This is England 83. 86. 88. 90. Quaterna secca di Shane Meadows


Nel 1983 io e il roscio eravamo coetanei, ma non ho avuto la sua stessa fortuna, quella di essere “adottato” da un branco di skinheads. Da queste parti di skins allora non se ne vedevano, e la guerra delle Falkland era solo una notizia in tv, inserita tra le facce di Fanfani, Craxi, Emanuela Orlandi ed Enzo Tortora, mentre a Shaun quella guerra aveva rubato il padre. Tra le facce in tv c’era anche quella di Margaret Thatcher, un volto severo e nulla più, che invece nelle strade percorse da Shaun significava tre milioni e mezzo di disoccupati.

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A partire dal titolo, This Is England è ovviamente un film politico, ed è anche un altro passo di Shane Meadows verso l’universo, proprio come Dead Man’s Shoes: pur ancorato alle strade di Notthingham, lontano da Londra, è un film che parla al mondo intero. Con gli skins in primo piano, quelli veri: musica ska, working class, reggae, teste rasate, bretelle e anfibi, e consapevolezza delle proprie radici e della propria identità. Che viene poi confusa e deviata nel corso del decennio dall’estrema destra, col risultato di storpiarne in parte la natura, infettata con plotoni di giovani e giovanissimi fascisti arrabbiati ignoranti e inconsapevoli, anche meno giovani come Combo, che di ritorno dal carcere ripiomba nel gruppo e lo spacca in due. Shaun e tutti i suoi amici sono un riflesso dell’adolescenza di Shane. Anche i nomi affibbiati ai personaggi provengono dalla realtà. Woody Milky Lol Combo Gadget Kelly Trev e gli altri.

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Era una realtà stracolma di tribù giovanili di ogni tipo, subito riconoscibili e costantemente per strada; di musica (anche) kitsch onnipresente; di raduni e assemblee del National Front alle quali non partecipavano solo skinheads, come molti finti smemorati affermano da sempre: c’erano signori di mezza età e contadini locali ad affollarli. E la sensazione comune ai giovani era: No Future, ben più di uno slogan. Ribellione e passione, quindi, sia nel mucchio selvaggio protagonista che nella regia di Shane Meadows, con il mondo a girare attorno al giovanissimo Shaun e alla sua rabbia, resa ancora più dolorosa dalla ineluttabile necessità di crescere, senza sapere come farlo. Il suo rapporto distruttivo con Combo può finire in un solo modo, e dopo aver scaraventato via il pezzo di stoffa inutile che si era convinto rappresentasse chissà cosa (la bandiera dell’Inghilterra), Shaun si ritrova a guardare il mare, solo, troppo giovane per chiedersi cosa gli riserverà il futuro.

E dopo i titoli di coda, invece della solita scena aggiunta, la storia continua. E non finisce più.

 

This Is England 86

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Mentre scorrono le immagini del mondiale di calcio in Messico, poco più di tre anni sono passati nella vita dei protagonisti, e anche nella vita reale. E’ il 2010 e Shane Meadows realizza, insieme a Jack Thorne, la serie tv che allunga la vita di quella che era la gang di Woody. I volti sono gli stessi e il caschetto di Woody ci dice subito che siamo in pieno mod revival (ci sono anche le Lambretta a sottolineare la cosa), gli sguardi sono meno furiosi, la vita si è fatta più difficile e meno spontanea: adesso bisogna anche cercarsi un lavoro. La prima costante messa in scena è la pioggia, continua a piovere sul palmo della mano di Shaun sedicenne, come pioveva sul palmo della mano di Shaun dodicenne.

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Quattro puntate colme di durezza, dolore, rancori e amarezza senza fine. Ma anche di risate sguaiate e dimostrazioni di affetto commoventi, arricchite da una storia di redenzione per Combo che eleva la miniserie nell’Olimpo di competenza. La terza puntata (non a caso la prima delle quattro ad essere diretta da Meadows, dopo le prime due dirette da Tom Harper) è la più pesante, la più dura, dark e sconvolgente della serie. Con uno stupro che, come tutte le scene forti nel cinema di Meadows, è di una violenza brutale e disturbante. E visto che parliamo di emozioni, guardare questa serie poco dopo aver rivisto il film da cui origina, ritrovarne i protagonisti cresciuti, beh… l’effetto Boyhood è amplificato per mille, vita e finzione non solo si sovrappongono, scopano proprio. E scopano con noi quarantenni in mezzo, noi adolescenti degli anni 80 dai quali, è risaputo, non si esce vivi. E la vita, ancora una volta, è un film. E un telefilm, anzichenò.

