Deutschland 83. L’impero del male colpisce ancora


La guerra fredda, la crisi dei missili più grave dopo quella del 1962, il muro di Berlino, la paranoia crescente. Eppure, la musica che nel 1983 ascoltavamo noi ragazzetti ignari e i ventenni tedeschi più o meno consapevolmente coinvolti in quell’opprimente delirio cospirativo, era la stessa: Eurythmics, Duran Duran, Phil Collins, Cure, il Bowie pop, lo Stevie Wonder ultrapop. Per tutte le otto puntate di Deutschland 83 questa musica esce dalle autoradio, dai walkman di contrabbando, dai locali, a sottolineare la forte aderenza della storia al tempo, e delle piccole storie alla Storia. Ci sono due spettri a fare ombra alla vicenda, uno è l’ AIDS (che era ancora considerato da molti un’esclusiva degli omosessuali) e l’altro è l’impero del male (ovvero l’Unione Sovietica nelle parole suggestive – e molto cinematografiche – pronunciate dall’attore Ronald Reagan in un famoso discorso del marzo 1983, con il quale terminava ufficialmente il periodo della distensione tra le superpotenze ed iniziava quello più caldo della guerra fredda; d’altronde il programma di difesa missilistica intercontinentale era denominato Star Wars…). Ed è proprio in questo periodo che i coniugi Winger (tedesco lui, americana lei) ambientano Deutschland 83, una serie che è andata in onda negli Stati Uniti in tedesco, con i sottotitoli in inglese, sul canale del Sundance.

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Il protagonista di Deutschland 83 è il 24enne Martin, circuito dalla Stasi e “convinto” a diventare una spia nella Germania Ovest. Dovrà assumere l’identità di Moritz Stamm, e infiltrarsi in sua vece nel ruolo di assistente di un alto generale tedesco: potrà così assistere agli incontri con gli esponenti della Nato e scoprire i piani degli americani contro i sovietici e la DDR. All’epoca l’occidente stava preparando Able Archer, una simulazione di attacco nucleare. Sovietici e tedeschi dell’est, complici la paranoia e la malafede di alcuni agenti segreti, si convinsero che dietro la facciata dell’esercitazione si nascondesse un attacco reale.

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Curiosamente, di questo allarme angosciante non giunse voce a Washington. In quei giorni il cowboy Reagan fu molto impressionato dalla visione di The Day After, tanto da scrivere sul suo diario: “tutto questo è molto deprimente. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare una guerra nucleare”. I subplot sono tanti, e riguardano le famiglie dei protagonisti, quella di Martin e quella del generale, che interagiscono tra di loro e con gli Eventi. I riferimenti storici e culturali sono ovviamente molti e accurati, c’è perfino un cenno al derby di quell’anno che grazie ad un gol di Littbarski assegna la coppa di Germania al Colonia. Strappa un timido sorriso la rappresentazione dello sgomento che investe i capoccioni della Stasi al cospetto di un floppy disk.

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Le intenzioni erano probabilmente quelle di creare con Deutschland 83 un action-spy-thriller, e nel corso delle otto puntate ci sono (pochi, pochissimi) momenti action che sono effettivamente ben orchestrati e perfino ben girati. Un problema è il troppo spazio lasciato agli aspetti soap dei rapporti personali, e l’altro è la scrittura a tratti imbarazzante, spesso incapace di creare twist che non siano forzati e poco credibili. Nonostante tutto, però, non scaraventiamo la serie nell’inceneritore. Gli attori sono tutti più o meno bravi, e le otto puntate sono un buon entertainment. A patto di non pensare a Homeland (per quanto riguarda le spie) e alla nostrana 1992 (per la scrittura maestosa e la capacità di inserire le piccole storie nella grande Storia).

 

Abbiamo di nuovo copiato: questo post è su Nocturno.it

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