Parigi brucia, e disturba il sonno dell’armata dei sonnambuli


Venerdì sera, inerte davanti ala TV. Il Belgio numero uno del ranking aveva appena infilato la terza pappina alle spalle dell’inane Buffon, vecchia gloria corrosa anziché corrusca, e l’interesse era alfine scemato, in modo definitivo. Sciroppo di Televideo ed ecco la notizia degli spari al ristorante, il segnale di qualcosa di completamente diverso. Chè nel canovaccio dell’orrore già provato occorre consapevolezza, se cioè l’attenzione sia rivolta al body count, se invece sia rivolta alla caccia all’uomo, oppure se sia tutto uno stare in autunno come barbari le fogne, senza parole.

Parole, come il nome di un locale che sembra un film di Nichetti, e tutti a nominarlo viralmente perché è l’epicentro di questo scisma, io non l’ho conosciuto mai prima, giuro, sono stato a Parigi cinque volte e mai l’ho conosciuto.

Troppo democratica la dicotomia, mi tocca condividere il non-corpo con questo infedele che non ha studiato i testi sacri di Lou Reed, John Cale e Nico, e quelli ancora più sacri di Jeff Buckley.

two minute warning

Il ristorante del Televideo, sarà mica Au Pied du Cochon, quello vicino al Beaubourg? Cochon, maiale, carne impura, fanatici musulmani, bastardi islamici, morte. Venerdì 13, proprio il giorno in cui il pio Mattarella, non morto, donava grazia e misericordia all’omicida del ladro di automobili, sancendo quindi il diritto al possesso alla proprietà prevalente su diritti altri. Poi le notizie dallo stadio di Francia, la Francia batte la Germania due a zero e Hollande viene portato via per protocollo di sicurezza. Panico nello stadio. Occidentali barricati costretti in uno stadio, se questa è Parigi oppure è l’Argentina, il Cile, l’Afghanistan del Mullah Omar, l’Eternauta di Oesterheld. La sensazione è che lo spettacolo di morte sia refreshante, aggiorna e aggiorna e work in progress, l’ubiquità dell’azione titilla le agenzie di stampa all’apice della loro creatività.

Esecuzioni sommarie di ostaggi messi al muro, plotone di esecuzione. Una bufala si rivelerà, indicativa della difficoltà dell’immaginario di raccontare  il reale senza il già raccontato. Obama parla solenne, parla Hollande, parla Salvini. Scrive Rondolino, scrive Belpietro, twitta Gasparri, twitta Selvaggialucarelli in Giannimorandi. Le parole sono importanti ma le frasi ancora di più, ce ne sono di magnifiche e pronte all’uso, basta aspettare qualche ora ed arrivano da sole. L’attentatore era un integralista già noto ai servizi segreti, che è come il ricercato è un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine, che è come il gesto è stato rivendicato da Falange Armata, che è come un attentato di chiara matrice anarcoinsurrezionalista. Parole come frasi come categorie dello spirito nelle quali immobilizzarsi, impalarsi e rimirare. Isis, Osiris, Gods of ancient Egypt, Gods of Death Metal, Eagles of Death Metal.

eternauta

Isis. La costruzione di un marchio è un’impresa perigliosa, serve coerenza, immaginazione, visione sinottica, visione strategica.  Isis suona ben, sibila, staglia, strilla. Isis, Isimissisis. Isisi, om-i(s)sis. Isis,si si. Mica Bin Laden, mica Al Qaeda. Il Califfato, lo stato islamico, la nazione bastarda, Rogue Nation, c’è ma non si vede, è in Siria ma anche in Nord Africa, è in Turchia ed in Arabia Saudita, no in Turchia c’è la democrazia di Erdogan (ahahah!), in Arabia i petroldollari misogini e desiderati. Fiumi di parole, fiumi di parole tra noi, prima o poi, ci portano via. Frontiere chiuse, migranti travestiti da rifugiati camuffati da terroristi, terroristi imboscati tra i tifosi truccati da profughi con passaporto siriano, fermi l’auto favorisca i documenti prego, passaporto siriano, vero come la finzione, nazionalità francese, o belga.

Tre del Belgio, come le tre pappine infilate a Buffon, è facile, basta guardare un’amichevole per saper rispondere a tutto. Sono i Curdi e le Curde a contrastare l’Isis sul campo, Usa e URSS e Europa sono partner commerciali, provider di servizi di rete e armi e bombe e mine antiuomo o prouomo, mina pro nobis. C’è chi dice che la ‘ndrangheta sia Ak 47 dispenser, vale tutto. Nelle ore successive alle ore successive, la condivisione genera normalizzazione. No, non ancora, la connazionale è dispersa, il fidanzato però è salvo, no la connazionale è morta uccisa. Non par vero, c’entra la Patria, nel 2015 c’entra ancora la Patria, quella dei Marò, quella del vi faccio vedere come muore un italiano. Uno vale uno, ma se il morto è dalle parti tue vale centoventuno. Parla il pio Mattarella, non dico che possiamo star tranquilli, ma sappiamo a che santo votarci. San Francesco, papa Francesco, Giubileo, morte al Filisteo. E’ facile capire perchè abbiamo adorato The Final Girls, o no?

walking_dead

Affrettatevi, siate dicotomici: Innocenti perché inconsapevoli, o colpevoli perché inconsapevoli, ora è tutto un benchmarking di informazioni, chi la sa lunga la vince. Questo è il 2015, amici miei, che è un terrorista camuffato da indiano metropolitano agghindato da fasciovandalo delle banlieu. Togli il velo, togli il libro sacro, sotto sotto c’è sempre il Novecento, che non vuole smetterci di passarci addosso, in prima, in retro, e ancora in prima, in retro, e noi lì sotto a tumefarci, a spappolarci, persi nell’immensità dell’Idroscalo di Ostia.

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