Scream Queens: American Psycomic Story


Kira Kazantsev è stata eletta Miss America 2015. Bella, bionda, studentessa di successo, poliglotta, con un sorriso coast to coast, e addirittura impegnata in prima persona contro la violenza sulle donne. Più che una donna, un modello. Un angelo, una reginetta acqua e sapone. Ma c’è un’ombra nel suo passato, una macchia indelebile sui suoi abitini candidi: quando frequentava l’università di Hofstra, Long Island, Kira è stata espulsa dalla sorority Alpha Phi, dove si occupava del “reclutamento” delle nuove arrivate e aspiranti sorelle. Per durissimi atti di nonnismo. Insomma, la futura reginetta faceva vivere le neo-sorelline nell’inferno. Le ridicolizzava per i loro difetti fisici, le sottoponeva a prove fisiche durissime dalle quali uscivano esauste e ricoperte di lividi. Cose che sono praticamente la norma nelle sorority da sempre (sono tante e incredibili le prove da superare: c’è chi costringe le sorelline a guardare porno lesbico, sedute su un quotidiano senza mutandine, e al momento di rialzarsi se il giornale resta appiccicato è la fine!), ma la povera Kira è stata sfortunata: qualcuno ha denunciato il suo comportamento, e lei è stata sbattuta fuori. Stronza! Lo sai qual’è stato il tuo errore più grande? Hai sbagliato sorority! Dovevi scegliere la Kappa Kappa Tau!

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Immaginate Bret Easton Ellis e il trio Zucker-Abrahams-Zucker al suo apice (metà anni 80), fusi in un solo cervello. Ovviamente si tratterebbe di un cervello devastato, talmente schizzato da comandare movimenti velocissimi e senza sosta alle dieci dita che battono sulla tastiera.  Quello che resterebbe sui fogli, una volta riusciti (magari con un randello) a far smettere alla creatura di scrivere, sarebbe esattamente Scream Queens. Che è invece il nuovo prodotto del team di creatori di American Horror Story. Possiamo comunque tirare un sospiro di sollievo: non c’è Jessica Lange (okay, c’è di nuovo Emma Roberts: ma non è un grosso problema. E comunque stiamo parlando di Murphy/Falchuk, ovvero due tossici di citazionismo e autocitazionismo, basti sapere che senza Jamie Lee Curtis non avrebbero mai realizzato la serie. Jamie Lee Curtis, scream queen, figlia di: vi dice qualcosa l’associazione multipla?).

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Un fiume in piena di deja-vu, da Animal House a Psycho scorrono omaggi citazioni e parodie senza sosta (una presa per il culo a Matthew McConaughey è a dir poco strepitosa), e si ride fino alle lacrime. Ritmo e follia a raffica, quindi, che rasentano la perfezione: c’è da chiedersi se il livello resterà così alto nelle prossime puntate.

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L’unico problema, piccolo, è la – minima – preoccupazione degli autori di far scorrere questo delirio satirico su degli (esili, ma diritti) binari di un plot cha abbia un capo e una coda, ed è un peccato: gli unici cali di – ehm – “tensione” sono infatti percepibili proprio quando la storia deve seguire il suo percorso (quasi) lineare, e quando bisogna giustificare qualche twist.

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E se i due piatti della bilancia (da una parte la parodia e dall’altra il plot, le cose serie, i twist) raggiungeranno l’equilibrio, lo scopriremo nelle prossime settimane. Per ora, ed è proprio quello che ci fa leccare i baffi, il piatto più pesante è quello che piace a noi.

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2 pensieri su “Scream Queens: American Psycomic Story

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