Attack On Titan. The Giant Inferno!


Enormi, molto più del guercio alle prese con Lon Chaney in The Cyclops (1957). Bruttissimi, senza un briciolo del fascino della 50 foot woman (1958), o della sorellona Daryl Hannah, o della pupa Cormaniana in versione cheerleader (a proposito, la Netflix pare stia preparando un altro remake di Attack Of The 50 Foot Woman con Mary Elizabeth Winstead: slurp!). Affamati, come walkers alti dieci metri, e privi di organi sessuali (e anche di buona parte del cervello, a giudicare dai loro sguardi dementi), i giganti che circondano l’ultimo avamposto di umanità fanno paura. Tanta paura. Mentre aprono la bocca, masticano e ingoiano corpi, mantengono la loro espressione – simile a quella di gioiosi inbred – ricca di stupore e felicità per aver trovato nuovo cibo. Tratto da un manga di successo clamoroso, diventato una serie animata di altrettanto successo e non solo in Giappone, Attack On Titan adesso è anche un film. Un film di mostri! Anzi due, questa è solo la prima parte.

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A sentire le orde di fan dell’anime originario, questo film dovrebbe finire al rogo in ogni angolo del globo: schifati, delusi, incazzati e furiosi come il super gigante-gigantissimo che apre una breccia nelle mura di cinta della città ad inizio pellicola, sbavando cenere e fumo e urlando fiamme ultrasoniche. Perchè tanto odio? Perchè il film sconfina troppo nell’horror, ha cancellato molti dei protagonisti, ha modificato le caratteristiche dei superstiti. Ha inoltre trasformato gli europei medievali in giapponesi di un futuro imprecisato, e insomma, l’opera è stata snaturata. Se nel primo weekend di programmazione sono stati staccati mezzo milione di biglietti, significa evidentemente che Attack On Titan è in Giappone materia di culto o quasi, di conseguenza un live action infedele è pura blasfemia.

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Infedele. Blasfemia. Due parole che sono praticamente un richiamo irresistibile per Dikotomiko, ci siamo infatti precipitati a guardare il film sopratutto per queste due parole. Se del film si fosse parlato in termini positivi e di fedeltà all’anime, il nostro interesse si sarebbe esaurito in uno sbadiglio. Grazie di cuore ai commentatori rabbiosi, quindi: horror distopico, sangue a catinelle, gore senza limiti, mostri giganteschi, scenari apocalittici alla Mad Max, disperazione di razza (umana),  i pedali dell’epica e del melodramma schiacciati al massimo, effetti speciali e grafica perfettamente retrò e cupissimi: visivamente siamo dalle parti dell’adattamento di Kyashan, altro live action odiato dai fans e amato da noi.

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Il regista Shinji Higuchi (uno che ha fatto il suo ingresso nel mondo del cinema maneggiando sul set la testa di Godzilla, ha curato gli effetti speciali per svariati film con Godzilla e Gamera, e sta lavorando ad un nuovo film che dovrebbe uscire nel 2016 e avrà come protagonista… indovinate. Esatto, Godzilla!) ha azzerato qualsiasi riflessione sulla città fortificata assediata dai giganti che, come ogni gated community, farà una brutta fine (perchè a forza di costruire mura, si perde di vista il vero pericolo che è sempre dentro e mai fuori); trovare sottili metafore sociopolitiche in questo film è insomma materia riservata alle pippe dei critici. Qui c’è solo la guerra, entusiasmante e violentissima, tra pochi umani impacciati e arrabbiati, e gli splendidi, affamatissimi e devastanti giganti. La seconda e ultima parte sarà all’altezza? Noi facciamo il tifo. Per i giganti ovviamente.

 

 

 

 

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