Buon compleanno, amico squalo!


Be young, be sharky. La maggior parte delle specie di squalo ha un’aspettativa di vita tra i venti ed i 30 anni, un particolare esemplare però no, pur essendo più volte morto e venduto al trancio ha appena compiuto 40 anni ed è vivo più che mai, immortale e baldo come un highlander.  Appartiene alla specie più amata e temuta di squalo, lo squalo di Spielberg, che in questi mesi ha felicemente raggiunto la mezza età.  Dalla sua prima apparizione, fuori dall’oceano sul grande schermo, il nostro amico è stato sezionato e ricomposto dagli psicanalisti, dagli sciamani, peggio, dai critici più eminenti, tutti a dematerializzarlo, a farne archetipo del Babau, totem ecologico, rappresentazione acquatica della Signora con la Falce, anzi, con la pinna dorsale. Troppo grande per restare confinato nella vasca dei sommi sacerdoti, da subito ha proiettato la sua ombra sulle masse, terrorizzate ed esaltate – non è forse il terrore il maggiore attivatore di adrenalina dei popoli?– dal sommo selaciforme e tutti i suoi successivi derivati.

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A noi che siamo dicotomici piace questa possibilità di una lettura alta ed una lettura bassa del film, che è propria delle favole di tutti i tempi e più in generale delle opere d’arte: ci si può vedere la cattiva coscienza ed i sensi di colpa dell’America post Vietnam, oppure la minaccia ideologica che mangia i giovani (e non solo) dell’Occidente, oppure la deriva lisergica di una cultura originata da Melville e Moby Dick. Certo è che l’empatia per la bestia è naturale e così potente da oscurare ogni altro ricordo della visione del film, persino la compagine di grandi attori in carne ed ossa chiamati allo scontro finale. Merito del coraggio di Spielberg, qui alla sua seconda prova dopo Sugarland Express e prima di incontri Ravvicinati del terzo Tipo, che puntò tutto sulla suspence punitiva: guardando Lo Squalo in procinto di azzannare ignari surfisti, sculettanti bikini girl, laidi uomini d’affari et similia, lo spettatore è indotto ad abbandonare i suoi freni inibitori e a desiderare, anelare allo squartamento, perché quelle figurine di neoprene se lo meritano, non foss’altro perché si ostinano a sguazzare nella più beata inconsapevolezza. Il corto circuito tra la minaccia dall’ignoto e l’incoscienza del pericolo è presente sin dalla locandina originale, seminale di millanta altre tutte diverse e tutte uguali, e fa sì che per Lo Squalo divori e trascenda anche i generi, un thriller si, ma anche un horror, un western si, ma anche uno sci-fi.

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Per il mercato home video la Universal Pictures ha distribuito Lo Squalo 40th Anniversary Special edition, in dvd e blu-ray: un’edizione gustosissima per grandi e piccini con il doppiaggio originale del film, che include un Making of di due ore, filmati sul marketing de Lo Squalo, storyboard e Dietro le Quinte e il pregevolissimo The Shark is still Working, un documentario inedito sull’impatto e l’eredità de Lo Squalo. Be hungry, be sharky.

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