I Duran Duran nelle mani di David Lynch


I said I wasn’t gonna lose my head but then pop, goes my heart! I wasn’t gonna fall in love again but then pop, goes my heart! Ebbene si, anch’io avevo tutti gli Lp dei Duran Duran. Compreso Arena. Avevo anche il 45 giri di A view to a kill. Poi, come tanti, li ho venduti in blocco: era arrivata l’età della vergogna, delle risposte tipo: “i Duran Duran? Nooo, io ascolto musica seria”. Siamo in tanti, lo so. Non potevamo mica sapere, 25 anni fa, che un giorno sulla copertina di un bluray il nome della band sarebbe stato associato a quello di David Lynch. Se l’avessimo saputo, i dischi li avremmo conservati, rispondendo oggi: “guarda che hanno collaborato con David Lynch, cosa credi?” a chi ci avrebbe preso in giro. E’ per questo che, sulla copertina, il nome del regista è scritto a caratteri più grandi di quello della band. Sulla stessa copertina c’è anche una pecetta rosa shocking che informa circa l’introduzione al docufilm curata da Morgan, ma per fortuna funziona come un dissuasore persuadente, come i messaggi orrorifici sui pacchetti di sigarette.

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Nessun membro dei Duran Duran svanisce durante il video, sul palco non sale nessuna log lady (r.i.p.) e nessuna canzone è girata al contrario. Non aspettatevi niente di tutto ciò. L’evento ripreso è un concerto a Los Angeles del 2011, la formazione è per 4/5 quella originale (manca solo Andy – uno dei tre – Taylor): la stessa che dal 1979 è stata associata ai termini new romantic/new wave. Protagonista, tra l’altro, di videoclip indimenticabili, pensate a Girls On Film, e sopratutto a The Chaffeur, che sembra quasi citare Il Portiere Di Notte e testimonia un sottile ed insospettabile lato oscuro, giustificando quasi – in anticipo di 23 anni – la collaborazione con il regista di Eraserhead.

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Il suono del bluray uscito per CG Entertainment è pazzesco, e le immagini di più: Lynch non si è limitato a riprendere il concerto, ovviamente: il suo occhio folle si è triplicato, sovrapponendo le immagini live a quelle di una stanza fumosa, di sketch girati a due passi dalla band con attori reali, arricchendo il tutto con animazioni ed effetti speciali. Il bianco e nero vira di continuo, diventando grigio, blu, attaccando le sinapsi di chi osserva e ascolta, modificandone i tracciati a piacimento. L’effetto è indubbiamente psichedelico, l’esperimento è perfettamente riuscito.

 

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