I Fantastici Quattro Sbadigli


Un fantastico 4, il voto medio su IMDB che spedisce il film nella top of the flops, lontano dall’inarrivabile John Carter ma di certo in zona medaglia. La gogna tocca al trentenne Josh Trank, padre di quella sopravvalutata creatura che era Chronicles, qui incaricato dalla Fox del riavvio di un franchise già in flessione dall’episodio con Silver Surfer, provato dall’overdose di supereroi derivati mutanti Marvel. Trank immaginava un B-movie ispirato a David Cronenberg, il prodotto finito è più simile a un filmotto direct to home video, rinnegato dal regista con un tweet fantasma, brutalizzato dai produttori, esecrato dalla critica, sbeffeggiato dal pubblico. Le idee alla base, dazed and confused: quattro supereroi loro malgrado, tutti twenty something, in lotta direttamente contro un compagno che sbaglia, indirettamente contro gli adulti che usano la scienza a fini militari, e proprio questa velata critica allo Zio Sam, indigesta ai cervelloni della Fox, sarebbe alla base del disastroso montaggio finale.

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Il film? Reed “Whiplash” Richards bambino lavora a un marchingegno capace di teletrasportare cose e persone, con l’aiuto del suo amico Ben Grimm. Salto nello spazio-tempo ed ecco che i due, cresciuti, vengono notati ad una campionaria dal Dr. Storm, indi assunti presso il Baxter Institute, un ente di ricerca governativo. Inizia la collaborazione e l’amicizia con i figli del Dr. Storm, Sue (adottata, nata in Kosovo) e Johnny (afro e testa calda), e anche con Victor Von Doom, ex fidanzato di Sue ribelle quanto basta. Inizia anche l’ennesima origin story, che catapulta il gruppetto su Planet Zero, che poi sarebbe il posto dove finiscono tutti gli oggetti che Reed teletrasporta da una vita, una sorta di discarica quantica random. Dopo centinaia di bandiere statunitensi conficcate nel suolo inerte, finalmente almeno un pianeta si ribella e dalle crepe aperte nel terreno roccioso fuoriesce un campo d’energia verde fluo che investe i quattro esploratori, dando loro superpoteri incredibili e costringendoli alla fuga. Victor viene fagocitato e si trasforma in Dr. Doom, che se nei fumetti è uno dei migliori e più shakespeariani cattivi di sempre, qui sembra una versione rancorosa e destrorsa di Silver Surfer assemblata con scarti di Ultron.

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A questo punto il passo successivo, naturale, sarebbe quello della lotta tra i buoni e il cattivo. Il problema è che il tempo è scaduto, la parte di film dedicata alle origini, pur priva dei conflitti di personalità, delle crisi di Ben e di tutte le sfaccettature che hanno reso unici i Fantastici Quattro, dura un’eternità, la lotta è liquidata nell’arco di un battito d’ali di farfalla, con effetti speciali non entusiasmanti e tante esplosioni di luce accecante. Lo spaesamento generale offusca la pensata più rivoluzionaria di Fantastic 4 – I Fantastici Quattro, quella di avere una squadra interracial, con la Torcia Umana interpretata dal nero Mochael B. Jordan e non dal solito figaccione caucasico, nell’attesa della fase 3 del Marvel Cinematic Universe e di Black Panther from Africa.

Questa rece l’abbiamo copiata da Nocturno.it

 

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