carriera, Jordan Belfort affilava le unghie in un sordido call center, moltiplicando come pani e pesci le vendite di azioni di imprese spazzatura, ricordate? Ebbene, BS è ambientato tutto qui, all’interno di uno sgarrupatissimo open space popolato da televenditori gaudenti e indolenti oltre ogni anglosassone concezione, più affini all’ homo italicus impiegatus statalis che all’homo gregarius statunitensis. Si dovrebbero vendere sex toys,pomate e unguenti orgasmici miracolosi, ma il (non) lavoro scorre, inutile e placido, videogame e scommesse sportive, interminabili discussioni in sala mensa, avances improbabili ed amori intra moenia spezzati. Il ritmo è quello concitato delle short stories da sit-com, alla Camera Cafè, tanto per intenderci. Poi, un brutto giorno, il direttore annuncia l’assunzione di un nuovo direttore vendite, che promette di raddrizzare business e fatturato a costo di lacrime e sangue. Tanto, tantissimo sangue, perché costui è un motivatore piennellista e pure vampiro, e vampirizzando serialmente i suoi sottoposti li trasforma in bestie feroci calviniste zelantissime, assetate di incarichi e pronte ad azzannare obiettivi aziendali.

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La riorganizzazione sembra inarrestabile, ma la resistenza interna non tarda a serrare le fila, ed un manipolo di antieroi, capeggiato dal sales manager ad interim poi trombato dalla nomina del malefico, parte all’attacco armato di matite e spillatrici e cancelleria assortita. L’open space diventa un campo da battaglia: suppellettili ridotte in macerie, cartongesso sbriciolato, resti umani dovunque. L’epilogo è lieto ma non rilevante, conta invece quello che BS vorrebbe essere, non la parodia di un horror splatter ma la parodia non riuscita di un’intera ideologia. Il metaforone capitalismo-vampirismo è ovvio, così anche l’attacco allo yuppismo geneticamente modificato dei tempi nostri, ma il pur esibito parossismo non oltrepassa mai i limiti del politicamente corretto, è tutto innocuo e già visto. Si ridacchia qua e là, specie grazie ad un ispiratissimo Pedro Pascal, ma senza pensare o farsi domande, ed anche quando il vampiro dice la cosa più sovversiva del film – il motore del consumismo non è il desiderio o il soddisfacimento di un bisogno, ma è la paura – non c’è effetto nello spettatore, pare quasi di assistere all’ennesima esibizione di slide del solito rampante premier ridolini.

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Restiamo pertanto agnostici davanti alle imprese di Dr.God  e chiudiamo in fretta questo post, è l’ora della pausa caffè.

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