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This Is England 88

Se Flip nel film era uno skin e nelle serie diventa un teppista dalle movenze più comiche che minacciose, Harvey – tra i personaggi secondari il più efficace – compie il percorso opposto trasformandosi, da bulletto molestatore di Shaun, in skin consapevole. Forse più di tutti gli altri: lo vediamo indossare, sopra delle splendide creepers rosse, le magliette di Clash, Specials, Smiths.  E sulla parete della sua stanza, ben visibile, l’emblema della Red Wedge. Il ragazzo è cresciuto bene.

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This Is England 88 non doveva neanche esistere, il progetto prevedeva di passare subito al 90. Poi nella testa di Shane Meadows deve essere nata l’idea di uno speciale natalizio, che si è sviluppata fino a richiedere le tre puntate ambientate nel 1988. Inutile specificare che un Natale nelle mani di Meadows non può essere gioioso e sereno. Gioioso e sereno non lo è nessuno. I volti che conosciamo sono smarriti, il gruppo è lacerato, tutti hanno a che fare con la solitudine o sono impegnati a tenere a bada i propri fantasmi, o sono soffocati da una ordinary life che non desiderano (in questa serie si ride molto meno, ma l’ironia derivante dal malessere di Woody in versione casa-lavoro è devastante, praticamente ogni sua frase è una presa in giro: dei genitori, della nuova fidanzata, di sè stesso).

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Il dolore è tanto, e fortissimo. Le prove dei ragazzi sono più intense che mai, e culminano con un confronto face to face, all’uscita da un bar notturno, tra Woody, vestito come un damerino e in compagnia della sua fidanzata acqua e sapone (e poco altro), e gran parte della sua vecchia gang.

“Siete spariti per tre mesi!”

“Siamo sempre stati nei soliti posti, Woody.”

 

This Is England 90

“Forgiveness is fucking underrated, mate”.

L’ultimo, finora?, capitolo della saga è dedicato a Gavin Clark, che con la sua voce ha arricchito la musica degli UNKLE, e che con il suo primo misconosciuto gruppo, Sunhouse, ha inciso un unico ottimo album alla fine degli anni novanta. Amico di una vita e collaboratore onnipresente di Shane Meadows.

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Se finora in primo piano, alternandosi, ci sono sempre stati loro tre (Woody Lol e Shaun) con l’ingombrante ombra onnipresente di Combo (un personaggio enorme, paragonabile per intensità al Joseph/Peter Mullan di Tyrannosaur: Stephen Graham ha dichiarato di aver sentito l’interpretazione di Combo come la migliore della sua carriera, e non possiamo che sottoscrivere), Shane Meadows sembra fare più attenzione al resto del gruppo: come se l’apparente serenità del terzetto li rendesse meno interessanti. E’ un altro trucco, ovviamente. Come il tono light della prima puntata, capace di generare sorrisi ebeti identici a quelli provocati dall’ecstasy: siamo negli anni 90, mates: Madchester sound, rave, e le nuove droghe.

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Ancora una volta, è il cinico Harvey a galleggiare meglio degli altri, adesso fa anche lo spacciatore, ma i suoi principi sono saldi e l’eroina in casa sua proprio non la sopporta. Second Summer Of Love? Parrebbe di si: gli abbracci si sprecano, l’ecstasy li moltiplica, fino a tramutarli in visioni sabbatiche lisergiche che nascondono, ancora una volta, gli incubi e i fantasmi. E allora, sarà anche l’estate dell’amore e delle pilloline colorate, ma l’eroina è sempre l’eroina.

E i conti col passato bisogna farli, il prezzo è salatissimo e il vero showdown avviene durante la terza puntata: un pranzo da far tremare i polsi, sulla tavola vengono rovesciati scheletri talmente pesanti da riequilibrare la generale debolezza di quest’ultima serie rispetto alle precedenti.

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This Is England è opera unica e irripetibile, capace di stritolare le viscere e lasciare segni profondi, e risulta difficile credere che sia finita. Infatti non ci crede nessuno: Vicky McClure (Lol) si dice sicura che tutto il cast scatterebbe all’istante se Shane Meadows dovesse sottoporgli un This Is England 92. Lo stesso Shane ha dichiarato “never say never”, e conoscendo la sua storia, questo significa che se dovesse scrivere uno script all’altezza dei precedenti, la saga continuerà. Joe Gilgun si è detto terrorizzato dall’idea di non dover più diventare Woody. Thomas Turgoose (Shaun) ha chiesto a Meadows di continuare, prima ancora che i titoli di coda scorressero sull’ultimo episodio di This Is England 90. Il fatto è che tutto il cast, adesso, è praticamente un gruppo di amici intimi. La scintilla scattò alla morte della mamma di Thomas, quando Shane Meadows noleggiò un minibus e portò tutto il cast al funerale. Sembrava, era, una scena del film. O di una qualsiasi delle serie tv. Più reale del reale. Chiudiamo con le parole di Shane Meadows, quindi:

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“lo stop definitivo a This Is England è stato scritto, certo. Ma con la matita.”

 

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